Alla Biblioteca Fra Cristoforo il murales “I promessi sposi” di Mario Jin e del collettivo We Run the Streets

L’opera è una rivisitazione futuristica e positiva del celebre romanzo di Alessandro Manzoni, comunicata attraverso un artistico murales, realizzato da Mario Jin e dal collettivo di artisti We Run the Streets. «Siamo molto contenti che la

L’opera è una rivisitazione futuristica e positiva del celebre romanzo di Alessandro Manzoni, comunicata attraverso un artistico murales, realizzato da Mario Jin e dal collettivo di artisti We Run the Streets. «Siamo molto contenti che la scelta dello spazio per questo primo intervento del progetto “Promessi Sposi XXIII” sia stato il muro esterno della nostra struttura, non così visibile e fruita nella zona – dichiara Manuela Contini direttrice della biblioteca –. A questo seguiranno altri eventi e installazioni nel quartiere». Il murales, che rappresenta il primo step di un percorso triennale, promosso dal laboratorio metropolitano Scuola ++ con il supporto del Municipio 5, è stato inaugurato lo scorso 20 novembre, alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni, degli ideatori e degli artisti.  
«Il murales segue queste linee di indirizzo: resilienza dell’amore e sua attualità, omaggio a Manzoni e ai cittadini, tecnologia come Provvidenza per il genere umano e speranza per il futuro – racconta Gianluca Meardi, fondatore insieme a Silvia Cattoni di Scuola ++ –. Nel 1821 Manzoni inizia a scrivere il romanzo, è una ricorrenza importante per la nostra città, per questo abbiamo dedicato dedicare questo viaggio culturale a I promessi sposi, creando installazioni per strada ed eventi all’interno della biblioteca».
La tecnologia come Provvidenza
, quindi, un concetto (estremizzato) portato nelle scuole con successo, per coinvolgere e rafforzare aspetti di creatività e di innovazione nell’educazione e nella società. «Questa è la mission del laboratorio metropolitano Scuola ++ , nato durante l’Expo 2015, con l’obiettivo di mettere insieme tre concetti chiave: la programmazione, l’artigianato digitale e la robotica, per un nuovo modello educativo che si fonda su collaborazione e condivisione tra studenti, insegnanti e genitori, e che sfrutta nuovi approcci, come il design thinking e altre tecniche di coinvolgimento emotivo – prosegue Gianluca Meardi – . Scuola++ sta progettando la formazione di un centinaio di docenti delle scuole dell’obbligo a utilizzare strumenti e metodologie didattiche innovative. Ma non porteremo la tecno-creatività solo nella scuola! Arriveremo fino al cuore della città e dei suoi abitanti: trasformeremo Milano in un laboratorio metropolitano attivo e vitale. Il parco sotto casa, un bar, un teatro, un oratorio, una fontana saranno adottati dalle scuole che, assieme ai loro gestori analizzeranno come sfruttarne al meglio le potenzialità nascoste e inutilizzate».

«La biblioteca per esempio è uno spazio importante – aggiunge Manuela Contini – e, considerato che la lettura su carta diminuisce in favore del digitale, deve inventarsi qualcosa di nuovo, deve mettere a disposizione strumentazione utile a creare, rinnovare, pensare un modo per recuperare la propria funzione».

Lunga venti metri e alta quattro, si tratta della prima opera di questo tipo dedicata a I promessi sposi. «Sulla sinistra si vede una Milano del 1630 con il Duomo in costruzione, simbolo della rinascita post pandemica, ma anche emblema di riqualificazione del quartiere a Sud della città – hanno spiegato all’inaugurazione Mario Jin e gli artisti del collettivo milanese –. Sulla destra abbiamo disegnato i volti dei protagonisti, Renzo e Lucia, che si guardano intensamente e che sono liberi di realizzare il proprio sogno d’amore, come rimando attuale alle difficoltà affrontate nell’ultimo periodo legato al Covid, che ci ha spesso allontanato dalle persone amate, al centro del murale c’è la figura di Alessandro Manzoni, ripetuta due volte. La scelta cromatica del maxi murales è tono su tono. Così si possono distinguere i due temi principali e il momento centrale di raccordo. Questa scelta ha permesso di nascondere alcuni dettagli, che saranno visibili solo utilizzando il QRCode, stampato sul muro a fianco dell’opera».

Sono pubblicista e videomaker, ancora prima che il mio appassionante mestiere fosse definito cosi. Dal 1974, anno del primo viaggio in Africa, in Somalia, realizzo documentari su tematiche sociali, antropologiche e storiche. Ho collaborato con diverse redazioni per programmi d’informazione e cultura, attualmente video-documento tutte o quasi tutte le iniziative che accadono nel sud della città (ma anche altrove).

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