1873-1923-2023, dai borghi alla città, dalla città ai quartieri. Doppio anniversario per Milano, un’occasione per valorizzare i tanti centri storici cittadini e compiere una riflessione su come si sia sviluppata la città

La Milano di oggi si è formata cento anni fa con l’aggregazione di 11 Comuni limitrofi, preceduta cinquant’anni prima da quella dei Corpi Santi con tutti i loro borghi. Martedì 14 dicembre, alle ore 17,

La Milano di oggi si è formata cento anni fa con l’aggregazione di 11 Comuni limitrofi, preceduta cinquant’anni prima da quella dei Corpi Santi con tutti i loro borghi. Martedì 14 dicembre, alle ore 17, nella sala consigliare del Comune di Milano, il sindaco Beppe Sala e la presidente del Consiglio comunale Elena Buscemi daranno il via alle celebrazioni per il Centenario dell’aggregazione dei Comuni esterni e il 150° dei Corpi Santi. Saranno presenti docenti, cultori della materia e i rappresentanti dell’associazione Antichi Borghi Milanesi (www.lagrandemilano.it).

La Milano come la conosciamo oggi, nella sua dimensione odierna, si è formata in cinque periodi storici: periodo celtico (la formazione), periodo romano (a partire dal 222 a. C.), medievale (con la realizzazione della Cerchi Interna dei Navigli), spagnolo/austriaco (dal XVI secolo con la costruzione delle Mura spagnole, al XIX secolo) e, infine, industriale (fine del XIX e XX secolo). Quest’ultimo periodo è suddiviso in due tappe: la fase ottocentesca, iniziata nel 1873, e la fase del Novecento, iniziata nel 1923, perdurante ancora oggi. Per l’esattezza, il periodo spagnolo/austriaco è inframmezzato dalla pausa francese, durata dal 1796 al 1814, quando si decise di fare di Milano la Capitale del Regno d’Italia napoleonico, sul modello di Parigi. Per realizzare codesto ambizioso progetto, nel 1808 l’Amministrazione francese aumentò notevolmente il territorio comunale della città aggregandole tutti i 35 Comuni del circondario, compresi nel raggio di 7 chilometri, raggiungendo già allora la dimensione più o meno attuale.

Milano nel 1856.

L’anno 1873 e l’anno 1923 sono dunque fondamentali per i milanesi. Nel 1873 entrarono a far parte del Comune i Corpi Santi, un territorio di ben 66 chilometri quadrati, dalla strana forma a ciambella, esteso tutto intorno alle Mura Spagnole. Milano, in altri termini, confinava con un solo Comune. Si chiamava così perché qui l’amministrazione austriaca imponeva fossero approntati i cimiteri, obbligatoriamente all’esterno della città, riprendendo una tradizione romana riproposta durante l’Illuminismo. Il territorio era popolato da antichi borghi, i cui nomi sono oggi ben noti quartieri milanesi: San Siro, Barona, Gratosoglio, Ghisolfa, Bovisa, Calvairate, Tre Ronchetti, Monluè, San Cristoforo e altri. Milano si ritrovò così a confinare non più con un solo Comune, ma con altri 12.

Milano e i Corpi Santi.

Esattamente mezzo secolo dopo, nel 1923, fu la volta in cui proprio questi ultimi furono aggregati con le loro decine di frazioni consistenti in borghi antichi (spesso monumentali). Anche in questo caso, i nomi di quei Comuni sono ben noti: Affori, Baggio, Chiaravalle, Crescenzago, Gorla-Precotto (due comuni già unificatisi per conto loro nel 1920), Greco, Lambrate, Musocco, Niguarda, Trenno e Vigentino. Un dodicesimo comune, Turro, era già stato aggregato a Milano nel 1918. Con la loro aggregazione, Milano raggiunse l’estensione degli attuali 181,61 Kmq. I territori erano in grandissima parte agricoli: oggi, gli stessi sono occupati principalmente da infrastrutture e quartieri popolari, ma va sottolineato come il 17% del territorio comunale milanese, pari a circa 30 Kmq, sia rimasto a uso agricolo, noto con il nome di Parco Agricolo Sud Milano. In virtù di questa fetta rurale residua, la città è il secondo comune agricolo d’Italia.

A tutti questi ex Comuni aggregati, dotati di un sindaco, di una giunta, di un consiglio comunale e di una sede municipale, l’amministrazione fascista tolse ogni possibilità di autogoverno. I rispettivi centri storici, tutti caratterizzati da un quadro di pregio storico e artistico, disconosciuti e, in pratica, annullati; con il passare dei decenni, saranno in gran parte semidistrutti o rovinati. La loro conservazione, nonostante l’interesse artistico, non è mai stata oggetto di protezione. Dal 1923 ai giorni attuali, unico centro storico dell’area comunale milanese è universalmente considerato quello di Milano, un grossolano errore di cultura urbana che ha condotto alla spersonalizzazione dell’immensa periferia, alla crisi, se non alla carenza di identità.

Occorrerà attendere altri 50 anni circa prima di vedere attuata una forma di autonomia amministrativa, per la verità molto debole, attraverso l’istituzione di 20 Consigli di Zona, oggi scesi a 9 Municipalità, tuttavia ancora ben lontane dai poteri di un Comune vero e proprio. Gli 11 Comuni aggregati nel 1923 erano, di fatto, aree arretrate, ma non depresse: mancavano certo le strade asfaltate, le reti dell’acqua potabile e delle fognature e la mortalità infantile era doppia rispetto a Milano centro, ma alcuni borghi antichi, come per esempio Bovisa, definita la piccola Manchester, Rogoredo con gli impianti dell’acciaieria Redaelli, San Cristoforo con la Richard Ginori ceramiche, il Giambellino con le officine Tallero, erano già divenuti delle potenziali città satellite. L’assenza di capacità decisionali in territori così vasti e problematici si risolse in una intensa urbanizzazione del tutto disattenta nei confronti delle preesistenze. Interi monumenti storici e artistici furono rasi al suolo spesso senza criterio, quasi mai per utilità pubblica, sempre a grave danno delle comunità.

Roberto Schena
(Presidente dell’Associazone Borghi Milanesi, giornalista professionista, autore dei libri “Milano, la città dei 70 borghi” e “Milano, il patrimonio dimenticato: borghi ducali, antiche cascine, arte, storie”).

Nella prima immagine in alto Macconago Grande, chiesa XVIII sec. e borgo. Autore: Ettore Tamagnini,.

Elenco libri su Antichi Comuni, Borghi e Quartieri della periferia milanese, a cura di Consulta Periferie Milano.

 

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