Al via entro l’estate i lavori per la pista ciclabile lungo il Naviglio Pavese

Entro l’estate aprono i cantieri per la realizzazione del primo lotto dei lavori della ciclovia lungo il Naviglio pavese e con essi inizia una piccola rivoluzione della viabilità di questa parte della città (la presentazione

Entro l’estate aprono i cantieri per la realizzazione del primo lotto dei lavori della ciclovia lungo il Naviglio pavese e con essi inizia una piccola rivoluzione della viabilità di questa parte della città (la presentazione del progetto). Una volta conclusi i lavori – termine previsto fine 2021 inizio 2022 – sarà possibile percorrere in bici e in sicurezza l’Alzaia in entrambi i sensi, dalla Darsena al confine comunale con Assago. E da qui, pedalando lungo il Naviglio pavese fino a Pavia, arrivare a “includere” Milano nella ciclovia VenTo, il percorso ciclabile che, secondo l’intesa raggiunta nel 2016 tra le Regioni toccate dall’itinerario, i ministeri delle Infrastrutture e Trasporti, dei Beni Culturali e del Turismo e supportato dal Politecnico di Milano, collegherà Venezia con Torino. L’intervento, oltre a collegare Milano con una rete ciclabile sovraregionale (attualmente esistente solo “a pezzi”) avrà ricadute importanti anche sulla mobilità ciclistica cittadina (nella foto in alto il tratto Liguria-Ferrovia, visto in direzione dell’intersezione con viale Liguria).

Il nuovo asse consentirà al quartiere Barona, attraverso i controviali di viale Famagosta, per i quali è prevista l’istituzione di aree con limiti di 30 km all’ora, di collegarsi in sicurezza con la ciclovia e arrivare in centro. Da risolvere invece i collegamenti alla ciclovia con i quartieri Gratosoglio, Stadera e Spaventa.

I ponti sul Naviglio, in particolare quelli sulla Conca Fallata, per i quali il progetto ipotizza in futuro interventi (chiesti da tempo anche dal Municipio 5), sono transitabili da ciclisti e persone con mobilità ridotta con grande fatica o andando in controsenso. Unica alternativa “ciclabile” per arrivare sull’Alzaia è percorrere da via Chiesa Rossa la pista che corre accanto al cavalcavia Schiavoni.

L’intervento, costo previsto 3 milioni e 800mila euro per 4.270 metri di strada, è diviso in tre lotti. Sono previsti l’introduzione di un tratto lungo il parco Cascina Caimera chiuso al traffico con dei pilomat ed esclusivamente riservato alla mobilità ciclo pedonale, la realizzazione di aree con il limite di 30 km all’ora, interventi sulla viabilità al quartiere Torretta al fine di consentire il traffico locale ma evitare quello di passaggio, la realizzazione di un nuovo collegamento stradale a senso unico tra il quartiere Binda e lo scolmatore Lambro Meridionale per permettere l’accesso all’Alzaia da via Jan Palach e la realizzazione 158 nuovi posti auto nelle vie limitrofe al Naviglio, attraverso parcheggi a “lisca di pesce” in compensazione dei 225 posti irregolari, ma utilizzati lungo l’Alzaia, che verranno tolti per fare spazio alla pista ciclabile protetta, al marciapiede e consentiranno la riqualificazione delle sponde anche da un punto di vista paesaggistico.

Al progetto presentato dall’assessore alla Mobilità e Lavori pubblici Marco Granelli, il Municipio 6, dopo un Consiglio, ha fatto arrivare le proprie osservazioni, che riguardano principalmente richieste di messa in sicurezza, istituzione di aree 30 km e piantumazioni per le vie Rimini e Valsolda. Il Municipio 5 ha chiesto altro tempo per fare le proprie osservazioni.

Ritardi sospetti

Allora funziona così. Il Comune invia al Municipio 5 il progetto di un’iniziativa per il quale chiede indicazioni. Il Municipio 5 contesta il progetto o il contenuto di ciò che viene chiesto: nella maggior parte dei casi entrambi. Si prova a cercare una mediazione tra Comune e Municipio. Iniziano il braccio di ferro e la polemica, la ricerca del cavillo normativo e le accuse, si sforano i tempi. Risultato? Il progetto del Comune si ferma o parte senza le indicazioni del Municipio 5.

È già successo diverse volte. È successo, per esempio, con la distribuzione delle mascherine della Regione, iniziata i primi di maggio in piena emergenza senza le indicazioni del Municipio, perché proponeva modalità diverse rispetto a quelle indicate dal Comune.

È successo una decina di giorni fa con l’avvio del progetto Vigili di quartiere, partito senza il Municipio perché chiedeva più aree da sottoporre a controllo di quelle assegnate dal progetto.

Sta succedendo in questi giorni per la Ciclovia lungo il Naviglio pavese, un progetto presentato per la prima volta nel 2017, sui giornali e in diversi incontri, anche istituzionali, e che ora sembra, finalmente, ai nastri di partenza.

Sull’opera il Municipio 6 si è espresso indicando quali modifiche apportare al progetto. Il Municipio 5, invece, ha chiesto una proroga dei tempi, “per approfondimenti” e ancora deve convocare il Consiglio per deliberare.

Insomma accade sempre più spesso che il Municipio 5 obietti, chieda più di quello che si può dare, rilanci, trasformando il legittimo dovere di rappresentanza delle istanze del territorio in una posizione di intransigenza “a prescindere”, dimenticando o fingendo di dimenticare, che amministrare non significa partecipare a una campagna elettorale perenne.

Accade che praticamente ogni richiesta di parere che giunga da Palazzo Marino passi attraverso una sorta di “forche caudine”, che rimette in discussione tutto e, nei fatti, allunga i tempi già di per sé lunghissimi della pubblica amministrazione.

Il tutto come se un municipio non fosse parte di un insieme più grande, che è Milano, guidato da un’amministrazione anch’essa legittimamente eletta, anche dai cittadini del Municipio 5, che ha il diritto di programmare gli interventi per tutta la città.

Il pericolo è che questo atteggiamento cresca proporzionalmente con l’avvicinarsi della scadenza elettorale del 2021, con un danno ancora maggiore per tutti gli abitanti del municipio, che dai propri rappresentanti chiedono, soprattutto, concretezza.

Specialmente in questo momento così difficile.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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