“Adolescenza nonluogo”, il saggio che si addentra nelle contraddizioni di una società che non “riconosce” i giovani

“Adolescenza nonluogo” è il nuovo saggio di Maurizio Tucci, giornalista (collaboratore anche con Milanosud) e presidente dell’Associazione Laboratorio Adolescenza – edito da “I Libri di Emil” e in libreria da questo mese – in cui

Adolescenza nonluogo” è il nuovo saggio di Maurizio Tucci, giornalista (collaboratore anche con Milanosud) e presidente dell’Associazione Laboratorio Adolescenza – edito da “I Libri di Emil” e in libreria da questo mese – in cui l’autore fa un suggestivo parallelo tra l’adolescenza, età di transito per definizione, e il “nonluogo”, così come lo definisce l’antropologo francese Marc Augé. La saggistica, quella buona, è tale quando sa suggerire idee, riflessioni, confronti. E questo “libello” è proprio uno di quelli, che sa essere fecondo e regalare parecchi stimoli.

L’autore è (e lo ribadisce nel libro) un ingegnere; io invece sono di formazione uno storico, anche se poi ho fatto tutt’altro. Ma so che gli storici, quelli veri, hanno molta dimestichezza con il problema di definire un periodo, di inventarsi una scansione “burocratica” della storia, per la necessità comunicativa o semplicemente accademica, di fissare dei confini. È un problema molto simile a quello di definire l’adolescenza, cioè appunto di fissarne i confini, proprio perché – come dice l’autore – è un’età “arbitraria” che a seconda delle latitudini e delle culture si estende ben oltre quel “completo sviluppo psicofisico” definito da medicina, neurologia e psicologia, o si accorcia fino a scomparire in un rito di passaggio diretto tra infanzia ed età adulta.

Concordo con Maurizio Tucci quando dice che forse l’adolescenza è solo una “splendida invenzione”, così come trovo suggestiva l’analogia con il nonluogo di Marc Augé. E concordo soprattutto quando l’autore conclude che comunque, quale che sia l’adolescenza, dobbiamo prenderci cura degli adolescenti cercando di farlo, però, nel modo giusto.

E proprio su questo aspetto Tucci fa una condivisibile analisi di come la società odierna si rapporta con l’adolescenza. Da un lato proteggendola a oltranza e privandola di quella autonomia (anche di sbagliare) necessaria perché possa essere funzionale al motivo per il quale è stata “creata”; dall’altro ignorandola nella progettazione di una società che tenga conto delle sue peculiarità e specifiche esigenze. E comunque, nella migliore delle ipotesi, riducendo gli adolescenti all’unidimensionalità del loro essere studenti. Fino ad arrivare – fa notare l’autore – ad una sorta di negazione di sapore freudiano quando l’età senile viene definita “terza età” e non “quarta età”, come sarebbe ragionevole se l’adolescenza avesse uno spazio tutto per sé.

Ma c’è un altro passaggio di “Adolescenza nonluogo” che mi ha particolarmente colpito e indotto ad una riflessione che provo a riportare qui come ulteriore contributo alla complessa definizione dell’adolescenza. Tucci si appoggia alla fisica quantistica e ad Heisenberg per rilevare che qualsiasi definizione dipende dall’osservatore, dal suo punto di vista, dalla sua esperienza; che “osservatore” e “osservato” sono una sorta di tutt’uno inscindibile e che la nostra difficoltà ad entrare in relazione con l’adolescenza – e quindi viverla come un luogo – dipende proprio dal volerla osservare e descrivere dall’esterno. In più disorientati dalla continua trasformazione alla quale gli adolescenti sono soggetti, tanto che gli stessi genitori affermano di “non riconoscere più”, quasi da un giorno all’altro, la figlia o il figlio adolescente.

Io voglio invece rifarmi ad Eraclito e al suo “tutto scorre”. “Panta rei” non significa che, siccome tutto è in movimento, tutto è in continua trasformazione, allora la realtà è inafferrabile, allora niente è definibile. In verità, dicono i filosofi più competenti di me, Eraclito dice il contrario: che è proprio la trasformazione a definire le cose. Dice che l’acqua che scorre in un fiume definisce il fiume, perché se non scorresse sarebbe un lago e che tutto quindi esiste in quanto movimento. In questo, in fondo, non è molto lontano dalla fisica quantistica. Da questo suggerimento di Eraclito, è banale, adottando la stessa metafora, definire l’adolescenza: è un fiume che scorre, più o meno impetuoso, era il ruscello dell’infanzia, poi diventerà un lago nell’età adulta, in cui l’acqua continuerà a muoversi, ma molto più lentamente. E certo le acque del fiume sono più turbolente e a volte pericolose.

Riccardo Renzi

Chi è Riccardo Renzi

Milanese, 64 anni, Riccardo Renzi è tra i soci fondatori di Laboratorio Adolescenza. Laureato in Lettere storiche alla Statale di Milano, è giornalista professionista dal 1975, specializzato nella divulgazione medico-scientifica. Direttore responsabile dei mensili “Salve” e “Insieme”, è stato anche tra i progettisti e fondatori del “CorriereSalute”, l’inserto di medicina del “Corriere della Sera” che ha diretto per quasi vent’anni. È autore di libri, per citarne alcuni: con Luigi Bazzoli, di un’opera biografica (“Il miracolo Mattei”, Rizzoli editore); con Edoardo Rosati, di un manuale di divulgazione medica, che è stato un best seller (“Fa bene fa male”, Sperling & Kupfer): e, sempre con Rosati, “Giuseppe Petralia – La Scatola Magica contro il cancro”. Attualmente Renzi è direttore responsabile della rivista “Laboratorio Adolescenza Magazine” (di Laboratorio Adolescenza) e collaboratore del “Corriere della Sera”, per i temi di medicina e sanità.

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