Possiamo fare qualcosa per fermare la guerra? L’esempio di Ghandi, Mandela e Luther King

Molte persone autorevoli e meglio informate di me scrivono su questa guerra che ci sta coinvolgendo tutti.Perché allora scrivere un articolo?Il motivo è che da 25 anni leggo e rileggo gli scritti di Gandhi, le

Molte persone autorevoli e meglio informate di me scrivono su questa guerra che ci sta coinvolgendo tutti.

Perché allora scrivere un articolo?

Il motivo è che da 25 anni leggo e rileggo gli scritti di Gandhi, le sue lotte lotte per l’indipendenza dell’India con un metodo che è stato un modello per tutti i politici-profeti di questo secolo, da Mandela a Martin Luther King per citare i più famosi.

Noto che nel panorama variegato dell’informazione le voci che si pronunciano contro l’invio di armi all’Ucraina sono poche e non rompono il muro della sfiducia nei confronti della lotta non violenta. Una lotta che è lenta ma è l’unica a portare un progresso dell’umanità.

Rimando agli scritti di Gandhi per andare alla fonte di un metodo che lui ha vissuto più che teorizzato. In special modo la sua autobiografia (qui in italiano) e la storia della lotta per i diritti civili in Sud Africa (it) dove per la prima volta ha applicato il suo metodo su scala politica.

Non è teoria, non è solo filosofia. Davanti alle immagini di una donna incinta ferita dalle bombe che colpiscono l’ospedale, davanti a questa donna che sente nel suo corpo l’amore e lo sente morire, e poi muore, la tentazione di prendere le armi è fortissima.

Gandhi stesso dice che preferisce chi lotta con le armi a chi manca di coraggio.

Ma allo stesso tempo ha la fede assoluta nella verità e nella non violenza. Ammette di potersi sbagliare nell’applicarla ma ha una fiducia incrollabile che esista una verità eterna.

Anche volando più basso si possono trovare degli argomenti contro l’invio di armi.

La filosofa Donatella Di Cesare citata dal giornalista Marco Revelli mostra la contraddizione tra le affermazioni “aiutiamo il popolo ucraino” e “facciamo la guerra a Putin”.

Mi pare che la storia lo ha dimostrato in Iraq, in Bosnia, in Vietnam e in molti altri conflitti armati.

La minaccia nucleare e di una terza guerra mondiale frena a ragione l’intervento diretto della Nato, che non ha titolo per intervenire.

Padre Alex Zanotelli dice in un suo articolo che è normale e legittimo che gli ucraini chiedano armi (ma poi, quali ucraini?) ma sta a noi la responsabilità di esercitare il pensiero a mente fredda e non inviarle.

Alimentare una guerra lunga con le armi della Nato ma sostenuta dai corpi dei civili ucraini, donne e bambini, non è un atto di generosità dell’Occidente.

Perché questa contraddizione così gravida di conseguenze mortifere, non occupa le prime pagine di tutti i giornali?

Forse perché siamo tutti abituati a un continuo bombardamento di informazioni che non riusciamo a elaborare col pensiero per discernere l’importante dal marginale, le contraddizioni di affermazioni pro guerra e pro pace nella stessa frase.

Nella confusione di mille argomenti vince il più atavico, il bisogno di proiettare tutto il male su un nemico, e mandare le armi all’alleato può far stare la coscienza in pace per un po’. (Bollas: L’età dello smarrimento).

Solo 38 parlamentari italiani hanno votato contro l’invio di armi.

Non è vero che non ci sono alternative. L’economia mondiale è così intrecciata che la non collaborazione ha un potenziale che non ha mai avuto finora. Solo che mancano le energie spirituali per coordinarla.

L’alternativa è interrompere l’acquisto di gas russo fin da ora e rivendicare l’atto di rinuncia ai confort come un atto di pace, voluto dalla gente per la gente. Comunicarla con tutti i mezzi a disposizione. Un atto di sacrificio in cui non si possono vedere in filigrana secondi fini.

Decine di milioni di europei al freddo nelle loro case, con maglioni e coperte.

Solidarietà che si tocca e si sente.

Darebbe forza all’opposizione interna russa, darebbe forza ai civili ucraini che patiscono.

Darebbe credibilità a tutte le parole dei politici che invocano sanzioni: infatti ai prezzi del due marzo l’Europa versa a Mosca 800 milioni di euro al giorno per il gas, dei quali quasi 80 vengono dall’Italia.

Ho letto di molte persone che propongono di chiudere le importazioni di gas russo, come l’astrofisico Piero Benvenuti ma nel frastuono informativo è passato in sordina il potenziale che questa non collaborazione potrebbe avere nel risvegliare le anime.

Proviamo a immaginare un simile scenario: l’Ucraina verrebbe occupata in poco tempo e con poco spargimento di sangue.

Da quel momento però inizierebbero i problemi della Russia. La sua economia si basa sulle materie prime, non ha un tessuto produttivo sviluppato.

Si creerebbe un clima internazionale dove anche gli Stati che non simpatizzano per i paesi del blocco Nato condannerebbero l’invasione dell’Ucraina.

Gli oligarchi russi non potrebbero gestire a lungo l’opposizione interna della popolazione impoverita dalle sanzioni economiche e fiaccata nel morale.

Qualche dato: nel 2013 il 43,3% del metano distribuito in Italia è stato utilizzato per uso civile. (Fonte: Min.Svil.Econ). A proposito di questo ricordo che da ragazzo le case erano due o tre gradi più fredde di oggi, e sto parlando degli anni ’80, non del Medio Evo. Nessuno si lamentava.

Nel 2021 l’Italia ha importato dalla Russia il 38,2% del gas che consuma; tanto, ma sempre meno del metano usato nelle case. Nel 2012 era il 30%. La Commissione europea sta elaborando un piano per arrivare a non importare più gas dalla Russia entro il 2027. Gli esperti dicono che è molto ottimistico.

Io penso che quando si fanno queste valutazioni dovremmo avere più fiducia nella nostra capacità di sacrificio, se è sorretta da una buona informazione, e potremmo chiudere i rubinetti dei gasdotti russi fin da ora. Non morirebbe nessuno tranne forse qualche vecchia legge di mercato che un’anima non ce l’ha.

Io, come tanti altri, il calorifero l’ho già spento e spero che questa voce arrivi, insieme a tante altre simili ma poco sponsorizzate, ai decisori politici.

Con che coscienza possiamo mandare armi che aumentano i morti quando non siamo nemmeno capaci di interrompere il flusso di denaro che mandiamo alla Russia per stare caldi nelle nostre case?

Sono un insegnante e Guida ambientale escursionistica con la passione dei piccoli giornali: quella voglia di comunicare, riflessiva e pubblica, non filtrata dalle barriere all'ingresso dei grandi giornali. Complice la curiosità, peggio di quella dei gatti. Tengo un blog su Altervista che si chiama iltrenodelladomenica.

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