Amianto, arrivano le bonifiche al Gratosoglio. Incontro pubblico il 3 marzo

Secondo quanto comunicato da Aler ai rappresentanti degli inquilini di Gratosoglio, sono ormai prossimi al via i lavori di bonifica dall’amianto delle tubature del riscaldamento poste nelle cantine di sei palazzi Aler, tra via Saponaro

tubialerSecondo quanto comunicato da Aler ai rappresentanti degli inquilini di Gratosoglio, sono ormai prossimi al via i lavori di bonifica dall’amianto delle tubature del riscaldamento poste nelle cantine di sei palazzi Aler, tra via Saponaro (civici 2, 4, 6, 8 e 10) e via Baroni (civici 1, 3, 5, 7 e 9 – 8, 10, 12, 14, 16 e 18 – 32, 34 e 36 – 38, 40, 42, 44 e 46 – 50, 52, 54 e 56).

Nel complesso i lavori dureranno un anno, le cantine e i locali autoclave dei sei palazzi interessati, uno dopo l’altro, saranno chiusi agli inquilini per un paio di mesi, compresi i tempi dell’Asl per verificare la completa scomparsa delle fibre di amianto e l’agibilità degli spazi.

Per favorire fare il punto sulla situazione, Sunia, Spi Cgil, Comitato di quartiere hanno organizzato per giovedì 3 marzo, alle ore 17,30, alla Casa delle associazioni di via Saponaro 20, un incontro sui problemi delle case Aler di Gratosoglio. Presente il presidente CdZ5 Aldo Ugliano, che ha la sua disponibilità ad Aler per organizzare altri incontri pubblici dedicati «per illustrare i lavori – ha scritto presidente Aldo Ugliano al direttore di Aler Lorella Sossi – e convincere gli inquilini della necessità di un intervento di bonifica rapido ed efficace, che non venga compromesso dalla presenza di cantine non accessibili o pieni di oggetti».

Giunge quindi a un punto di svolta una vicenda iniziata oltre un anno fa, quando Aler comunicò agli inquilini la presenza dell’amianto nelle tubature dei sei palazzi e in quasi cinquecento colonnine dei portici che collegano gli edifici del quartiere. In una assemblea pubblica, convocata dal CdZ5 per fare chiarezza sulla situazione, l’Asl rese noto ai cittadini che per le colonnine lo stato di disfacimento dell’amianto non era al momento grave, mentre diversa era la situazione delle tubature dell’acqua delle cantine, che erano in stato di avanzato disfacimento e quindi pericolose per la salute. In un incontro successivo il direttore generale di Aler Lorella Sossi rassicurò i comitati degli inquilini, annunciando che la sostituzione delle tubature dei sei palazzi, in cui l’amianto era ormai in stato friabile, sarebbe iniziata nel maggio del 2015. I lavori però non partirono, allarmando sempre più gli inquilini, timorosi di respirare le fibre di amianto disperse nell’aria.

Timore confermato anche dai tecnici di MM, che si rifiutavano di entrare nei locali autoclavi posti nelle cantine senza l’adeguata protezione. Mancata manutenzione che, tra l’altro, continua a provocare allagamenti nelle cantine. Una preoccupazione cresciuta ulteriormente tra i cittadini e le istituzioni locali pochi mesi fa, quando il consigliere regionale Onorio Rosati informò il presidente Ugliano che le palazzine di via Baroni e Saponaro non erano state inserite nella lista degli interventi di bonifica per i quali Aler chiedeva finanziamenti alla Regione. L’allarme è rientrato solo poche settimane fa, quando Aler ha comunicato che l’intervento, il cui valore è di circa un milione di euro, era stato finanziato con altri fondi della Regione Lombardia, destinati al “risanamento ambientale del patrimonio di edilizia residenziale”.

Una volta avviati questi interventi, rimangono da finanziare quelli per bonificare le 500 colonnine dei portici, per i quali sarebbe sufficiente una copertura “a cappotto”, e i locali cantine degli altri edifici. Gli interventi che, secondo Michele Valtorta, coordinatore delle autogestioni al Gratosoglio, richiederebbero 4 e 5 milioni. Soldi che, al momento, non ci sono.

Giovanni Fontana

(Marzo 2016)

 

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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