Locate Triulzi, arriva il mega centro commerciale

A pochi chilometri dalla Zona 5, a Locate Triulzi, tra proteste di cittadini e commercianti, sorgerà Scalo Milano City Style, il più grande centro commerciale d’Europa. Nonostante siano già iniziati i lavori, il progetto presenta

A pochi chilometri dalla Zona 5, a Locate Triulzi, tra proteste di cittadini e commercianti, sorgerà Scalo Milano City Style, il più grande centro commerciale d’Europa. Nonostante siano già iniziati i lavori, il progetto presenta ancora degli aspetti poco chiari.

Schermata 07-2456844 alle 15.22.04Dopo un iter durato sette anni, il 23 giugno scorso sono iniziati a Locate Triulzi i lavori per la realizzazione di Scalo Milano City Style, “l’outlet più grande d’Europa”. Un’opera da 60mila metri quadrati di superficie, per un totale di 300 punti vendita (dedicati a tre settori merceologici: tessile, enogastronomico e design) e 4mila posti auto, sorgerà – anche se qualche dubbio ancora permane – sulle aree industriali ex Saiwa e Siva, poste sul territorio di un piccolo comune di circa 9mila abitanti, nella provincia sud Milano. La società proponente è Locate District, alle spalle della quale ci sono due grandi realtà imprenditoriali del bresciano: la Promos di Carlo Maffioli (già realizzatrice, tra gli altri, del Palmanova Outlet Village – in Friuli – e del Cilento Outlet Village in Puglia) e il gruppo Lonati. Promos punta forte sull’Expo milanese e non è un caso dunque che l’inaugurazione sia prevista per l’estate 2015. Genesi del progetto La vicenda di Scalo Milano City Style ha inizio nel maggio del 2007.

All’indomani dell’abbattimento dei capannoni di Saiwa e Siva – due importanti realtà industriali del territorio, che avevano chiuso i battenti qualche anno prima – l’allora sindaco di Locate Severino Preli annunciò il decadimento del vincolo di tutela ambientale sull’area agricola circostante, dove sorge il Santuario Santa Maria alla Fontana. «Espressi pubblicamente la mia preoccupazione per quella concomitanza di eventi, chiedendo al sindaco e all’assessore all’Ambiente spiegazioni in merito» ricorda Enzo D’Onofrio, promotore del movimento civico LocateViva, da sempre attento agli sviluppi della vicenda. Oggi sembra facile intuire quello che già allora cominciava a bollire in pentola. I primi atti ufficiali relativi al progetto, inizialmente denominato dall’amministrazione comunale locatese “polo dei distretti produttivi”, risalgono però al 2010. Poco dopo iniziò il lungo e tormentato iter burocratico in Regione Lombardia e, insieme a esso, le discussioni e le polemiche. Promesse occupazionali L’amministrazione comunale locatese – fino al maggio scorso guidata da Severino Preli (sindaco in quota al Pd, al suo secondo mandato) e di cui Davide Serranò (già assessore della giunta Preli) ha raccolto l’eredità – ha sempre sostenuto con forza il progetto. E per farlo ha insistito soprattutto sulla questione occupazionale, parlando di centinaia di nuovi posti di lavoro e di priorità per l’assunzione di cittadini locatesi. Un balletto di cifre partito dai 300 posti di lavoro inizialmente prospettati, che qualcuno ha poi fatto lievitare a 500 e ancora a 700, fino alla smentita ufficiale, avvenuta lo scorso 25 febbraio. Nel corso di un consiglio comunale straordinario, con la presentazione ufficiale del progetto Scalo Milano Outlet come ordine del giorno, Preli precisò: «Al momento non siamo a conoscenza di quali e quante attività apriranno, quindi è impossibile fare stime su quelle che saranno le opportunità occupazionali». Cosa che non aveva mancato di sollevare le perplessità dei gruppi di opposizione. «Già lo scorso aprile abbiamo sottolineato come nella convenzione sottoscritta col proponente la questione occupazionale fosse liquidata in poche righe – aveva risposto la consigliera Alessandra Dagrada, a capo del gruppo d’opposizione Progetto Locate. – Ora, anche alla luce di quanto detto, chiediamo: come l’amministrazione comunale intende gestire il problema senza nessuna garanzia scritta in mano». Interrogativi che restano tuttora irrisolti. E ai quali vanno aggiunte le forti critiche espresse da Confcommercio Milano, da Federazione Moda Italia e da molti commercianti dei comuni limitrofi. «Loro dicono: daremo 500 nuovi posti di lavoro. Noi diciamo: 500 posti ce li abbiamo già, e forse anche 1000. Pensiamo innanzitutto a tenerci stretti questi! – ha dichiarato Guido Scotti, presidente di Confcommercio Milano – Sono tante, infatti, le attività commerciali di paese che hanno aperto e chiuso i battenti nel giro di pochi mesi, soffocate dalla crisi dei consumi. Che senso avrebbe dunque collocare una mega struttura del genere in un’area già sovraffollata di centri commerciali?». Parole cui hanno fatto eco i dati snocciolati da Federazione Moda Italia alcuni mesi fa: «Nella provincia di Milano hanno chiuso i battenti 176 negozi nel 2012. E siamo già a quota 102 nei primi tre mesi del 2013. È indubbio che l’outlet di Locate non farebbe che aggravare questa tendenza.

