Beppe Sala, l’uomo di Expo “suggerito” da Renzi per Palazzo Marino

Beppe Sala, se fossimo aldilà dell’oceano sarebbe “The man of the year”. Qui da noi è l’uomo di Expo, che quasi tirato per la giacchetta è sceso nell’agone politico milanese, sospinto da Renzi e, conseguentemente,

, Beppe Sala, l’uomo di Expo “suggerito” da Renzi per Palazzo Marino

PRImarieSacchi

Beppe Sala, se fossimo aldilà dell’oceano sarebbe “The man of the year”. Qui da noi è l’uomo di Expo, che quasi tirato per la giacchetta è sceso nell’agone politico milanese, sospinto da Renzi e, conseguentemente, mal sopportato da una fetta della Sinistra. Paradossalmente però, avendo incassato l’appoggio di quasi tutta la giunta Pisapia, appare, più lui che gli altri candidati, il prosecutore del lavoro portato avanti da Palazzo Marino in questi ultimi cinque anni. Per il suo profilo di manager di successo arruolato dalla politica è visto come il fumo negli occhi anche dalla Destra, che con lui sente restringersi lo spettro delle possibilità di produrre un candidato all’altezza per Palazzo Marino. Non per niente sono arrivati nei mesi scorsi endorsement “pelosi” dai vari Berlusconi e De Corato che puntano sulla sua sconfitta il 7 febbraio. E altri ne arriveranno prima del voto delle primarie, che secondo molti sono per lui lo scoglio più difficile. «Se sarò io il 12 giugno il candidato del Centrosinistra per gli altri non ce n’è». Ha affermato Sala in più occasioni, forse con troppo ottimismo e un po’ di “bausceria”. Ma sono in molti a pensarla così. E a sostenerlo proprio per questo.

Dalla sua ha il grande successo di Expo (aldilà delle stantie polemiche sui conti), una scommessa vinta quando nessuno ci credeva e, giustamente, lo ribadisce con orgoglio «La mia esperienza e le mie relazioni coltivate durante l’esposizione universale saranno al servizio della città, per continuare il lavoro di rilancio iniziato con questa amministrazione». Certo non ha il pedigree di sinistra, anzi. Ma lui sostiene di esserlo sempre stato, «chiedetelo a Letta e a Prodi» ha detto tempo fa, ma i panni del politico ancora gli stanno stretti e lo si è visto, soprattutto negli incontri pubblici, dove non ha mostrato la scioltezza retorica e la conoscenza del territorio dei suoi avversari

Proprio dalla sua nuova veste di politico e aspirante amministratore di una città complessa come Milano è partita la nostra intervista.

Lei è un po’ un neofita della politica, che giudizio dà di questa sua nuova esperienza?
«Positivo, indubbiamente. In particolare ci  sono due cose che mi piacciono moltissimo. La prima è l’entusiasmo civile delle persone, soprattutto dei giovani, che partecipano e danno il loro contributo con l’unico obiettivo di fare più bella la nostra Milano. La seconda che si conoscono moltissime realtà, sociali e imprenditoriali, la cui ricchezza è eccezionale. Per uno curioso ed entusiasta come me sono cose bellissime».

Non conoscere nel dettaglio la realtà sociale della città e non essere un politico non è un handicap?
«Ho pensato molto se candidarmi, ma nel momento in cui l’ho fatto mi sono trovato circondato da una macchina politica, composta da ben sette assessori e da moltissime persone di esperienza, che mi accompagneranno nella formulazione della proposta politica e, se sarò sindaco, nella sua attuazione. E questo mi dà garanzie, e la dà soprattutto a Milano. Inoltre mi pare, che oggi come oggi, la questione non sia tanto l’individuazione dei problemi, ma la loro soluzione. Andando in giro per Milano e ascoltando le persone ho notato che i problemi sono ricorrenti. Ecco io mi propongo alla città per trovare, forte della squadra che mi sostiene, le soluzioni».

