Al cinema con Milanosud e Oklahoma

“Cinema, cibo e pedali in Gratosoglio”: 19 ottobre seconda proiezione al Cam di Gratosoglio Il tempo rinfrescato non ci consente di riproporre una bella serata all’aperto come quella dello scorso 21 settembre, quando gli ospiti sono

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Locandina cous

“Cinema, cibo e pedali in Gratosoglio”: 19 ottobre seconda proiezione al Cam di Gratosoglio

Il tempo rinfrescato non ci consente di riproporre una bella serata all’aperto come quella dello scorso 21 settembre, quando gli ospiti sono arrivati alla spicciolata ma in poco tempo hanno riempito le panche e la coda al buffet messicano si è fatta lunga, ordinata, veloce. Però, dopo il successo della proiezione del 21 tra le torri bianche con il film “Frida”, siamo tutti di nuovo invitati da Milanosud e Oklahoma il 19 ottobre per la seconda proiezione con buffet all’interno della sala del Cam. L’appuntamento è per le 19.30 al Cam Gratosoglio, in via Saponaro 30. La serata si apre come di consueto con il buffet a tema, curato dal laboratorio “La Cucina di Albert” dell’Oklahoma: questa volta rigorosamente cous cous, ma non solo… Per chi non gradisse la ricetta esotica, ci sarà anche un piatto della tradizione: una fumante polenta con “sorpresa”. Alle 20. 30 seguirà la proiezione del film “Cous cous” (Abdel Kechiche/ Francia 2007), curata ancora da Cinevan, che tanta professionalità e passione ha mostrato nella prima serata. Dunque il nostro progetto, uno dei 26 vincitori finanziati dal Bando delle periferie 2018, continua. Con il 19 ottobre chiudiamo gli appuntamenti cinematografici di quest’anno per riprendere la prossima primavera con altre due proiezioni + buffet (“Soul kitchen” e “Pranzo di ferragosto) e con l’avvio dei “Food rider solidali”. Le cene di palazzo partiranno invece prima della fine dell’anno, con un paio di appuntamenti tra novembre e dicembre, di cui vi parleremo più diffusamente nel prossimo numero di Milanosud. Vi aspettiamo il 19 ottobre. Non mancate. A presto!

Giovanna Tettamanzi

 

Chi sono i ragazzi della comunità?

In una calda serata estiva, era domenica 9 settembre, sotto un pergolato di glicine, tavoli apparecchiati e pedana con due enormi padelle in cui cuoceva la paella, si è tenuto “Racconti di zafferano”, un curioso spettacolo teatrale/culinario con la brava attrice e ottima cuoca Pilar Perez Aspa. Poi la paella è stata servita agli spettatori/commensali accompagnata da vino, salsine, anguria e torta, con un servizio impeccabile dei padroni di casa: i ragazzi dell’Oklahoma. La location, infatti, era nel giardino della Comunità, nella ex scuola materna di via Baroni 228, in fondo al Gratosoglio. L’iniziativa dello spettacolo è stata dell’associazione Milanosud, che edita anche il nostro giornale. Un’intesa, tra l’associazione e la Comunità Oklahoma Onlus, che prosegue anche con il progetto “Cinema, cibo e pedali in Gratosoglio”, vincitore del Bando alle periferie di quest’anno.

Ma chi sono i ragazzi dell’Oklahoma?
Si chiamano Omar, Carmelo, Albert, Ibrahim, Yuri… Sono adolescenti tra i 14 e i 18 anni, minori in difficoltà con la legge, con la famiglia, con il proprio paese, e per la povertà. Vivono per qualche mese o qualche anno in comunità e poi affrontano la vita o tornando nella famiglia d’origine o con le proprie forze, spesso in un paese che per loro è straniero. «Sono ragazzi con percorsi interrotti proprio in un’età, quella dell’adolescenza, che comporta tante fatiche e tanti rischi e hanno bisogno di maggiore energia per essere accompagnati – ci spiega Andrea, coordinatore della comunità alloggio –. Ma in questo momento politico ci tolgono risorse e la situazione ci preoccupa, perché è difficile accompagnare dei ragazzi che devono sottostare a regole specifiche, che hanno “biografie forzate”, una vita già definita davanti. Come se – spiega Andrea in merito all’obbligo dei ragazzi di lasciare la comunità al 18° anno d’età – l’autonomia fosse qualcosa che avviene a una scadenza cronologica. È una cosa fuori dal mondo, perché l’autonomia è una maturazione personale; certo devono esserci regole, ma mi sembra molto inflessibile l’occhio con cui si guardano questi ragazzi. Chiediamo loro delle capacità che non chiediamo neanche ai nostri figli». La “Comunità Oklahoma Onlus” nasce a Milano nel 1982, fondata da un gruppo di volontari di ispirazione laica con lo scopo di “favorire l’inserimento sociale di minori italiani e stranieri in grave stato di disagio individuale e sociale, in particolare dei minori con esperienze di carcerazione” (art. 3 dello statuto). Da più di 30 anni si occupa di minori in difficoltà attraverso lo strumento della vita in comunità, facendo con loro un percorso residenziale che ruota attorno a tre fondamenti: accoglienza, educazione, autonomia. «Abbiamo le nostre strategie, le nostre linee guida e, per fortuna, c’è un sistema legislativo che tutela i ragazzi. Per noi i minori sono minori che, siano italiani o stranieri, anche se c’è una politica che li sta dividendo. Persone che hanno bisogno di adulti competenti che li aiutino a riprendere e completare il proprio percorso di vita. Purtroppo un recente decreto legge sta smontando una serie di tutele e attenzioni che c’erano in situazioni particolari, chi lo fa se ne sta prendendo la responsabilità. L’educazione è comunque un investimento e non può risolversi con norme che tendono a contenere e sanzionare. Noi tentiamo di educare, insegnare ai ragazzi cosa vuol dire stare in modo onesto in un paese, perché è più importante avere meno soldi ma un lavoro regolare, perché è importante investire e avere pazienza. Lavoriamo su una maturazione psicologica che li porterà ad essere cittadini inseriti, capaci di interagire con la società civile».