Noi riteniamo, invece, che sia il caso di contrastarla. E possibilmente di invertirla». Questione viabilistica Un altro aspetto critico del progetto riguarda la viabilità. Gli altri grandi outlet in Italia (Fidenza, Serravalle, Vicolungo, solo per citare gli esempi più vicini) sorgono, infatti, a ridosso di un casello autostradale. Qui siamo, invece, a 10 km circa dalla barriera A1 di Melegnano e a 15 km dallo svincolo A7 Binasco, col risultato che gli unici sbocchi stradali possibili per il traffico in entrata e in uscita dall’outlet locatese restano la SP28 (assolutamente inadeguata, specie all’altezza delle frazioni Moro e Dosso Cavallino, dove passa nel mezzo di un centro abitato) e la sempre più intasata ex SS412 della Val Tidone. Questioni che non hanno mancato di alimentare le perplessità di diversi amministratori locali. A partire dai sindaci dei comuni limitrofi. Nonostante l’appartenenza a schieramenti politici diversi, sia Ettore Fusco (Lega, sindaco di Opera) che Paolo Festa (Pd, Pieve Emanuele) hanno manifestato la loro contrarietà all’opera. Fusco, in particolare, aveva promosso, insieme a Confcommercio Milano, diverse iniziative pubbliche per contrastare la realizzazione dell’outlet, compreso – non più tardi di un anno fa – un ricorso al Tar. «È qualcosa che cambierà la vita dei cittadini, e in peggio. Non solo a livello di viabilità, ma anche di commercio locale. Il bacino d’utenza di questa struttura è tale per cui entreranno in sofferenza, e saranno probabilmente costretti a chiudere, negozi di tutto l’hinterland: dalla stessa Locate a Opera, ma anche a Pieve, a Rozzano e nella provincia nord di Pavia” – è quanto Fusco dichiarava il 14 maggio del 2013, in occasione di una conferenza stampa indetta presso il centro polifunzionale di Opera per articolare il no all’outlet. «Tanti cittadini che incontro me ne parlano con preoccupazione. E a ragion veduta, perché questo che promette di essere l’outlet più grande d’Europa porterebbe anche più inquinamento di un inceneritore (con riferimento al progetto che doveva essere realizzato nella zona agricola tra Opera e Rozzano, poi scongiurato grazie anche all’opposizione dello stesso Fusco e dei cittadini della Zona 5. Ndr.). Noi però non ci arrendiamo. Faremo tutto il possibile per opporci. Il progetto, per esempio, prevede la modifica di alcune strade che ricadono nel nostro comune. Ebbene, noi le nostre strade non gliele faremo toccare!». Qualche mese fa, tuttavia, è arrivato il clamoroso voltafaccia. Oggi lo stesso Fusco dichiara: «Nel momento in cui sono state risolte le criticità da noi espresse in fatto di viabilità, non abbiamo più motivo di osteggiare il progetto. Col raddoppio del tratto della ex SS412 sarà messa in sicurezza la curva all’altezza di Opera Zerbo, che ha causato tanti incidenti mortali, e migliorerà anche la situazione sulla vigentina. Dal punto di vista occupazionale poi siamo riusciti a siglare un accordo con l’operatore, per cui almeno un terzo delle nuove assunzioni daranno precedenza ai cittadini operesi. Inoltre le aziende oggi dismesse lungo le strade che portano all’outlet torneranno a fiorire, generando ulteriori posti di lavoro e ricchezza per il territorio». La questione viabilistica, tuttavia, resta un aspetto critico. Nonostante le rassicurazioni dell’amministrazione comunale locatese, che ha sempre citato non meglio precisati studi viabilistici, i quali evidenzierebbero come i problemi di traffico si dovrebbero registrare soltanto nei fine-settimana, resta il fatto che gli sbocchi stradali su cui graverebbe il traffico da e per lo Scalo Outlet sono la ex SS412 e la SP28. E se per la prima gli effetti dell’allargamento di carreggiata (riguarderanno un tratto di circa 5 km) restano da valutare, per la seconda non è previsto alcun intervento. L’amministrazione comunale locatese dichiara, inoltre, di confidare molto nel servizio ferroviario S13 di Trenord, che garantisce collegamenti ogni mezzora lungo la tratta Milano-Pavia. La stazione sorge a poche centinaia di metri dall’area che dovrebbe ospitare lo Scalo Milano Outlet, ma ad oggi i convogli (costituiti da tre vagoni) risultano spesso intasati, specie nelle ore di punta. E, del resto, Promos punta ad attirare bacini d’utenza impressionanti: si parla di 9,3 milioni di abitanti e possibili clienti nel raggio di novanta minuti d’auto e di 13,6 milioni di turisti previsti ogni anno. Impatto ambientale Numeri che allarmano per l’aspetto viabilistico, e di conseguenza anche per l’impatto ambientale che un’opera del genere avrebbe sul territorio. Siamo infatti a ridosso del Parco Agricolo Sud Milano, dove sorge una storica cascina con i suoi allevamenti bovini e numerosi terreni a vocazione agricola. Come se non bastasse, a poche centinaia di metri dal terreno che ospiterà lo Scalo Milano Outlet, si erge il Santuario Santa Maria alla Fontana, recentemente incluso tra i beni patrimonio del Fai (Fondo Ambiente Italiano). Non a caso l’area è classificata tra i “territori agricoli di cintura metropolitana”, che il Piano Territoriale Regionale definisce come “aree che per la loro collocazione, compattezza e continuità e per l’alto livello di produttività, sono destinate all’esercizio ed alla conservazione delle funzioni agricolo‑produttive, assunte quale settore strategico primario per la caratterizzazione e la qualificazione del parco” e che “vanno tutelate rispettandone la straordinaria tessitura storica e la condizione agricola altamente produttiva”. Motivazioni sulla base delle quali l’Associazione Parco Sud, assieme a Italia Nostra (sezione sud-est Milano), s’è appellata alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Lombardia per chiedere che vengano fatte rispettare le tutele esistenti.

