Bruce Springsteen e Vinicio Capossela

Bruce Springsteen, Western Stars – Sony Cinque anni dopo High Hopes, l’ultimo album in studio, ecco il nuovo disco Western Stars, il diciannovesimo capitolo di una straordinaria carriera. Ormai vicino alla soglia dei settanta anni Bruce

Bruce Springsteen, Western Stars – Sony

Cinque anni dopo High Hopes, l’ultimo album in studio, ecco il nuovo disco Western Stars, il diciannovesimo capitolo di una straordinaria carriera. Ormai vicino alla soglia dei settanta anni Bruce Springsteen decide, in assoluta libertà artistica, di fare un disco molto diverso da tutti quelli fatti in precedenza, un lavoro che attraverso i suoi tredici brani e il grande utilizzo di archi è in bilico tra essere la colonna sonora di un film western, le cadenze e le atmosfere cinematografiche, e il grande pop californiano di qualità.

Tra i brani sono da segnalare Tucson Train, dove ci sembra di viaggiare tra le sterminare praterie americane, la title-track Western Stars intima ed introspettiva, sicuramente uno dei momenti migliori del disco, la divertente, gioiosa e ritmata Sleepy Joe’s Cafe, mentre piace anche Chasin’ Wild Horses, con una bella steel guitar in primo piano su un maestoso ed epico tappeto sonoro di archi. Notevoli anche nella loro brillante maestosità Sundown e Stones e il brano che chiude il disco, Moonlight Motel, è un eccellente momento intimo e acustico.

Un lavoro che sta facendo discutere i numerosi fan, alcuni gli rimproverano i troppi violini e un certo imborghesimento, ma che in realtà è un gran bel disco con un Bruce Springsteen veramente inaspettato, con rimandi ad artisti come Roy Orbison, Jimmy Webb, Glen Campbell e Neil Diamond, ma che, grazie alla bellezza di molte canzoni e alla sua splendida voce, ci piace comunque molto, nonostante qualche momento soporifero causato da alcuni pesanti arrangiamenti degli archi.

 

Vinicio Capossela, Ballata per uomini e bestie – La Cupa

Vinicio Capossela conferma con questo nuovo lavoro, Ballate per uomini e bestie, il suo immenso talento, la sua genialità, il grande coraggio nel ricercare e sperimentare, la sua notevole personalità, caratteristiche che lo rendono veramente unico nel panorama della canzone d’autore. Questo disco è una vera opera d’arte, affasci- nante, ricca di invenzioni musicali, colto e popolare nello stesso tempo, e con un linguaggio di altri tempi af- fronta temi attuali, schierandosi apertamente in maniera molto chiara e precisa, tra rabbia, magia, ironia e protesta. Circondato da talentuosi musicisti, tra cui Marc Ribot, Jim White, Daniele Sepe, Teho Teardo e persino una orchestra, la Bulgarian National Radio Symphony Orchestra, ci conduce tra folk, rock, ritmi e cadenze popo- lari, momenti bandistici ed esotici, tra quattordici brani di grande spessore che lasciano un profondo segno nell’ascoltatore, a partire dalle cupe atmosfere dell’iniziale Uro, alla splendida ballata acustica Il povero Cristo, a Il testamento del porco, divertente e trascinante folk popolare, alla indiavolata Nuove tentazioni di Sant’Antonio. Da segnalare anche la bandistica I musicanti di Brema e la lunga Le loup garou, una splendida cavalcata mu- sicale, ma è veramente tutto il disco ad affascinare. Vinicio Capossela è veramente incredibile nella sua grande capacità di stupirci ed ammaliarci ad ogni disco e questo è sicuramente uno dei migliori dischi italiani dell’anno da ascoltare e gustare con grande attenzione.

 

Le segnalazioni di Beppe

Rory Gallagher, Blues, voto: 8

Mavis Staples, We get by, voto: 8

Santana, Africa speaks, voto: 7.5

The Winstons, Smith, voto: 7.5

Cisco, Indiani e cowboy, voto: 7.5

Nomadi, Milleanni, voto: 7

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