12 itinerari sulle strade della Milano dei nostri avi: l’antica strada Paullese – 1° puntata

Da via Anfossi fino a Calvairate e piazzale Cuoco, scoprendo i resti di antichi borghi, cascine, chiese scomparse e osterie che videro tra gli avventori Carlo Goldoni e Amatore SciesaQuesto primo itinerario ci porta sulle

Da via Anfossi fino a Calvairate e piazzale Cuoco, scoprendo i resti di antichi borghi, cascine, chiese scomparse e osterie che videro tra gli avventori Carlo Goldoni e Amatore Sciesa

Questo primo itinerario ci porta sulle tracce di una strada antichissima, la Paullese, che come un fiume carsico affiora ancora oggi tra le case di Milano, e che fu costruita dai Romani nel II secolo, per collegare Mediolanum a Palus (Paullo) e al porto fluviale di Cremona (via Regina).

Iniziamo il nostro viaggio lungo l’antica via dall’angolo tra viale Monte Nero e via Anfossi, ove sorge un edificio sulla cui facciata compaiono i busti degli eroi risorgimentali, tra cui si riconosce subito Garibaldi. Qui, nel 1865, si era fuori Milano, nel territorio dei Corpi Santi di Porta Vittoria. Seguendo l’antico percorso ci dirigiamo verso sud-est seguendo la strada che all’epoca era poco più di un tratturo: stiamo infatti inoltrandoci in quella che era una campagna per lo più coltivata, ma non priva di boschi e perfino paludi, talvolta.

Il primo borgo che avremmo incontrato su questo percorso sarebbe stato La Bicocca, posto a cavallo della strada a pochi metri dalla circonvallazione che corre a fianco del Redefossi; a poche centinaia di metri, all’altezza dell’attuale via Paullo, saremmo giunti in località Pilastrello, tipico toponimo dei Romani per i bivi, ove sorgeva appunto un pilastro come indicazione: prendendo a sinistra saremmo arrivati nel borgo di Calvairate, mentre prendendo a destra si continuava sulla Paullese.

Proseguiamo allora sulla sinistra in via Anfossi e dirigiamoci verso Calvairate. Un paio di secoli fa, percorrendo questa strada avremmo superato le cascine Ca’ Franca e Testone; subito dopo, in un’area corrispondente all’attuale piazzale Martini, sorgevano una grossa cascina a corte quadrata sulla sinistra e sulla destra, un po’ nascosta, la chiesa vecchia di Calvairate. Questo toponimo pare provenire da un certo Calvasius, indi Calvasiate e poi Calvariate, località citata in un documento dell’anno 851, il che attesta l’origine più che millenaria del borgo. Della chiesa non rimane traccia, se non la dedicazione trasferita alla parrocchia di San Pio V, mentre degli edifici rurali ne sopravvive ancora uno in buone condizioni.

La cascina Mancatutto.

Dopo aver attraversato il borgo di Calvairate, infatti, la diramazione proveniente dalla Paullese si prolungava costeggiando l’ingresso del locale cimitero fino ad una cascina, dove la strada aveva fine: si tratta della Cascina Mancatutto, tuttora visibile in via Maspero all’angolo con via Lombroso. La cascina conserva la pavimentazione in “rizzada” tipica delle corti delle abitazioni rurali, e consiste di alcuni piccoli edifici graziosi, con alcune alberature; l’edificio principale, nonché il più antico, conserva l’orientazione della vecchia strada (obliqua rispetto a quelle attuali). In essa si trova una scritta che ricorda “1848 – calidus fecit”. La ragione di questa frase è stata spesso attribuita ai moti delle 5 Giornate di quell’anno, ma è anche possibile che il riferimento sia allo scoppio di un incendio.

La Cascina Colombè.

Torniamo al Pilastrello e dirigiamoci lungo la Paullese: percorriamo via Paullo, via Spartaco e via Maestri Campionesi e, all’angolo con viale Umbria, avremmo trovato l’antica Osteria della “Cazzoeula”, che ospitò Carlo Goldoni e presso cui venne arrestato Amatore Sciesa, come noto poi fucilato (il patriota che proferì il famoso “Tiremm innanz”, a cui è intitolata una via poco distante). Proseguendo si giunge all’attuale piazza Insubria e qui la roggia Gerenzana, che fino ad ora ci ha affiancato nel percorso, si dirige verso via Venosa e verso sud-sud-est; la Paullese invece prosegue attraversando piazzale Cuoco e diventa la via Bonfadini. Su di essa si affaccia la Cascina Colombè: al civico 15 incontriamo la Cascina Colombè di Sopra, mentre la Colombè di Sotto è posta dirimpetto al di là della strada; esse costituivano nei tempi antichi un’unica entità agricola. I due edifici risalgono con ogni probabilità al primo Settecento, e il nome pare derivare dalla presenza di una colombaia. Da qui riprenderemo il nostro viaggio nel prossimo articolo.

Mappadi Milano disegnatada Giovanni Brenna nel1865, prima dell’annessione dei Corpi Santi. Il percorso raccontato da Riccardo Tammaro si colloca tra il secondo e il terzo (a destra) quadrante in basso,


Foto e testi di Riccardo Tammaro

di Fondazione Milano Policroma e Ass.ne Antichi Borghi Milanesi

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