Campus della Pace al Gratosoglio, dal 18 al 24 febbraio, con Don Ciotti e Romano Prodi

Giustizia, convivenza e solidarietà. Possono essere queste le parole d’ordine del III Campus della pace di
Gratosoglio? A questa
domanda don Giovanni, parroco di San Barnaba e di Maria
Madre della Chiesa ha un momento di indecisione. Poi

Pace, Campus della Pace al Gratosoglio, dal 18 al 24 febbraio, con Don Ciotti e Romano Prodi

532b0dd3bcdcc-1024x683Giustizia, convivenza e solidarietà. Possono essere queste le parole d’ordine del III Campus della pace di
Gratosoglio? A questa
domanda don Giovanni, parroco di San Barnaba e di Maria
Madre della Chiesa ha un momento di indecisione. Poi risponde: «Potrebbero». E noi, dopo aver letto il programma del Campus che porterà a Gratosoglio decine di ragazzi e personalità impegnate nella difficile strada della convivenza e della pace, capiamo le sue titubanze. Tre parole per descrivere questa grande iniziativa sono decisamente poche.

Se si scorre infatti l’elenco delle personalità che incontreranno questo gruppo di straordinari ragazzi europei si sobbalza sulla sedia per la qualità dei relatori. Ci sono Romano Prodi nella sua veste di inviato dell’Onu in Sahel, c’è don Ciotti, c’è la vicesindaco Anna Scavuzzo, ci sono manager, scrittori, professori e giornalisti importanti, come Giangiacomo Schiavi del Corriere della Sera. E poi ci sono spettacoli e reading interreligiosi.

maxresdefault«I veri protagonisti però sono i giovani – ci tiene a precisare don Giovanni – che spero siano tanti. Per ora ci hanno dato la loro adesione i ragazzi di Libera, dell’Oklahoma, i Comboniani, scout cattolici e musulmani, i ragazzi della comunità islamica e dei nostri oratori di Gratosoglio». E poi i ragazzi provenienti dalla comunità parrocchiale di Saint Denis, nei pressi di Parigi, da un liceo e un’associazione contro la guerra di Sarajevo e dall’università protestante di Marburgo. Tutti saranno ospitati da famiglie del quartiere.

«I giovani sono loro la nostra speranza – ci spiega don Giovanni –. Troppo spesso ci si dimentica che ci unisce un destino comune, della dignità dell’altro che è pari alla nostra, dell’essere chiamati a mettere mano da protagonisti a questa storia e a questa città che ci è stata consegnata; e allora cresce la paura, la voglia di alzare barricate e di difendersi e si creano tensioni che chissà, un giorno, cavalcate da qualche ideologia estremistica e da una crescente povertà culturale ed economica, potrebbero degenerare in violenza. I giovani sono chiamati a svolgere un compito rivoluzionario: fare del nostro mondo un colorato arcobaleno, in cui la presenza multietnica e multireligiosa contribuisca alla ricchezza dei colori».

Il programma del Campus, il cui tema di quest’anno è “Giustizia è pace”, si svolgerà dal 18 al 24 febbraio, e avrà come base la parrocchia di Maria Madre della Chiesa, in via Saponaro 28. L’obiettivo degli incontri è proporre ai ragazzi nuove conoscenze ed esperienze, prospettive inedite, anche attraverso la denuncia delle ingiustizie, ma sempre puntando a indicare possibili strade o ambiti di riflessione per agire consapevolmente nella complessità del mondo odierno. In un’ottica inclusiva però, «da arcobaleno», come dice don Giovanni.

Analizzato per macrotemi, il programma del campus prevede che lunedì 18 i ragazzi si confrontino sul tema della mafia, parlando anche di vittime e colpevoli e di come affrontare un cammino di riconciliazione. Martedì invece si parlerà di spazi abitativi in città, con una visita insieme all’assessore Rabaiotti al Villaggio Barona, dove si sperimenta l’esperienza della comunità. Mercoledì il tema sarà l’economia e giovedì la politica internazionale. Venerdì infine l’attenzione si concentrerà su Milano e i suoi (nuovi) abitanti. Presente la vicesindaco Scavuzzo. «Durante le sere invece – continua il don – tutti assieme ci metteremo in ascolto di quei giusti che, in un tempo di male, sono stati capaci di compiere scelte alternative. Leggeremo insieme al suo autore, Faruk Sehic, brani del libro, “Il mio fiume”, ascolteremo, letto da donne delle tre religioni monoteiste, un’ebrea, una musulmana e una cattolica, un brano su Abramo il Giusto, tratto dall’Antico Testamento. Infine assisteremo allo spettacolo teatrale “A come Srebrenica”, scritto e interpretato da Roberta Biagiarelli. Ma soprattutto staremo insieme per sperimentare la “convivialità delle differenze”».

Il programma dettagliato del Campus lo si trova qui. Sul sito è possibile anche iscriversi agli incontri. «Anche per uno o due, se lo studio o gli impegni non permettono la partecipazione all’intero campus», è l’invito finale ed accorato di don Giovanni, che conclude «sarà un’esperienza unica: venite!».

Adele Stucchi
(gennaio 2018)

 

L’appello di don Giovanni:
«dateci una mano»!

salatino_800_2144680La scommessa di questa terza edizione del Campus della Pace è da far tremare i polsi, anche da un punto di vista organizzativo. Ma non sempre ci si può affidare solo alla Provvidenza! L’appello di don Giovanni al quartiere è di dare prova concreta di ospitalità, indipendentemente dal credo o dalla nazionalità.

Chi è disponibile ad aiutare scriva ai sacerdoti o scriva una mail a campusdellapace@gmail.com. Si può fare di tutto, dalla cucina alla sistemazione degli ambienti, dal- l’accompagnamento all’assistenza, fino ad accogliere in casa i giovani europei.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di dargli un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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