Bellezza e cultura ci salveranno

Con l’inaugurazione nel maggio scorso del campus della Fondazione Prada, la nostra città si è arricchita di un’istituzione di livello mondiale. La straordinarietà di questo evento non risiede però nell’importanza dell’operazione, che è assai rilevante,

fondazione-pradaCon l’inaugurazione nel maggio scorso del campus della Fondazione Prada, la nostra città si è arricchita di un’istituzione di livello mondiale. La straordinarietà di questo evento non risiede però nell’importanza dell’operazione, che è assai rilevante, ma nella sua localizzazione: non in una prestigiosa via del centro bensì in largo Isarco, zona Ripamonti, aldilà della circonvallazione esterna, confine di solito invalicabile per iniziative di questo genere. Siamo a pochi metri dallo scalo Romana, eterno incompiuto, ora parco spontaneo e rifugio di senza tetto. Alle spalle c’è la Casa Jannacci, che a quegli stessi senza tetto dà ospitalità. Bene: proprio qui, da due mesi si possono visitare mostre ed esposizioni, andare al cinema gratuitamente, così come portare bambini all’accademia a loro dedicata o partecipare a performance di danza.

È nato un generatore di cultura e bellezza, in grado di attrarre nella nostra periferia ogni mese decine di migliaia di visitatori da tutto il mondo, che promette di innescare un processo di sviluppo sociale e rigenerazione urbana. A questo proposito l’esempio della Tate Modern di Londra è illuminante: insediatasi nel 2000 in una ex centrale termoelettrica ristrutturata, in una zona considerata periferica, ha contribuito con i suoi 4 milioni di visitatori l’anno – che ne fanno il museo d’arte moderna più visitato al mondo – a trasformare radicalmente una parte della metropoli londinese.

Fatte le debite proporzioni, qualcosa del genere potrebbe nascere anche nella nostra periferia. Non conosco quale fosse la situazione del Bankside prima dell’arrivo della Tate, ma di certo la Zona 5 è già piena di vitalità e possibilità. Associazioni sportive e sociali, istituzioni culturali di tutti i livelli, una rete industriale e produttiva ricca e qualificata, università e istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, ampi spazi agricoli e zone verdi ne fanno un ambito cittadino dalle grandi potenzialità, spesso offuscate da problemi oggettivi – in particolare dal degrado urbano e dal problema della casa – che stendono su questa parte della città una coltre di cupezza e sfiducia.

Compito nostro – perché la politica siamo tutti noi – è creare le condizioni affinché opportunità e potenzialità si trasformino in fatti concreti. E la ricetta, accanto alla risoluzione dei problemi citati, è ripensare l’azione civile e politica in termini di occasioni di cultura e bellezza. Unica strada, questa, per allontanare paura e cinismo, liberare autostima, suscitare amore e cura per la nostra città, entusiasmo e voglia di fare.

Gli esempi di buone pratiche non mancano. A Milano in questi anni abbiamo osservato una rinnovata attenzione nei confronti del bello e della cultura, che ha rilanciato la città. Se qualcosa però è mancato è stata un’attenzione analoga alle periferie.

Qui la lotta quotidiana per risolvere piccoli grandi problemi ha assorbito tutte le energie. Di certo la prossima giunta non potrà “dimenticarsene” ancora e dovrà porre in cima alla lista delle cose da fare la qualità della vita nelle periferie. A nostro parere, ribadiamo, proprio partendo da cultura e bellezza. La sfida però non è solo per Palazzo Marino. La società civile deve superare i particolarismi e lavorare insieme a grandi progetti, su cui coinvolgere il numero più alto possibile di soggetti. Per esempio: è assurdo che non esista un unico grande cartellone delle iniziative culturali in cui fare convergere i diversi appuntamenti del Sud Milano e, perché no, in sede di programmazione, unirli laddove possibile, per alzare la qualità dell’offerta e fare di questa parte della città un polo culturale, in grado di attrarre turisti e nel contempo offrire piacere e orgoglio della propria città ai residenti.

Un’altra azione di autentico “protagonismo sociale” potrebbe essere la messa a fuoco di obiettivi trasversali da perseguire, sui quali sollecitare l’amministrazione. Un esempio di questo modo di procedere è il nascente progetto di “Ecomuseo del Naviglio Pavese”, che ha coinvolto associazioni, studenti del Politecnico e l’orchestra laVerdi, per una valorizzazione delle aree limitrofe al corso d’acqua e la realizzazione di un percorso ciclabile protetto, dalla Darsena a Rozzano.

Non è tutto: provate a pensare quale ricaduta positiva sulla zona potrebbe acquisire la recente iniziativa del Comune di rendere disponibili agli street artist muri e palizzate ferroviarie (attualmente imbrattati da tag), se questa coinvolgesse scuole, artisti e associazioni culturali per la realizzazione di opere di valore artistico, in un progetto coordinato. Magari da un soggetto come Fondazione Prada? Un sogno, per ora. Che può diventare realtà. Basta volerlo.

Stefano Ferri

(luglio 2015)

Elisa Paci, 24 anni, laureata in Comunicazione e Società (Scienze Politiche), blogger e fotografa, ha uno spirito internazionalista, che la porta a viaggare a Milano e nel mondo, in aiuto di chi non ce la fa, siano persone, interi popoli o piccole redazioni digitali. Per lei il reaggae è il massimo.

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