Aler mette in vendita via Gola, ma Municipio 6 e cittadini non ci stanno

Sorpresa. Nel Bilancio preventivo 2018 Aler ha messo tra le entrate la vendita degli immobili di via Gola e via Bolla. Incasso previsto: 10 milioni di euro, utili a rimettere in sesto i conti dell’azienda

viaGola2Sorpresa. Nel Bilancio preventivo 2018 Aler ha messo tra le entrate la vendita degli immobili di via Gola e via Bolla. Incasso previsto: 10 milioni di euro, utili a rimettere in sesto i conti dell’azienda di viale Romagna. L’idea è svuotare i palazzi dagli inquilini e poi venderli “a corpo” a un soggetto che abbia la forza economica di ristrutturarli e rimetterli sul mercato. La notizia, riportata dal Corriere della Sera in un articolo di Gianni Santucci, è piombata sulla campagna elettorale e, soprattutto, sugli abitanti dei due quartieri, creando sconcerto e preoccupazione.

Il candidato presidente del Centrosinistra alla Regione Lombardia, Giorgio Gori, all’indomani dell’articolo del Corriere ha dichiarato: «Travolta dal dissesto finanziario, incapace di fare manutenzione e porre rimedio al de- grado, Aler Milano svende due complessi di case popolari. Il Corriere della Sera parla di “resa incondizionata” e di “certificazione di un fallimento gestionale” per l’ente di edilizia popolare che è l’emblema della malagestione del governo regionale a guida leghista. Questa è la pesante eredità che ci consegna la giunta uscente. C’è bisogno di una politica abitativa che risponda ai bisogni dei cittadini e non di svendere per nascondere mancanza di visione e conclamate incapacità manageriali».

Forte preoccupazione anche da parte del Municipio 6, che attraverso il presidente Santo Minniti ha fatto sapere: «Vogliamo capire esattamente quali sono le intenzioni di Aler per via Gola, a prescindere da quanto è stato scritto nel bilancio. Già abbiamo avuto i primi contatti con Aler. Per noi è fondamentale che gli alloggi Erp di via Gola e nelle vie limitrofe rimangano tali, ovvero a disposizione dei milanesi, considerato che a Milano ci sono 27mila famiglie che aspettano una casa popolare. In città ci sono numerosi esempi di soluzioni con gestori diversi da Aler, che stanno funzionando bene e sono in grado di rilanciare il quartiere. Su questa linea, dal canto nostro, come Municipio 6, abbiamo deliberato una riqualifica- zione della via Gola per trasformarla in una piazza lineare e rilanciarla. Abitanti, associazioni e commercianti poi da tempo si stanno mobilitando per strappare il quartiere al degrado e anche nel Bilancio partecipativo è stato proposto un progetto di recupero della zona. Insomma non possiamo permettere che ora si vada nella direzione opposta».

via golaIntanto anche Confesercenti con Ferruccio Patti e Federcooperative con Alessandro Maggioni, insieme con i cittadini, le associazioni citate dal presidente Minniti, come OccupiamoCi di via Gola, si stanno muovendo con le istituzioni per chiedere che il quartiere rimanga ai cittadini. In via informale da Aler sembra arrivare una certa disponibilità ad accogliere le richieste di Municipio e cittadini, che potrebbero allontanare lo spettro della speculazione edilizia, per una zona che da un punto di vista immobiliare è di grande pregio.

In attesa delle decisioni di Aler, l’unica certezza sono le condizioni drammatiche degli immobili di via Gola. Al momento, dichiara l’azienda di Regione Lombardia su 290 alloggi, 114 sono in mano agli abusivi, in particolare anarchici e nordafricani. A questi si aggiungono i molti inquilini morosi e i pochi i inquilini in regola hanno paura a uscire di casa o ad assentarsi per qualche giorno, perché temono al loro ritorno di trovare l’appartamento occupato. Come se questo non bastasse a descrivere una situazione tragica, gli immobili versano in condizioni di estremo degrado e la zona è occupata da spacciatori. Unico argine al degrado l’intenso lavoro di cittadini e di associazioni, protagonisti in questi due anni di iniziative molto partecipate di rioccupazione civile della zona.

