Agricoltura sostenibile: prodotti della terra bio e a km zero, amici della salute

Le nuove frontiere dell’alimentazione promettono piatti più sani. E così i grandi eventi milanesi organizzati per maggio attorno al cibo, come Food Week e Tutto Food,  accendono l’interesse per quel che oggi portiamo in tavola.

Le nuove frontiere dell’alimentazione promettono piatti più sani. E così i grandi eventi milanesi organizzati per maggio attorno al cibo, come Food Week e Tutto Food,  accendono l’interesse per quel che oggi portiamo in tavola. Inoltre noi, che abitiamo nel sud Milano, in questa “terra di mezzo” tra campi coltivati e insediamenti urbani, siamo particolarmente sensibili all’argomento. Ma sarà poi vero che la qualità di zucchine, insalate, patate… coltivate vicino a casa è migliore della qualità di quelle da agricoltura convenzionale?

Per saperne di più, abbiamo sentito una grande esperta, forse la più grande: Claudia Sorlini (il suo “identikit”, sotto l’articolo). Tra i tanti ruoli ricoperti, Sorlini è stata Professore ordinario di Microbiologia Agraria, Dipartimento di Scienze per gli alimenti, la nutrizione e l’ambiente e Preside della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano. Nell’ambito di progetti nazionali e internazionali, ha condotto ricerche applicate al disinquinamento dell’ambiente, alla produzione di bioenergie, all’agricoltura sostenibile e al miglioramento della produzione agricola anche in zone aride. Ascoltiamola.

Dal 4 all’11 maggio, a Milano si tiene la FoodWeek: sarà anche l’occasione per parlare di buona alimentazione e prodotti a km zero?

«Il Comitato scientifico delle 7 università di Milano (Statale, Bicocca, Bocconi, Cattolica, Iulm, Politecnico e S. Raffaele) – nato da un accordo tra il sindaco e i rettori in occasione di Expo – ha continuato a lavorare anche dopo la grande esposizione. E per Food Week ha organizzato più di trenta eventi aperti al pubblico, su temi di grande attualità: dall’acqua per l’agricoltura all’agricoltura per la sicurezza alimentare; dal cibo per i bambini, per anziani; per malati, alla buona cucina per la salute e il gusto; dalla dieta mediterranea alla lotta agli sprechi; dai cibi dell’orto botanico di Brera alle “parole del cibo”; dalle neuroscienze applicate allo studio dei comportamenti alimentari al marketing».

In concomitanza con questi eventi, tornerete dunque a Rho: a un anno e mezzo dalla chiusura, qual è il lascito di Expo?

«L’onda lunga dell’esposizione universale continua a produrre i suoi effetti. A parte la mobilitazione che la fiera di Tutto Food sta creando (Salone Internazionale dell’Agroalimentare di Fiera Milano, dall’8 all’11 maggi – NdR), anche il comune cittadino sta manifestando un accresciuto interesse nei confronti del cibo, della sua qualità e provenienza e dell’impatto j14sulla salute. Il boom dell’agricolture biologica in Italia che ha superato il 10% della superficie coltivata, i tanti orti urbani nei quartieri, gli orti didattici nelle scuole di Milano e i mercati dei contadini lo stanno a dimostrare. A tutto questo si aggiungono le numerose associazioni nate o consolidate attorno al tema di Expo e tuttora operative, quale il Milan Center for Food Low and Policy, che si occupa in particolare di diritto al cibo, il Cultural Frame of Food (Cff) costituito da un folto gruppo di esperti in vari ambiti, che si dedica ai temi dell’alimentazione sana con un focus sugli anziani, Occam, una Ong affiliata alle Nazioni Unite che ha messo a punto un progetto per la sicurezza alimentare e la salute basato su strumenti digitali».

Come si è mossa la nostra città per fare propri gli obiettivi dell’esposizione universale?

