Biscardini: «La riapertura dei Navigli rilancia le nostre periferie»

La riapertura dei Navigli potrebbe avvantaggiare esclusivamente le zone centrali di Milano, escludendo le periferie? La realizzazione di questa rete, che assume sempre più i connotati di una nuova “infrastruttura”, può essere vista come un’opera

De CesarismoLa riapertura dei Navigli potrebbe avvantaggiare esclusivamente le zone centrali di Milano, escludendo le periferie? La realizzazione di questa rete, che assume sempre più i connotati di una nuova “infrastruttura”, può essere vista come un’opera classista? Sono queste le domande che alcuni si pongono, alla luce anche del referendum di MilanoSiMuove, che prevede in parte il finanziamento dell’opera con la vendita di beni pubblici.

Lo studio di fattibilità per la riapertura dei Navigli – realizzato dagli architetti del Politecnico per il Comune – è stato presentato nelle settimane scorse ben due volte ai cittadini, vista la loro grande partecipazione, alla presenza della vicesindaco Ada Lucia De Cesaris. In un lungo colloquio con il presidente dell’Associazione “Riaprire i Navigli – Per una nuova Milano”, Roberto Biscardini, il nostro giornale aveva riportato sul numero di aprile quello che, in sostanza, prevede la realizzazione di quest’opera.

Qualche giorno fa, siamo tornati a bussare alla porta del suo studio, per indagare il rapporto tra il progetto e le nostre periferie. L’architetto, ex senatore e presidente della Commissione Urbanistica del Comune, è stato molto chiaro a riguardo. Quindi, anche alla luce del progetto di riapertura del Naviglio, chi abita le zone più periferiche di Milano, ma anche chi vive nei comuni dell’hinterland, deve avere due obiettivi. Il primo: quello di chiedere una città più giusta per tutti, cioè democratica e bella, rivendicando anche una riqualificazione delle proprie zone. Il secondo deve avere a disposizione dei mezzi di trasporti pubblici e accessibilità, ad esempio verso il centro, affinché questo – il centro appunto – non sia solo di chi lo abita, ma dell’intera cittadinanza. Dunque, così come il Duomo non è la cattedrale di chi abita nella piazza, i Navigli, seppur scorrono intorno al centro storico, non vengono riaperti per arricchire chi abita quelle zone, ma per favorire gli interessi generali della collettività. Biscardini ha, poi, aggiunto: «Con la riapertura dei Navigli la bellezza della città tornerà ad essere patrimonio di tutti». Infatti, oltre a collegare due zone opposte di Milano, come Melchiorre Gioia e la Darsena, questi 8 chilometri, interni alla città, rimetteranno in comunicazione i 140 chilometri di Navigli lombardi e i loro stupendi paesaggi. Dal Ticino all’Adda, dal Lago Maggiore a quello di Como, scorrendo giù per Robecco, Pavia e la sua Certosa fino a Trezzo o Paderno d’Adda. Località tutte da scoprire e che sono ben descritte attraverso le fotografie presenti nel libro dell’Associazione.

In questo scenario bisogna considerare anche il lavoro che nelle Zone 5 e 6 stanno facendo le associazioni per progettare una riqualificazione dell’asta del Naviglio Pavese con la realizzazione di percorsi ciclo pedonali dalla Darsena a Rozzano. Progetto a cui si affianca la recente costituzione dell’Ecomuseo, che ha l’obiettivo di far conoscere e apprezzare le bellezze di questa parte della città, per accelerare il processo per il quale le zone periferiche possono essere, ed alcune realtà lo stanno già diventando, nuove centralità cittadine.

Si tratta di un’opera davvero vasta e ambiziosa ed è per questo che il presidente Biscardini ha chiesto alla Regione, in una conferenza tenutasi al Grattacielo Pirelli il 24 giugno, di appropriarsi del progetto così che non sia più solo urbano ma regionale. E l’invito è stato ben accolto sia dal presidente del Consiglio Lombardo, Raffaele Cattaneo, sia dall’assessore all’Economia, Crescita e Semplificazione, Massimo Garavaglia. Intanto, è stato lanciato il “Fondo per lo Sviluppo Urbano”-che prevede una partecipazione di capitali – sviluppato con la Banca europea degli investimenti (Bei) che coinvolge Comune, istituti finanziari e privati. Ma, adesso, il testimone passa alla Regione e si attende un Accordo di Programma.

Oreste Sorace

(luglio 2015)

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

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