Se via Gola e via Bolla sono i casi più eclatanti, la situazione complessiva degli alloggi Erp di Aler Milano non è certo molto meglio. Su un patrimonio di 70mila immobili, tra case, negozi, box e magazzini su tutta l’area metropolitana, Aler ne dichiara occupati quasi 3.500. A questi si aggiungono circa 7mila alloggi disabitati, in attesa di essere ristrutturati e poi assegnati. Una difficoltà di gestione e finanziaria, aggravata da una morosità che colpisce oltre il 20% degli inquilini. Di questi, circa l’80%, è vittima di morosità incolpevole. Una situazione di allarme sociale questa – stiamo parlando di famiglie che non ce la fanno a pagare affitti che oscillano tra i 60 e i 100 euro al mese – sulla quale Aler, a dire il vero, poco può fare e su cui dovrebbero intervenire Comune, Regione e Stato. Tutto questo ha determinato mancati incassi che nel 2016 sono arrivati a 40 milioni di euro che, uniti a investimenti sbagliati e a una macchina aziendale imballata, impediscono di fatto ogni operatività. Insomma, un circolo vizioso che Regione Lombardia non ha mai spezzato e che costringe i circa 200mila inquilini di Aler a vivere in condizioni di degrado, in immobili che secondo le stime del Consiglio regionale richiederebbero 1 miliardo di euro di investimenti per essere rimessi a posto in modo dignitoso.

Stefano Ferri
(Febbraio 2018)

 

Housing sociale:
 la sfida dei prossimi 5 anni

Casa e periferie. Integrazione e sviluppo. Formazione professionale. Se ne è parlato martedì 30 gennaio al salone della cooperativa di via Verro 44. Presenti esponenti di rilievo del Pd cittadino e molti abitanti della zona. Tra i relatori, i candidati al Consiglio regionale Kaoter El Bouhmi e Pietro Bussolati. Con loro, ad ascoltare le proposte dei candidati e a portare la propria esperienza: Laura Specchio, consigliera comunale; Michele Valtorta, consigliere di Municipio 5; Ada Lucia De Cesaris, vicensindaco e assessore all’Urbanistica delle Giunta Pisapia.

Unanime il giudizio emerso dal dibattito sulla centralità della questione Aler per il prossimo Consiglio regionale. Tutti i relatori hanno sottolineato come l’approccio non potrà che essere ad ampio spettro e riguardare non solo gli aspetti esclusivamente edilizi, ma essere parte di un progetto urbanistico e sociale forte, che affronti la qualità della vita nel suo complesso.

Kaoter El Bouhmi ha sottolineato come una vera politica di rilancio delle periferie non possa prescindere da un reale coinvolgimento dei giovani, attraverso la cessione di spazi per attività di co-working e interventi di formazione mirati, strettamente legati alle richieste mondo del lavoro, portando l’esempio di una sua esperienza in Spagna, dove «dopo un corso di programmazione di tre mesi – dice Kaoter – ho trovato subito lavoro». Toccati anche i temi dell’integrazione e della sicurezza, da affrontare con un mix sociale più equilibrato, per nazionalità, genere, stato e sociale ed età.

Pietro Bussolati, sollecitato da Michele Valtorta, protagonista in città di questa forma di “abitare responsabile, invece si è soffermato sulla necessità di promuovere le autogestioni, già avviate con successo, in particolare a Gratosoglio, e tutte le forme di coinvolgimento di soggetti che gestiscono l’edilizia popolare e sociale, in grado di svolgere un ruolo decisivo di mappatura dei bisogni. «Dobbiamo rivoluzionare la prevenzione, a partire da interventi nei quartieri con maggiore fragilità sociale», conclude Bussolati, «mettere a disposizione programmi che coinvolgano i cittadini in attività sportive e di benessere, educazione sessuale, a partire dal rispetto di genere, e prevenzione sull’uso delle sostanze stupefacenti».

G. F.
(Febbraio 2018)

 

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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