«Una delle eredità più importanti sotto il profilo immateriale è il progetto lanciato dal sindaco Pisapia, noto come il patto dei sindaci per la Politica Urbana del Cibo (Urban Food Policy Pact), un progetto ambientalmente sostenibile, attento alle esigenze degli strati disagiati della popolazione e alla salute di tutti i cittadini, che valorizza, tra l’altro, il ruolo dell’agricoltura periurbana. All’attuazione di questo progetto, che è stato sottoscritto via via da 140 città del nord e del sud del mondo, concorre in particolare Milano Ristorazione con le iniziative dei bambini contro lo spreco, con l’approvvigionamento di derrate da agricoltura prossimale di qualità quasi a chilometro zero, con il progetto frutta a metà mattina, e dal Distretto Agricolo Milanese con le sue produzioni di agricoltura periurbana e urbana che alimenta la città in modo sostenibile».

Qual è lo stato dell’agricoltura milanese?

«Il Comune di Milano ha 60 cascine, di cui circa una decina svolge ancora attività agricola, organizzata nel Distretto Agricolo Milanese (Dam, il cui presidente è Andrea Falappi, conduttore della Cascina Campazzo – NdR), nato quando era sindaco Giuliano Pisapia. La produzione più importante riguarda il riso, coltivato su circa 700 ettari, venduto nei supermercati della città e a Milano Ristorazione per le mense scolastiche. Si coltivano anche frumento e mais su 470 e 460 ettari circa, rispettivamente. Il fatto che le risorse di questa agricoltura vengano assorbite dalla città rappresenta un esempio di agricoltura a km quasi zero che riduce gli impatti derivanti dalle tecnologie non appropriate e dall’inquinamento da trasporti e che rappresenta un esempio interessante di un rapporto di integrazione tra città e campagna, area agricola, e area urbana».

Pesticidi, alcuni sostengono che l’agricoltura biologica non ne sia esente…

«È possibile che qualche volta i prodotti dell’agricoltura biologica (che dovrebbero essere esenti) contengano residui di pesticidi dovuti a inquinamento accidentale, causato da acque contaminate o dal vento. Tuttavia la concentrazione di questi inquinanti è di regola bassa e comunque molto al di sotto di quella consentita e riscontrabile nei prodotti dell’agricoltura convenzionale – cioè quella che fa uso di prodotti agrochimici».

La nostra città è percorsa da fontanili e canali, che sono utilizzati per l’agricoltura: sono puliti?

«La qualità delle acque superficiali di Milano e della Lombardia è controllata con rigore dall’Arpa. Nel complesso si può dire che la realizzazione del depuratore di Nosedo (vedi box sopra – NdR) ha migliorato fortemente la situazione per i territori interessati a questo impianto. Va comunque segnalata la presenza nelle acque (soprattutto nel nord di Milano) di inquinanti chimici, provenienti sia dall’agricoltura (pesticidi) che dall’industria, con particolare riferimento al cromo esavalente, per i danni alla salute e per altri inquinanti, che potrebbero entrare nella catena alimentare con l’irrigazione».

Lei ha partecipato alla Conferenza Mondiale sul Clima COP 22, tenutasi a Marrakech nel novembre 2016: com’è andata?

«Il mio intervento, nello specifico, ha riguardato il Patto dei sindaci sull’alimentazione (sempre l’Urban Food Policy Pact di cui ho detto all’inizio) e ho messo in rilievo come, se viene davvero attuato, garantisca un forte abbattimento nella produzione di gas serra. Si stima che lavorazioni agricole condotte senza aratura della terra dal 1970 abbiano consentito agli Stati Uniti di evitare l’emissione di 241 milioni di tonnellate di anidride carbonica. In Lombardia una parte degli agricoltori lo pratica con evidenti vantaggi economici».

