29 maggio, con il Giro d’Italia tra le bellezze della Valchiavenna

Passa il Giro d’Italia, e l’attesa è più forte che mai: attesa della corsa che attraversa il Paese dal 1909 e torna alla sua stagione tradizionale (dopo l’edizione 2020 svoltasi in ottobre), e attesa anche

Passa il Giro d’Italia, e l’attesa è più forte che mai: attesa della corsa che attraversa il Paese dal 1909 e torna alla sua stagione tradizionale (dopo l’edizione 2020 svoltasi in ottobre), e attesa anche della ripresa dopo la pandemia.

Così, soprattutto per Campodolcino e Madesimo, ma per tutta l’area di Chiavenna, il prossimo 29 maggio sarà davvero una grande giornata: la tappa numero 20 del Giro – la penultima, con 164 km di percorso e 4.200 metri di dislivello – parte da Verbania per avviarsi alla conclusione con la discesa dai 2.115 metri del passo Spluga ai 1.100 di Campodolcino.

Di qui, si legge nel «Garibaldi» (il road book del Giro, così chiamato perché, nel 1961, nel primo centenario dell’unità d’Italia, aveva in copertina l’immagine dell’Eroe dei due mondi) iniziano “gli ultimi 7 km – con 500 metri di dislivello – tutti in forte ascesa” attraverso Madesimo e poi fino ai 1.727 metri dell’Alpe Motta, dove si troverà il traguardo.

Una meta, questa, del turismo invernale ed estivo, conosciuta anche per il Santuario di Nostra Signora d’Europa (nella foto sopra la statua alta 13 metri). L’Alpe Motta è raggiungibile con gli impianti, ma anche a piedi da Madesimo (magari con una puntata al Lago Azzurro cantato da Giosuè Carducci) oppure, per con un percorso più lungo (un paio d’ore), dalla frazione Acero di Campodolcino, dove si può ammirare il ponte “Romano”.

Ma passeggiate, scorci di bellezza e spunti di interesse non mancano in tutta l’area: le cascate dell’Acquafraggia – a 4 km da Chiavenna – che con il salto di 170 metri impressionarono Leonardo da Vinci, sono una meta suggestiva e facilmente raggiungibile.

Chi vuole camminare e salire di più, può scegliere il Pian dei Cavalli, partendo dal minuscolo e bellissimo borgo di Starleggia. Lassù, dove è stata trovata traccia dei cacciatori nomadi vissuti nella zona 10mila anni fa, davvero gli allevatori in estate portano ancora i cavalli che si incontrano liberi nei prati. 

Per informazioni: www.valchiavenna.com

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