Accoglienza per Oklahoma significa inoltre offerta precoce di opportunità di inserimento sociale (scuola, sport, istruzione linguistica e culturale, uscite organizzate e libere sul territorio, gestione dei propri soldi e acquisti, rapporto con le famiglie d’origine e con la rete sociale significativa). Un punto di forza dell’Associazione è l’alta specificità di individualizzazione. «Il nostro lavoro si basa innanzitutto sull’osservazione, al riparo da eventuali percorsi standardizzati e omogenei che annullano le differenze. Studiamo progetti educativi per minori di 11 anni come per diciasettenni, per italiani come per stranieri, per ragazzi che escono per la prima volta dal contesto familiare oppure per coloro che hanno vissuto l’esperienza del carcere. Ma non abbiamo molto tempo, dipende dall’età in cui arrivano, a volte lavoriamo con un ragazzo solo per sei mesi, dando il più possibile. Prima di iniziare si concorda un percorso con lui, se lo accetta, il giudice stabilisce il tempo educativo. Poi se il ragazzo sta dentro il percorso, il reato può essere cancellato e lui ne esce pulito. In questo lo Stato Italiano è molto illuminato ed è uno dei pochi al mondo ad avere una legislazione di questo tipo». Attualmente nella sede di via Baroni sono attive due comunità: una di Prima Accoglienza e Pronto Intervento, Oklahoma: comunità maschile di 10 posti per la prima osservazione e l’elaborazione del Progetto Educativo Individuale; l’altra Educativa, Arizona: comunità maschile di 10 posti per la prosecuzione e la conclusione del Progetto Educativo Individuale e l’avviamento all’autonomia. Negli ultimi 10 anni le comunità hanno accolto oltre 300 ragazzi tra i 14 e i 18 anni. Molti di loro sono stati sottratti alla “strada” e sono oggi diventati “contribuenti” allo Stato, alla società e alla città, spesso creando una famiglia e una rete di relazioni significative. Un punto di forza dell’Associazione negli anni è la versatile capacità di adattamento a esigenze emergenti come quella dell’immigrazione di minori, dell’arrivo improvviso di gruppi da nuove aree geografiche, di nuove problematiche poste da un’utenza che cambia in continuazione. E la capacità di autosufficienza economica: «Siamo privati, aconfessionali, non abbiamo enti pubblici alle spalle come proprietà e risorse, né la Chiesa. Nel bilancio annuale ogni volta ci vedo un piccolo miracolo». L’unica fonte di sostentamento regolare sono le rette corrisposte dagli enti, ma negli ultimi anni Oklahoma svolge un servizio educativo di qualità in condizioni sempre più svantaggiose da molti punti di vista: gli enti locali tendono a occuparsi di un numero sempre più esiguo di minori contenendo i costi e perfino faticando a corrispondere a consuntivo quanto concordato all’inizio dell’anno. La risposta di Oklahoma, oltre al taglio dei costi e al raggiungimento di un’organizzazione più efficiente, è quella di rilanciare progetti che possano incrementare la sostenibilità dell’attività educativa e attrarre supporti esterni, grazie al riconoscimento del valore sociale e culturale del lavoro svolto. Ecco allora progetti come: L’orto di Ale, coltura biologica di piante aromatiche, un dono dei genitori di Alessandra, la Ciclofficina, ristrutturata da volontari ed ex ospiti della comunità e il laboratorio educativo “La cucina di Albert”, finanziato dalla fondazione A-Tono e sostenuto dall’entusiastico lavoro di Rocio, educatrice, e di Luigi, cuoco professionista e volontario in comunità. E poi ci sono progetti più estemporanei, che aiutano la comunità, come lo spettacolo “Racconti di zafferano”, il cui incasso di circa 1.300 euro è andato completamente all’Oklahoma per riparare la cappa de La Cucina di Albert, mentre delle spese, circa 700 euro, si è fatto carico un socio di Milanosud. O il progetto “Cinema, cibo e pedali in Gratosoglio2” che fa lavorare i ragazzi. «Dall’Oklahoma escono tutti con un lavoro avviato, con situazione abitativa accettabile, con i documenti a posto o rientrano in famiglia meglio di come ne sono usciti. Noi diamo per scontato che questo accada e invece è un miracolo loro e nostro. A questi ragazzi chiediamo la migliore prestazione nel minor tempo possibile. Sono dei superman non dei giovani in difficolta!».

Elena Bedei

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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