Giovanna Tettamanzi
ha collaborato Valeria Fieramonte

Preside di Facoltà e Commendatore

Immagine 6Professore emerito dell’Università degli Studi di Milano e vice presidente del Touring Club Italiano, Claudia Sorlini è stata Professore ordinario di Microbiologia Agraria, Dipartimento di Scienze per gli alimenti, la nutrizione e l’ambiente e Preside della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano; inoltre – in qualità di delegata d’ateneo – si è occupata di cooperazione internazionale con i paesi in via di sviluppo.  Nell’ambito di progetti nazionali e internazionali, ha condotto ricerche applicate al disinquinamento dell’ambiente, alla produzione di bioenergie, all’agricoltura sostenibile e al miglioramento della produzione agricola anche in zone aride. È stata Presidente del Comitato Scientifico per Expo del Comune di Milano dal 2012 al 2016 ed è direttore emerito della rivista internazionale Annals of Microbiology. È autrice di più di 300 lavori scientifici e divulgativi. Nel 2015, è stata insignita dell’onorificenza di Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal presidente della Repubblica Mattarella e “dell’Ambrogino d’oro” dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

G.T

Microrganismi disinquinanti per pulire monumenti e affreschi

Immagine 7Utilizzare i batteri disinquinanti anche per pulire i monumenti storici, l’ideatrice di questa tecnica è stata proprio Claudia Sorlini, con i suoi studenti. «Sì, è vero: a metà degli anni ‘90, alla facoltà di Agraria, abbiamo messo a punto un metodo basato sull’uso di batteri vivi capaci di recuperare per esempio i monumenti di pietra eliminando le croste provocate dall’inquinamento atmosferico. Poi abbiamo ceduto il brevetto a una start up di giovani. Con questo metodo – continua Sorlini – si risparmia tempo e non si usano prodotti chimici: anche i restauratori sono contenti dato che sono loro a applicarli. La tecnica di biorestauro funziona anche sugli affreschi: abbiamo usato i batteri anche per contribuire al restauro di una parte dei 1.500 metri quadri degli affreschi del Cimitero Monumentale di Pisa (1330-1600) che, per la loro bellezza, prima della guerra era più visitato degli Uffizi a Firenze. Lì il problema principale era la colla: durante la guerra, per preservarli dai bombardamenti, erano stati strappati, incollati su una garza e messi in enormi cassettiere; dopo la guerra, non si riuscivano più a staccare senza che la pellicola pittorica non si spezzettasse. Abbiamo applicato i batteri sopra la garza e dopo otto ore si erano mangiati la colla e si poteva quindi sollevare la garza senza il rischio di portar via la pellicola pittorica. Ricordo che in un volume dell’American Society of Microbiology hanno dedicato la copertina agli affreschi di Pisa restaurati dal mio gruppo di ricercatori e professori. Certo: la tecnica era della facoltà di Agraria, ed era il 2010».

Valeria Fieramonte

Nell’acqua del depuratore di Nosedo sono tornati pesci e gamberi!

È considerato l’impianto più all’avanguardia in Europa, e non a caso vengono a visitarlo da tutta l’Unione Europea. Inaugurato nel 2003 e completato nel 2009, oggi il depuratore di Nosedo tratta più della metà delle acque della fogna milanese (altri impianti più piccoli e vecchi si occupano invece del restante 50%). Dal 2003 al 2016, ha restituito al Lambro, al Po e al mare, 498 milioni di kg di sostanze organiche utili, 1.815 milioni di litri di acqua depurata, 39 milioni di kg di azoto e 4 milioni di kg di fosforo.

Nelle ampie vasche di depurazione, al microscopio si può osservare un’incredibile varietà di batteri depuratori dalle forme più strane e svariate.

Le vasche sono di tre tipi:

anaerobiche: i batteri usano i nitrati come fonte di ossigeno e liberano azoto gassoso;
aerobiche;
sedimentatorie, per separare i fanghi utili per esempio all’industria del cemento, che li riceve gratuitamente mentre sarebbe giusto fossero a pagamento.

L’acqua più pulita, anche se non perfettamente potabile, si è ripopolata di pesci e gamberi.

V. F.

 

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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