Anche Oscar di Montigny lascia, Centrodestra in panne: serve un cambio di paradigma

È durato un paio di settimane, il tempo di un po’ di interviste utili a riempire le pagine dei giornali. Poi, come Albertini e prima Maurizio Lupi, Letizia Moratti e Paolo Del Debbio, anche Oscar

È durato un paio di settimane, il tempo di un po’ di interviste utili a riempire le pagine dei giornali. Poi, come Albertini e prima Maurizio Lupi, Letizia Moratti e Paolo Del Debbio, anche Oscar di Montigny, l’ultimo della lista dei “civici” del centrodestra, si è tolto la casacca del candidato sindaco.

Una girandola di nomi e possibili candidati all’insegna del “Tranquilli, settimana prossima decidiamo”, che continua dall’autunno scorso, che ha visto salire e poi velocemente scendere dalla giostra mediatica dei quasi candidati Annarosa Racca (presidente di Federfarma Lombardia), Fabio Minoli (dirigente della casa farmaceutica Bayer), Riccardo Ruggiero (ex manager Telecom), Simone Crolla (delegato della Camera di Commercio Americana in Italia), Maurizio Dallocchio (docente della Bocconi). Secondo il Corriere della Sera sarebbero addirittura una ventina i nomi circolati in questi mesi.

Un’incapacità di decidere da parte dei capi del Centrodestra nazionale, che a questo punto si configura come una vera e propria umiliazione per Milano, i milanesi e per tutti coloro che sul territorio fanno politica onestamente in quelle fila, appesi a un candidato che non c’è e che a questo punto partirebbe in grande svantaggio nella competizione elettorale, che dovrebbe essere per ottobre. Quattro mesi, incluso agosto.

Ma soprattutto, aldilà della questione del “Chi” sarà a capo del Centrodestra si pone urgentemente anche la questione del “Cosapropone il Centrodestra per Milano. E qui la nebbia, se possibile, si fa ancora più fitta, perché se anche Salvini, Meloni e Berlusconi trovassero il candidato giusto, le battaglie ideologiche e gli slogan da social network branditi in questi anni, hanno forse portato consensi nei sondaggi, ma non hanno prodotto un programma. I temi contro (le piste ciclabili, i parcheggi, le moschee, gli stranieri, le unioni civili ecc) non sono certo sufficienti a governare una città come Milano, che deve ripensare una ripartenza, cogliere le opportunità delle trasformazioni in corso e delle Olimpiadi del  2026.

Forse l’unica via d’uscita per il Centrodestra è ribaltare il paradigma. Fermare questo casting inconcludente del candidato civico scelto dell’alto che oltre a essere paradossale non è più credibile e partire veramente dal basso, da chi la politica in questi anni l’ha fatta veramente, nei municipi, nei quartieri, nelle associazioni, per trovare un candidato sindaco credibile e stilare un programma.

Se ne gioverebbe non solo il Centrodestra, ma l’intera città.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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