Perplessità raccolte anche da alcuni liberi cittadini, che hanno promosso una petizione d’iniziativa popolare per chiedere al governatore Roberto Maroni e al presidente della Provincia di Milano di sospendere il progetto. La petizione – dal titolo “Fermiamo il nuovo outlet nel Parco Agricolo Sud Milano” e lanciata attraverso la piattaforma www.avaaz.org – ha raccolto ad oggi 3322 firme ed è tuttora attiva. Ultimi sviluppi Dopo la moratoria sospensiva di sei mesi, che Regione Lombardia aveva decretato all’unanimità nel giugno 2013, proprio per affrontare la criticità legata al proliferare di mega strutture commerciali (nel raggio di pochi chilometri dall’area destinata allo Scalo Milano Outlet sorgono: a ovest, l’Iper Fiordaliso di Rozzano e il Carrefour Planet di Assago, con la vicina nuova area commerciale; e ad est, l’Ikea e l’outlet di Sesto Ulteriano) e definire delle leggi più restrittive in materia, la macchina dell’outlet si è rimessa in moto con l’inizio del nuovo anno. L’avvio dei cantieri era stato annunciato per aprile-maggio 2014. A oggi però i lavori non sono ancora iniziati. Si è invece appreso di un nuovo ricorso al Tar da parte di Unione del Commercio, del Turismo, dei Servizi e delle Professioni della Provincia di Milano, unitamente a varie attività commerciali di Locate, Opera, Melegnano e Pavia. Ricorso che chiede la sospensione e l’annullamento dell’accordo di programma e dei vari atti di approvazione relativi alla costruzione dello Scalo Milano Outlet. Recentemente, intanto, Gruppo Lonati e Promos hanno svelato quello che dovrebbe essere il progetto definitivo. Si parla di design più accattivante e di stile innovativo, in linea con uno spazio commerciale definito di “nuova generazione”. Tutto questo si traduce in strutture a specchio, da realizzare facendo abbondante ricorso ad acciai riflettenti e metalli cromati, oltre che mediamesh (insegne luminose che riproducono non solo loghi, ma anche immagini in movimento) e pelli digitali mutevoli per rendere visibile lo Scalo Outlet anche in notturna.

Nel presentare il nuovo progetto, Filippo Maffioli – dirigente del settore marketing di Promos – parla anche di “altezze più elevate”. Cosa apertamente in contrasto con quanto illustrato nel progetto passato in approvazione. Il tema dell’impatto ambientale e visivo della struttura e della sua armonizzazione col territorio circostante. Era stato ampiamente dibattuto durante il lungo iter approvativo in Provincia e Regione. Nel corso di una presentazione pubblica tenutasi a Locate s’era parlato, infatti, di capannoni d’altezza contenuta, in modo da limitare l’impatto visivo sulla campagna circostante e sul vicino santuario Santa Maria alla Fontana. E sempre per lo stesso motivo era stata posta una particolare enfasi sull’idea di rivestire le costruzioni con della vegetazione rampicante. Sulla base di tutti questi elementi il progetto era stato definito eco-sostenibile, dal basso impatto ambientale. Cosa di cui l’amministrazione comunale locatese ha sempre fatto vanto. Ora però Gruppo Lonati e Promos sembrano aver significativamente cambiato le carte in tavola. In attesa del pronunciamento del Tar, sarebbe dunque legittimo chiedersi se occorra avviare una nuova discussione in merito. Le valutazioni d’impatto ambientale e i vari atti approvati durante l’iter in Regione e Provincia facevano riferimento a un progetto che pare, di fatto, stravolto.

Roberto Caravaggi

(luglio 2014)

 

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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