Carraro, il Tar dà ragione al Comune, confermata l’azienda vincitrice della gara del 2017

È arrivata oggi la sentenza del Tar sulla vicenda giudiziaria del Carraro, che aveva visto bloccare l’avvio dei lavori con ricorsi contrapposti presentati dalle due aziende che parteciparono alla gara del 2017 per la riqualificazione

È arrivata oggi la sentenza del Tar sulla vicenda giudiziaria del Carraro, che aveva visto bloccare l’avvio dei lavori con ricorsi contrapposti presentati dalle due aziende che parteciparono alla gara del 2017 per la riqualificazione del centro sportivo.

«Con un dispositivo molto chiaro, finalmente il Tar ha posto fine alla querelle tra le imprese in gara per l’appalto di riqualificazione del centro sportivo Carraro, dando ragione al Comune di Milano e aggiudicando l’appalto alla ditta Di Cataldo – ha dichiarato l’assessora allo Sport Roberta Guaineri -. Spiace constatare come, ancora una volta, a causa di diatribe tra imprese, chi ne ha fatto le spese sia il mondo dello sport.

Ora andiamo avanti con entusiasmo e, dopo aver espletato le formalità necessarie, confidiamo nell’apertura del cantiere tra le fine dell’anno e l’inizio del prossimo. Sono felice per tutte le Associazioni sportive che in circa dodici mesi potranno finalmente ritornare nell’impianto, la loro casa».

Meno entusiasta e recriminatorio il presidente di Municipio 5 Alessandro Bramati, che così ha commentato la sentenza dalla sua pagina Facebook: «A breve dovrebbe essere riprogrammata la Commissione Comunale sul tema, sospesa venerdì scorso per aspettare la sentenza uscita oggi. Mi auguro che la citata Commissione sarà l’occasione anche per una valutazione complessiva su come è stata gestita la situazione, e magari riproporrò qualche domanda ancora senza risposta».

Dal canto nostro, l’unico nostro augurio, è che si guardi avanti e che i lavori possano iniziare al più presto.

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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