“Basta rifiuti sulla strada”, Gratosoglio chiede fatti: pronto un esposto. Aler promette spazi provvisori dedicati

Partiamo dalla realtà dei fatti. Dal 4 febbraio Amsa ha ridotto la raccolta dei rifiuti non riciclabili da bisettimanale a settimanale nei municipi 1, 4 e 5. Modalità già sperimentata con successo nell’area ovest di

rifiuti, “Basta rifiuti sulla strada”, Gratosoglio chiede fatti: pronto un esposto. Aler promette spazi provvisori dedicati

RifiutiGratosoglio2Partiamo dalla realtà dei fatti. Dal 4 febbraio Amsa ha ridotto la raccolta dei rifiuti non riciclabili da bisettimanale a settimanale nei municipi 1, 4 e 5. Modalità già sperimentata con successo nell’area ovest di Milano, che in tal modo ha visto da un lato aumentare sensibilmente la raccolta della differenziata (umido, carte, vetro e plastica) superando quota 60%, e dall’altro diminuire i rifiuti non riciclabili. Un risultato che ogni famiglia già sperimenta nei propri raccoglitori casalinghi.

Tutto bene? Se nella maggior parte dei quartieri non si sono riscontrate problematicità, a Gratosoglio sud, in particolare lungo le vie Saponaro e Baroni, hanno iniziato a moltiplicarsi cumuli di immondizie lungo le strade, facendo esplodere l’esasperazione dei cittadini.

E non poteva che esplodere qui, dove gli inquilini di una quarantina di caseggiati Aler, non disponendo da tempo di locali interni per la raccolta dei rifiuti, devono conferire i sacchi differenziati nelle casette ecologiche situate lungo la strada. Costruzioni sparpagliate in modo disomogeneo sul territorio e lontane dai fabbricati. In particolare nella zona sud, dai numeri civici 180 in avanti, esistono solo due casette ecologiche per duemila abitanti, costretti a conferire i rifiuti differenziati percorrendo anche 400-500 metri dalle loro abitazioni.

RifiutiGratosoglio3Chiaro che con queste distanze, il cosiddetto Servizio di raccolta differenziata “porta a porta”, previsto per legge, non può più essere considerato tale. Anche in considerazione del Regolamento edilizio di Milano del 2014 che dispone che il locale deposito sia “facilmente accessibile da tutti i soggetti anche con mobilità ridotta” e abbia “dimensioni non inferiori a 0,18 mq per ogni abitante e/o utente teorico”.

Esistono quindi dei parametri che i proprietari dei palazzi, in questo caso Aler, debbono rispettare nel calcolare il numero di casette ecologiche necessarie e la loro prossimità alle case. Ebbene, Aler, dopo averne costruite una trentina, non ha ultimato i lavori lasciando i caseggiati più a sud sprovvisti di locali in cui conferire i rifiuti.

Le motivazioni? Piuttosto vaghe e contraddittorie da parte dei responsabili di Aler: esaurimento dei fondi del Contratto di Quartiere ma anche che i manufatti non rientravano nel Contratto di quartiere.

È chiaro dunque che il problema della raccolta dei rifiuti precedeva la riduzione del servizio da bisettimanale a settimanale. Solo che i responsabili di Aler e Regione Lombardia hanno ritenuto di poterlo ignorare, fino a che Amsa riusciva a smaltire tutti i rifiuti. Nel momento in cui la raccolta è diventata settimanale, è saltato tutto. Difatti con la nuova programmazione i contenitori dell’indifferenziato, già insufficienti, si riempiono in pochi giorni con la conseguenza che i rifiuti non riciclabili vengono depositati all’esterno dei locali. Se a questo si aggiunge la non sensibilizzazione a tappeto dei cittadini, la diffusione non capillare di cartelli (alcuni ancora con l’indicazione dei vecchi giorni di raccolta), l’incidenza di persone anziane che non possono percorrere ogni volta 400-500 metri con i vari sacchetti di immondizie differenziate, le persone straniere che magari ancora non comprendono bene la lingua e, ovviamente, le persone che se ne infischiano delle regole, è chiaro che “il tappo salta”. Da mesi un insieme eterogeneo di sacchi di raccolta gialli o trasparenti (e neri) che siano, si accatastano di giorno in giorno insieme a contenitori di carta e vetro intorno alle casette o sparpagliati per terra. Degrado porta degrado, rifiuti portano rifiuti. È sconfortante, frustrante anche per i cittadini intenzionati a fare la raccolta differenziata perché si sentono abbandonati.

RifiutiGratosoglioCosa fare? In molti se lo sono chiesto in questi mesi, e non sono rimasti con le mani in mano. Hanno interpellato le autorità competenti, facendosi promotori di petizioni, istanze, reclami attraverso le associazioni di zona, rivolgendosi al Municipio 5, al Comune, all’Aler, alla Regione e ad Amsa. Sono trascorsi sei mesi senza nulla di fatto. Occorre aggiungere che Amsa, anche su richiesta di privati cittadini, interviene spesso al di fuori del calendario settimanale.

