Ambrogino d’oro a Gigi Pedroli, incisore e tanto altro… Il suo centro sui Navigli è attivo da 45 anni

“Un’arte antica che (Gigi e Gabriella) sono sempre pronti a condividere con altri. La cura gelosa di un angolo storico in uno dei quartieri più tradizionali e suggestivi”, è l’incipit del riconoscimento. L’attività ha sede

Un’arte antica che (Gigi e Gabriella) sono sempre pronti a condividere con altri. La cura gelosa di un angolo storico in uno dei quartieri più tradizionali e suggestivi”, è l’incipit del riconoscimento. L’attività ha sede in una casa secentesca, cortile interno, il portone sempre aperto sull’acqua che scorre lenta verso la Darsena «Non avevo chiaro quanto fosse importante ricevere l’Ambrogino d’oro».

Gigi Pedroli si concede per come è: spontaneo, sorpreso, sincero. Artista vero. Incisore, pittore, ceramista. Anzitutto disegnatore. Addirittura cantautore. Soprattutto osservatore delle anime spesso in pena che si nascondono sotto i ponti ma anche sotto i cappotti eleganti del Naviglio Grande.

Il suo punto di vista privilegiato è Palazzo Galloni in Alzaia Naviglio Grande 66, dove è ospitato il Centro dell’incisione. Una casa incantata, secondo Pietro Ichino ne “Il segreto del Naviglio Grande – Gigi Pedroli, una storia Milanese” (edizione Tralerighe). Il portone sempre aperto è un viaggio nel tempo: dalla frenesia della movida all’atmosfera leggera del cortile interno, che riprende il flusso lento del Naviglio verso la darsena, con la vite del Canada che copre, corteggia, l’intero caseggiato.

«Gabriella e io siamo qui dal 1975. In quel periodo acquisto un torchio calcografico assieme ad altri incisori per sviluppare l’arte dell’incisione». Questa zona è approdo, rifugio, dell’immigrazione meridionale, con affitti bassi e ambienti fatiscenti. Tra la bellezza grezza dei treni in Porta Genova e le chiatte colme di ghiaia che tagliano l’acqua. Con qualche trattoria dove si mangia tanto spendendo poco. Le lavandaie inginocchiate ai brellin. Le botteghe dei pittori.

«Noi artisti di quegli anni siamo in grado di aggregare le persone per capacità, necessità. E siamo noi che per dare una vita migliore a quest’area organizziamo l’esposizione di quadri. Evento che ricorre ogni 2 giugno per qualche anno. L’allora sindaco Aldo Aniasi ci supporta mettendo a disposizione i vigili urbani che tengono a bada il traffico. È questa l’ispirazione, l’anticipazione, della Mostra dell’antiquariato che adesso si svolge ogni ultima domenica del mese. Oggi, quello degli antiquari è uno dei tanti eventi di un’area completamente rivalutata.

Dal 2015 l’Alzaia è rivestita con la rizzata, tipica pavimentazione lombarda fatta di sassi di fiume in sporgenza, quelli che i milanesi tirano in testa agli austriaci durante le Cinque Giornate. Il Naviglio è trasparente come non era prima. Ma anche agitato dalla movida sempre più anarchica.

Disorientato da affitti vertiginosi. Oscurato dalla prepotenza di bar e ristoranti. Desertificato dalla pandemia. Per questo accedere al cortile della Casa è entrare in un’altra dimensione. L’edificio è di origine Seicentesca, ma si sussurra che sia stato il casino di caccia in cui Leonardo da Vinci ritrae Cecilia Gallerani per conto di Ludovico il Moro, creando il famoso dipinto La dama con l’ermellino. Uno spazio che è tesoro storico che difende un tesoro artistico. Memoria e testimonianza di Milano di cui Milano non può ignorare la necessità di attenzioni e cure.

Il centro dell’incisione è attivo da 45 anni. I corsi dal 2000. Si svolgono il sabato mattina per adulti e ragazzi mentre i giorni della settimana sono per i bambini delle scuole. «Organizziamo anche presentazioni di libri e altri eventi culturali, mostre personali e collettive». Quella in corso in queste settimane e fino al 28 febbraio è la Bicicletta, 40 artisti sulle due ruote. Acqueforti, disegni, dipinti. Gabriella è motore del Centro e il centro di gravità delle parabole artistiche di Gigi. Alessandro, il nipote, è la proiezione dell’arte di Pedroli verso le nuove frontiere.

«A parlarmi dell’Ambrogino d’oro è il mio Amico Ferruccio Soleri, l’arlecchino scelto da Giorgio Strehler come protagonista ne Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni e andato in scena per 50 anni». L’incipit della motivazione con cui Pedroli ha ricevuto il prestigioso riconoscimento in sala Alessi lo scorso 7 dicembre: “Un’arte antica che (Gigi e Gabriella) sono sempre pronti a condividere con altri. La cura gelosa di un angolo storico in uno dei quartieri più tradizionali e suggestivi”.

Adesso, l’Ambrogino dirà a Milano chi è Gigi Pedroli, artista di tante arti. E cos’è il Centro dell’incisione, cuore culturale sul Naviglio Grande.

Milanese, giornalista e TV producer. Per lavoro vive a Los Angeles, tocca Cape Town e Tokyo, scopre angoli nascosti d’Italia e d’Europa. Per curiosità si perde nelle strade e tra le storie della sua amata città.

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