“Badante di condominio” e l’anziano è meno solo

Senti parlare di “badante di condominio” e ti sembra una contraddizione.

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L’assessore Pierfrancesco Majorino e le assistenti familiari nello stabile di piazzale Dateo: da qui è partita la sperimentazione nel luglio 2015.

Senti parlare di “badante di condominio” e ti sembra una contraddizione. La badante è quel collaboratore familiare che si prende cura dell’anziano, del malato, della persona sola e fragile andando a vivere giorno e notte presso il suo domicilio. Allora come può – viene da chiedersi – dividersi tra tanti, distribuiti addirittura in un intero caseggiato? L’equivoco è subito chiarito: «La badante di condominio fornisce assistenza a più persone facendo piccole commissioni, tenendo compagnia agli anziani soli e facilitando la gestione delle attività quotidiane», ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino. Si tratta di una professione nuova nel campo della cura familiare; le mansioni prevedono interventi di assistenza anche non continuativa a persone autosufficienti e non, e comprendono le attività relative al vitto e alla pulizia della casa, monitoraggio e controllo attivo, supervisione e tutoring familiare. Inoltre, le persone di una certa età non sempre sono contente di avere colf o badanti per tante ore in casa: l’assistenza condivisa è quindi anche un modo per aiutare gli anziani senza invaderne gli spazi.

«Da alcuni mesi – continua l’assessore – stiamo sperimentando questo nuovo tipo di assistenza a domicilio in cui crediamo moltissimo. È un’azione concreta per i quartieri popolari, dove già operano assistenti e custodi sociali. C’è stata qualche esperienza pilota in Emilia, ma tra le grandi città Milano è la prima a mettere in campo un servizio così strutturato. Ad oggi sono 16 i condomini in cui forniamo assistenza, ma nei prossimi mesi vogliamo arrivare a 48-50. Abbiamo iniziato rispondendo alle necessità di anziani in condizioni economiche disagiate, fornendo la badante gratuitamente – conclude Majorino – ma intendiamo estendere questa possibilità anche a chi, potendo compartecipare alle spese, vorrà avvalersi del servizio».

La sperimentazione, totalmente coperta con risorse del Comune (100mila euro fino al 31 dicembre 2015), impiega attualmente 15 assistenti familiari: 8 sudamericane, 2 rumene, 1 senegalese e 2 italiane che si occupano complessivamente di 97 persone (5 o 6 anziani ciascuna). Sono presenti in 8 quartieri di edilizia popolare della città: Stadera e Gratosoglio (via Barrili e via Baroni), Barona (via Teramo), Corvetto e Taliedo (via Polesine e via Salomone), Quarto Oggiaro (vie Lopez e Pascarella), Niguarda (via Ciriè e via del Tamigi), Città Studi (via Lulli e piazzale Dateo).

«Nel condominio di via Teramo – dice Eugenio Garlaschelli, presidente della Commissione Servizi alla Persona Sicurezza e Coesione di Zona 6 – c’è la cura di 4 o 5 anziani, già in carico ai servizi sociali con l’assistenza domiciliare, un servizio che durerà fino a giugno di quest’anno.

La badante è gestita dalla Cooperativa Spazio Aperto Servizi, una delle 5 cooperative che hanno vinto il bando sulla domiciliarità in zona 6. Ma prossimamente – conclude Garlaschelli – partirà un’altra sperimentazione con altri 4 o 5 anziani in largo dei Gelsomini, al Giambellino. Il servizio si sviluppa con una presenza di una o più ore a rotazione nell’arco della giornata presso le varie famiglie».

«Anche Zona 5 rientra a pieno titolo nella sperimentazione», conferma Angela Lanzi, presidente della Commissione Politiche Sociali, Assistenza, Anziani, Salute. E non è l’unica novità: «in zona sta nascendo uno spazio Welfare, che avrà sede in corso San Gottardo, per consulenza e orientamento-base, ma non solo. Sarà anche un luogo di aggregazione sociale e attivazione dei cittadini».

Una bella sfida, «un lavoro che la Zona 5 è chiamata a fare in termini di innovazione dei servizi di comunità», conclude Lanzi, «per rispondere ai bisogni del quadro sociale che cambia».

Giovanna Tettamanzi

Una nuova figura professionale che crea opportunità di lavoro

Questa professione (badante di condominio o tata), potrebbe diventare un’ importante opportunità di lavoro per le donne italiane (ma anche per gli uomini) che hanno famiglia e non possono dedicarsi alla cura di una persona anziana 24 ore su 24.

dsLabelIntrodotta dal Comune di Milano a fine luglio 2015, la “badante di condominio” è divenuta presto una figura molto amata dagli anziani e dagli stessi operatori. L’integrazione di questa figura con gli altri servizi attivati, consente di porre in primo piano il nucleo familiare, supportandolo e favorendo il più possibile l’autonomia e alleggerendolo nella gestione delle attività quotidiane. Le assistenti familiari sono in servizio dal lunedì al venerdì con un arco d’impegno complessivo di 24 o 30 ore.

Da un anno e mezzo è attivo lo sportello comunale CuraMi per la ricerca di assistenti familiari (badanti, tate, educatrici per persone con disabilità…) e per l’impiego di personale. Delle 8.531 badanti selezionate, 4.252 sono sudamericane (50%), 1.559 dell’Europa dell’Est (18%), 936 asiatiche (11%), 797 Europa (9%) e 484 africane (6%). Le italiane sono 503 (6%). Per la ricerca di una assistente familiare (badante o tata), e per proporre la propria candidatura professionale è possibile contattare lo sportello comunale CuraMi, attivo ormai da un anno e mezzo, sul sito www.curami.net, telefonando allo 02. 4029 7643\7644 o scrivendo a info@curami.net.

G. T.

(gennaio 2016)

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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