SALA - WEBQuale soluzione allora per il problema case popolari?
«Io penso che si debba lavorare su tre livelli: la sistemazione degli edifici, la sicurezza, la socialità. Per intervenire sulle manutenzioni bisogna trovare le risorse nel bilancio, nei bandi nazionali ed europei, con privati e terzo settore e anche, se sarà necessario, vendendo quote delle aziende partecipate. Sicurezza e socialità sono temi tra loro legati, oltre al doveroso controllo del territorio, e il Comune deve fare la sua parte perché le persone in difficoltà siano aiutate, mentre quelle che delinquono siano punite, bisogna fare il possibile perché aziende, commercianti, terzo settore e si insedino in quei quartieri, e non solo concedendo affitti agevolati. Solo in questo modo i quartieri periferici potranno ripartire sprigionando tutte le loro risorse, che sono tantissime».

Alcuni quartieri sono abitati in maggior parte da stranieri e questo, talvolta, crea problemi…
«Certamente bisogna rivedere i criteri con cui le graduatorie vengono formate, differenziandole alla luce della necessità di determinare nei quartieri il giusto mix sociale, non solo tra italiani e stranieri, ma anche tra giovani e anziani, single e famiglie, persone in difficoltà economica e chi non lo è».

Nel suo programma c’è scritto per una Milano più bella, c’è spazio anche per periferie più belle?
«Milano sarà più bella se continueremo a lavorare perché sia più verde, ciclabile, ben collegata dal trasporto pubblico, con sistemi di condizione dei mezzi di trasporto, attiva e laboriosa soprattutto nelle periferie. La mia idea di valutare attentamente la possibilità di scoperchiare i Navigli va proprio in questa direzione: pensi la zona sud della città come ne gioverebbe se dal Naviglio pavese e da quello Grande fosse possibile, in bici, arrivare in centro e poi fino alla Martesana».

Le abbiamo sentito dire che se sarà candidato sindaco scriverà il programma insieme ai cittadini, conferma?
«Se sarò il candidato Sindaco mi incontrerò con i cittadini, per scrivere insieme su un pezzo di carta  l’elenco delle cose da fare e le priorità. Insieme penseremo alle soluzioni e poi le modalità di intervento».

Decentramento, quali funzioni per i nuovi municipi.
«Sono convinto che le zone e i futuri municipi siano una risorsa per chi amministra e per i cittadini. Da Palazzo Marino è impossibile avere il polso di tutto quello che accade in città. Quindi per lavorare bene è necessario attribuire ai municipi budget e funzioni specifiche, mantenendo però il controllo della stazione appaltante per i bandi più importanti, per evitare sprechi».

Mobilità, la candidata Balzani ha detto che vuole introdurre il biglietto gratis per chi viaggia con i mezzi di superficie, è d’accordo?
«No, non sono d’accordo. Se introducessimo una misura di questo tipo il pericolo sarebbe di non avere un flusso di cassa diretto per fare fronte alle spese di manutenzione e sviluppo della rete. Piuttosto punterei tutto sul tema della città metropolitana, questione centrale per i trasporti, per arrivare a una integrazione dei biglietti, eliminando, per esempio, le tariffe differenziate sulle linee del metrò per chi esce o entra in città».

Ultima domanda. Bilancio economico di Expo, lei dice che è in attivo, altri sostengono di no, o perlomeno che non si capisce dai dati forniti, che invece come candidato sindaco avrebbe dovuto già fornire.
«Ho presentato nei giorni scorsi il bilancio preconsuntivo in Commissione Bilancio del Comune e il patrimonio netto finale è in positivo, che è quello che conta. Tutti sanno che il bilancio vero e proprio verrà presentato tra marzo e aprile, come fanno tutte le società. Inoltre tutto è stato e sarà certificato da una società terza specializzata. Detto questo mi sembra una polemica assurda. Expo è stato indubbiamente un successo per la città e l’intero paese. A Milano sono venuti 60 capi di Stato, le esportazioni del settore alimentare italiano hanno avuto un picco mai registrato, il turismo in città è cresciuto in modo significativo, così come il lavoro. Disconoscere tutte questo è pretestuoso».

Stefano Ferri
Illustrazione: Franco Portinari

(gennaio 2016) 

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di dargli un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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