Una svolta si è ottenuta grazie all’intervento della consigliera regionale del Pd, Carmela Rozza, che dopo il sopralluogo effettuato ha chiesto urgentemente ad Aler e Regione una soluzione almeno temporanea in attesa di costruire nuove strutture ecologiche.

Difatti il 28 giugno c’è stato finalmente l’incontro tra Regione Lombardia, Aler, Amsa e il presidente del Municipio 5, Alessandro Bramati, a cui ha partecipato su espresso invito di Amsa anche Antonella Musella, in qualità di testimone e referente della Social Street Quartiere Gratosoglio, Basmetto e dintorni, di oltre 700 iscritti. «Abbiamo richiesto un intervento urgente di realizzazione di luoghi idonei di raccolta rifiuti per ogni caseggiato e, provvisoriamente, una soluzione alternativa quale l’apposizione di contenitori di rifiuti in aree dedicate per evitare la posa dei rifiuti al suolo. Inoltre – ha aggiunto Musella – considerate le temperature torride, il rischio igienico sanitario per la presenza di topi e insetti in prossimità dei rifiuti lasciati al suolo, i mesi trascorsi invano senza risposte alle richieste di un confronto risolutivo, abbiamo avvertito che in mancanza di una risoluzione anche provvisoria entro 15 giorni presenteremo formale esposto in Procura affinché sia garantita la salute e sicurezza di noi abitanti».

 

La posizione del Municipio 5

BramatiDopo l’incontro del 28 giugno il presidente del Municipio 5, Alessandro Bramati, ha diffuso il 4 luglio un comunicato, di cui riportiamo i passi salienti. Per la lettura integrale rimandiamo i lettori alla pagina Facebook del presidente.

“Due (sono) le problematiche (emerse dall’incontro del 28 giugno): l’abbandono di rifiuti ingombranti sul territorio. E il manifestarsi, dal mese di febbraio, del deposito di molti rifiuti domestici unitamente a rifiuti di ogni genere sui marciapiedi e nelle vicinanze delle “casette”. Per questo non possiamo non chiederci quali possano essere le ragioni che le hanno determinate e che stanno creando una vera emergenza. Esse sono: la scarsità di punti di raccolta, soprattutto nella parte sud del quartiere; l’incendio che alcune “casette” hanno subito negli scorsi mesi; la rimodulazione del servizio di raccolta passato da due a uno per l’indifferenziato, anche se Amsa rispondendo all’emergenza sta comunque garantendo più ritiri; l’inciviltà fino a comportamenti delinquenziali da parte di chi abbandona indiscriminatamente ogni tipo di rifiuto.

Nell’incontro sono emerse alcune azioni e proposte: noleggio da parte di Aler di cassonetti da posizionare nei punti scoperti: Aler e Amsa si sono incontrati per fare delle verifiche sui posizionamenti, pertanto potrebbero attivarsi a breve; individuazione delle risorse da parte di Aler e concessione di aree da parte del Comune per la realizzazione di nuovi punti di raccolta (processo che non ha tempi immediati); ulteriori attività di sensibilizzazione ai cittadini sulla differenziazione dei rifiuti e corretto conferimento nei punti di raccolta, promossa dal Municipio insieme alle realtà attive nel quartiere; attivazione di azioni di controllo, con telecamere mobili previste da contratto con Amsa e già in dotazione al Comune e di contrasto agli abbandoni che, vista la conformazione urbanistica aperta del quartiere, probabilmente sono effettuati anche da persone provenienti da altre zone”.

Francesca Mochi

(Luglio 2019)

 

Il Commento

Al fin, siam giunti

Finalmente, dopo circa 4 mesi, in cui i consiglieri di maggioranza del Municipio 5 hanno pervicacemente sostenuto che il problema dei rifiuti a Gratosoglio sud era provocato dall’inciviltà dei residenti e dalla negligenza di Amsa, il presidente del Municipio 5, Alessandro Bramati, si è mosso, scoprendo che mancano le casette dei rifiuti. Problema questo denunciato da mesi, più volte e da soggetti diversi, presupposto indispensabile per poter fare una raccolta differenziata degna di questo nome. Senza le casette, o perlomeno spazi dedicati, sia i percorsi di “sensibilizzazione” degli abitanti di Gratosoglio, che il posizionamento di telecamere proposti sarebbero vani.

Non è questione di polemica politica, come ha affermato a più riprese il presidente, ma di semplice riconoscimento delle responsabilità. Un presidente deve farsi carico dei problemi dei propri cittadini, anche quando questi sono provocati dalla propria parte politica.

La speranza adesso è che gli spazi per raccolta siano predisposti velocemente e che per le casette dei rifiuti non si debba aspettare anni. Visto che non si tratta di una gentile concessione di Aler, ma di un obbligo imposto dai regolamenti comunali.

S. F.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di dargli un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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