Antartide, il senso di una sfida: due racconti di viaggi al limite del possibile

Fino a che punto un essere umano può sopportare il freddo, la fame, l’isolamento sociale, le privazioni, la malattia? Quali sono i fattori che determinano la depressione, la paura, la pazzia, e quali quelli che

Fino a che punto un essere umano può sopportare il freddo, la fame, l’isolamento sociale, le privazioni, la malattia? Quali sono i fattori che determinano la depressione, la paura, la pazzia, e quali quelli che infondono forza, coraggio, motivazione, speranza?

Proviamo a cercare la risposta a queste domande in due racconti di viaggio, simili ma con differenze importanti. Il primo di Alfred Lansing, con il suo “Endurance, l’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud” (nella foto sopra tra i ghiacci), in cui è raccontato il viaggio di Ernest Shackleton nel 1914, l’esploratore di cui il 5 gennaio è ricorso il centenario della morte, avvenuta in Antartide.

Il secondo di Julian Sancton, autore di “Intrappolati nel ghiaccio: il viaggio della Belgica nella notte antartica”, che racconta la spedizione in Antartide del 1897 con la nave Belgica e Adrién de Gerlache al comando.

La Belgica guidata da Adrién de Gerlache, intrappolata tra i ghiacci.

Siamo nell’epoca delle grandi esplorazioni polari, quando la corsa a chi riusciva ad arrivare per primo vinceva sul rischio di rivelarsi un viaggio senza ritorno. Le imprese messe a confronto hanno in comune il fallimento della spedizione, eppure i protagonisti sono ricordati come eroi per essere riusciti a salvarsi sopravvivendo a condizioni estreme.

Adrién de Gerlache, che comandava la spedizione belga era un sognatore, un buon navigatore e un uomo mosso da grande ambizione, ma non seppe mai essere un leader e fin dalla partenza verso la Terra del Fuoco, subì ripetuti ammutinamenti. Quasi vent’anni dopo, Ernest Shackleton partì con un equipaggio motivato e preparato, che seppe guidare bene con disciplina e determinazione che applicava prima di tutto a sé stesso. Quanto alle due mete, De Gerlache, oltrepassando a est la Terra di Graham doveva dirigersi a sud e trovare il polo magnetico, mentre Shackleton doveva attraversare il mare di Weddel, a ovest della Terra di Graham, e percorrere a piedi il continente fino a raggiungere il mare di Ross.

Le due navi rimasero intrappolate nel ghiaccio quando, avvicinandosi l’inverno australe, la banchisa si chiuse e le strinse in un blocco di ghiaccio alla deriva. L’equipaggio della spedizione belga, costretto all’inattività e alla noia, fu colpito da depressione, malattia e alterazioni mentali fino alla follia. Gli uomini della spedizione inglese dovettero sopportare enormi difficoltà dovute a fame, freddo e umidità, oltre al pericolo di annegare nelle acque turbolente dell’Atlantico, allorché riuscirono a fuggire dai ghiacci. Il pericolo, la lotta per la sopravvivenza contro gli eventi naturali e l’urgenza di reagire per salvarsi, non diedero loro il tempo di pensare e lasciarsi travolgere da paura e depressione.

Ernest Shackleton e la Endurance ferma tra i ghiacci.

È sorprendente come, in condizioni di sopravvivenza ai limiti del sopportabile, nessuno ebbe gravi problemi di salute, a differenza degli uomini della Belgica. Ed è sorprendente come questi guarirono improvvisamente grazie allo stimolo e all’influenza di due membri dell’equipaggio che diedero loro nuova speranza e incoraggiamento. Stiamo parlando di due nomi che poi entrarono nella storia tra i maggiori esploratori mondiali: Frederick Albert Cook e Roald Amundsen.

Le due letture sono ugualmente appassionanti, le descrizioni ci immergono nei paesaggi affascinanti e terribili di terre inesplorate, trascorriamo con gli esploratori quei mesi di difficoltà, soffriamo con loro delle fatiche che dovettero sopportare e alla fine della lettura, quando ci guardiamo intorno e ci accorgiamo di essere circondati dagli agi e dalle comodità, scopriamo di essere cambiati, scopriamo di riuscire ad apprezzare ciò che prima credevamo normale: un letto asciutto, un appartamento riscaldato, un pasto caldo e un’alimentazione varia.

Eppure al tempo stesso quella nave ci manca, ci mancano i “nostri” compagni di viaggio e un paesaggio di un bianco accecante, come un mondo incantato, da favola, che ci ha regalato emozioni e sensazioni da brivido che non dimenticheremo.

 

 

Traduttrice di professione, redattrice per hobby, promotrice di eventi culturali e sociali in collaborazione con diverse associazioni di zona. Convinta che la cultura e la socialità siano un'accoppiata vincente per rendere la vita quotidiana più interessante. Che portare avanti progetti insieme generi unione e partecipazione. E che dovere di ogni persona sia sempre il rispetto delle altre persone, degli animali, dell'ambiente e anche degli oggetti. Perché facciamo tutti parte dello stesso mondo e abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri.

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