America Latina, il thriller psicologico dei Fratelli D’Innocenzo con un Elio Germano monumentale

La musica della Universal fischiettata e lo scorrere ambiguo e sinistro dei titoli di testa ci catapultano fin da subito nel doloroso, allucinato e meraviglioso universo di Fabio e Damiano D’Innocenzo.I registi romani partoriscono finalmente

La musica della Universal fischiettata e lo scorrere ambiguo e sinistro dei titoli di testa ci catapultano fin da subito nel doloroso, allucinato e meraviglioso universo di Fabio e Damiano D’Innocenzo.

I registi romani partoriscono finalmente il loro terzo film, in un contesto cinematografico che sembra avere sempre più bisogno della loro libertà artistica e della loro profondità e sensibilità registica. Dopo il folgorante esordio de “La terra dell’abbastanza” e la conferma del proprio talento col gigantesco “Favolacce” i due fratelli si addentrano nelle acque, anzi nelle paludi, del thriller psicologico e dell’horror visionario.

America Latina racconta la storia di Massimo Sisti, interpretato da Elio Germano, stimato dentista ma soprattutto uomo retto e dalla moralità in(at)taccabile. Massimo oltre ad un bel lavoro ha una bellissima casa e soprattutto una bellissima famiglia, composta dalla moglie e dalle due dolci e premurose figlie. Tre muse ispiratrici che sembrano guidare come angeli la vita di Massimo verso un futuro sempre più radioso e sereno.

Ma un giorno improvvisamente l’inferno prende il posto dell’idillio, quando Massimo scopre nel suo scantinato una ragazzina legata e imbavagliata il cui volto porta i segni dell’orrore.

Il mondo perfetto del protagonista viene ribaltato e rivoltato bruscamente e da quel momento la luce quasi eterea che abbracciava l’esistenza di Massimo lascia progressivamente spazio ad un tormento e ad un disagio dilaganti, che trascineranno lui e le persone che gli stanno intorno negli abissi più oscuri e inquietanti.

Dopo aver raccontato nel modo più crudo e senza alcun tipo di censura il degrado sociale nel film precedente, Fabio e Damiano si immergono nel degrado umano, indagando la psiche lacerata di un uomo fondamentalmente comune, ma dal passato misterioso.

Il personaggio di Germano è inizialmente antitetico a quello rappresentato in “Favolacce”. Ma col procedere del film finisce per diventare ben peggiore e riprovevole. Lo spaccato sociale cede il passo ad un claustrofobico thriller che straripa verso un’onirica ed inesorabile discesa all’inferno, pagante dazio in termini di inquietudine ma cruciale nel far luce sui moti interiori dei due registi.

Il cinema dei D’Innocenzo è un cinema viscerale e catartico, dove il raziocinio non domina la narrazione e dove non sempre l’estenuante ricerca di una spiegazione logica è la giusta strada per comprendere la loro arte.

I due fratelli si destreggiano alla grandissima tra dramma, thriller e horror in un tripudio cinematografico che è pura gioia per i 5 sensi di ogni appassionato della Settima Arte che si rispetti. L’uso predominante dei colori caldi come il rosso (sangue) richiama il Dario Argento d’annata di Suspiria e Inferno, mentre le ambientazioni anguste e soffocanti rievocano un cinema di kubrickiana memoria.

I D’Innocenzo confermano, per chi ancora avesse dei dubbi, di essere due veri draghi in cabina di regia. Di non aver paura di imboccare strade alternative e di saper creare storie che difficilmente lasciano indifferenti. Qualità enorme di questi tempi.

Il loro è un cinema d’autore, spesso disturbante e sicuramente potente, che esalta, spiazza, scuote e penetra come i denti di uno squalo bianco nelle carni umane.

A sublimare America Latina ci pensa poi un Elio Germano monumentale. L’attore romano sfodera probabilmente l’interpretazione della vita creando un personaggio profondamente borderline, incapace di far prevalere la bontà sul male e incapace di arginare quella marea che lo condurrà verso la deriva umana.

Un conflitto interiore che deflagra nel modo più drammatico, che spinge alla riflessione sulla fragilità delle nostre menti in questi tempi di pandemia. Quante persone da due anni a queste parti sono state messe a dura prova dalla spietatezza del covid e dalle conseguenze che il virus ha portato nelle nostre vite, magari già prima non così perfette?

Attuali anche in questo senso i D’Innocenzo.

Riccardo Carosella

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