Bocciata la sanità lombarda: il Pirellone ha 4 mesi di tempo per cancellare le leggi Maroni – Formigoni

La sanità lombarda bocciata senza appello. L’Agenas, l'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari, il 16 dicembre ha in un lungo rapporto di oltre 70 pagine decretato quello che i lombardi hanno sperimentato sulla propria pelle:

La sanità lombarda bocciata senza appello. L’Agenas, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari, il 16 dicembre ha in un lungo rapporto di oltre 70 pagine decretato quello che i lombardi hanno sperimentato sulla propria pelle: la legge 23, detta legge Maroni, che nel 2015 completò il lavoro della legge 33/2009 dell’era Formigoni non funziona, anzi è da rifare.

I rilievi contenuti nell’’Analisi del modello e risultati raggiunti a cinque anni dall’avvio” della legge 23/2015, approvata in via sperimentale perché già allora aveva sollevato dei dubbi sulla sua efficacia e sulla conformità con la legislazione nazionale, sono stati redatti da un gruppo di esperti della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Agenas, guidati dal direttore generale Domenico Mantoan, ex capo della Sanità in Veneto (gradito alla Lega).

Le criticità emerse sono quelle che, purtroppo, conosciamo e che la pandemia ha reso ancora più evidenti: l’equiparazione delle strutture sanitarie private a quelle pubbliche, con le prime che operano in modo non coordinato, concentrando i servizi solo su quelli redditizi; l’abolizione delle Asl, la creazione di Distretti sanitari sovradimensionati e svuotati di specifiche strutture per fare medicina territoriale, la mancata prevenzione e il non coordinamento tra strutture territoriali ed ospedaliere.

Alla luce di questi rilievi l’Agenas chiede alla Regione di porre rimedio alle storture e di garantire ai lombardi livelli di assistenza adeguati, riallineando il sistema sanitario regionale alle regole nazionali che tutte le altre Regioni già rispettano. In particolare ripensando “l’organizzazione dell’assistenza territoriale, sia sanitaria che sociosanitaria, e della prevenzione”. Bocciata anche la divisone del sistema in delle Asst e Ats, con quest’ultime devono tornare a essere distretti, perché questo non ha garantito il necessario coordinamento delle strutture sanitarie regionali, pubbliche e private, per quanto riguarda la cura e la prevenzione delle malattie dei lombardi, soprattutto “dei pazienti più fragili”. Pollice verso anche nell’equiparazione pubblico-privato, per anni considerata l’eccellenza del sistema lombardo. La mancanza definizione di compiti e prestazioni ha generato difficoltà nell’assegnazione del budget di spesa e conseguente controllo della spesa.

Visto il rapporto dell’Agenas, il ministro della Salute Roberto Speranza ha dato un aut aut alla maggioranza di Centrodestra del Pirellone: un mese di tempo per iniziare a riscrivere la legge, quattro per portarla in Consiglio regionale. Al momento però, come denunciato al nostro giornale, in Commissione Sanità della Regione ancora non si è iniziato neanche a discuterne, nonostante partiti, sindacati di categoria, comitati e specialisti come il dottor Vittorio Carreri (leggi qui l’intervista) da tempo hanno evidenziato i problemi e indicato possibili soluzioni per la sanità lombarda.

La speranza di noi cittadini “padani” è che, vista la qualità delle strutture sanitarie lombarde e del personale medico e paramedico, sia pubblico che privato, il Centrodestra prenda atto del fallimento e si muova conseguentemente, senza barricarsi in difese ideologiche dell’esistente, per interessi partitici, a solo scapito dei cittadini lombardi.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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