Arte, letteratura, giornalismo… Così le donne sono uscite dal “privato”

Quante volte ci siamo sentite dire, con un pizzico di facile condiscendenza «Perché non c’è stata una donna come Leonardo Da Vinci, o come Galileo, o come Cavour?». Le risposte non sono univoche, ma si

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Quante volte ci siamo sentite dire, con un pizzico di facile condiscendenza «Perché non c’è stata una donna come Leonardo Da Vinci, o come Galileo, o come Cavour?». Le risposte non sono univoche, ma si sommano l’una all’altra, rivelando una censura, un divieto o una dimenticanza.

È ovvio che è esistito, anche oltre l’irruzione della modernità, un muro, legislativo e culturale, che ha confinato le donne nell’ambito della casa e del privato, e che sgretolarne i mattoni ha richiesto anni e anni di accanite lotte femminili. È anche evidente come sul contributo dato dalle donne alla formazione della nazione e alla sua crescita culturale, politica e sociale, sia calata una (quanto consapevole non è dato saperlo) cortina di silenzio e di indifferenza. Ma non è solo questo, naturalmente, il punto: la differenza di genere ha agito in modo più sottile, creando canali preferenziali, attività e orientamenti non direttamente modellati sul ruolo pubblico maschile.

Le donne, insomma, entrando nella scena pubblica, hanno spesso preferito soluzioni sfumate, territori meno battuti e proprio per questo più innovativi; in queste zone semibuie, assai più che sul proscenio illuminato, troviamo la loro presenza attiva e il segno di una straordinaria e fantasiosa creatività. Una delle forme in cui più spesso si è esercitata una presenza femminile nella società è stata quella artistica e, soprattutto, nel campo della pittura e della scrittura. Però, per quanto riguarda la pittura, bisogna aspettare l’ultimo dopoguerra perché le pittrici acquistino un profilo professionale riconosciuto e deciso; negli anni precedenti la loro presenza è spesso labile, fugace, precaria, anche dove la vocazione è chiara e la bravura indiscussa.

Diverso il caso delle scrittrici. Forse perché esiste fin dagli inizi un pubblico femminile a cui rivolgersi, la narrativa è invasa dalle donne. All’interno di una tradizione letteraria come quella italiana, poco incline al romanzo, le donne sono una vistosa eccezione. Scrivono, con commovente dedizione, anche quando sono chiuse in un’esistenza domestica tradizionale, anche se non hanno la “stanza tutta per sé” considerata essenziale da VirginiaWoolf. Perché scrivere permette di inventarsi uno spazio privato del cuore e, insieme, di poterlo aprire all’esterno. È uno spazio ambiguo, spesso separato (donne che scrivono per le donne), spessissimo a vocazione diaristica e intimista.

Accanto alle scrittrici, è importante sottolineare il ruolo avuto dalle giornaliste, che non solo hanno captato e registrato ogni forma di cambiamento, ma spesso ne sono state all’origine, combattendo battaglie d’opinione, svelando situazioni dolorose, facendosi portavoce di un disagio femminile ancora coperto dal silenzio. La professione si è andata via via affollando di donne, fino a rappresentare forse l’indicatore più attendibile dei progressi dell’emancipazione.

Anna Muzzana

(Marzo 2016)

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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