Casa Chiaravalle insieme ad altre 4 cooperative ha detto no al nuovo bando per l’accoglienza della prefettura di Milano

30 giugno. A un anno dall’inaugurazione Casa Chiaravalle, il più grande bene confiscato alla criminalità organizzata in Lombardia, chiude il Centro di Accoglienza Straordinaria (Cas), in cui aveva ospitato una settantina di persone immigrate, soprattutto

, Casa Chiaravalle insieme ad altre 4 cooperative ha detto no al nuovo bando per l’accoglienza della prefettura di Milano

30 giugno. A un anno dall’inaugurazione Casa Chiaravalle, il più grande bene confiscato alla criminalità organizzata in Lombardia, chiude il Centro di Accoglienza Straordinaria (Cas), in cui aveva ospitato una settantina di persone immigrate, soprattutto famiglie e donne con bambini. Difatti, Passepartout, Consorzio di Imprese Sociali di cui Casa Chiaravalle fa parte, si è rifiutato di partecipare ai nuovi bandi indetti a marzo dal Prefetto di Milano. Con un’azione concordata con altre quattro cooperative sociali lombarde (Coop Lotta Contro l’Emarginazione Onlus, Diapason Cooperativa Sociale, Fuori Luoghi Onlus, Il Melograno Onlus, alcune facenti parte del CNCA Lombardia), ha fatto ricorso al Tar del Lazio contro il decreto Salvini, mentre le Centrali Cooperative Legacoop e Confcooperative a loro volta hanno presentato un’istanza di annullamento in autotutela.

Difatti i nuovi bandi, scaduti a marzo, appaiono illegittimi in quanto con la riduzione delle tariffe da 35 euro (previsti prima del Decreto Salvini) a 21,90 al giorno per migrante, penalizzano tutte le attività di integrazione e inclusione portate avanti dalle organizzazioni affinché il rifugiato possa nel periodo di accoglienza apprendere la lingua italiana e un lavoro. Per Silvia Bartellini, presidente di Passepartout, quello dell’inclusione nella società di chiunque si sia trovato ad un certo punto della sua vita a esserne escluso per i motivi più diversi, è un bisogno e un diritto (con i doveri che ne conseguono) di chi abita un territorio a prescindere dal luogo in cui è nato.

IncontroCasaChiravalle

«Il ricorso al Tar del Lazio- spiega Silvia – è stata una reazione democratica al decreto sicurezza Salvini e all’impostazione dei nuovi bandi, culturalmente e socialmente sbagliati oltre che economicamente insostenibili, precisa aggiungendo che «il taglio delle rette previsto dai nuovi bandi usciti in tutta Italia, va a discapito sia delle professionalità degli operatori che lavorano nelle strutture dell’accoglienza diffusa sia dei servizi di integrazione forniti agli ospiti. Noi tutti lavoriamo da molti anni nell’accoglienza di persone in situazione di fragilità e quella dell’inclusione e dell’integrazione è l’unica alternativa a un sistema di puro assistenzialismo che allontana invece dalla cura e dall’attenzione verso la persona. A tutto questo abbiamo detto uniti fermamente no».

Tuttavia Casa Chiaravalle non getta la spugna e si riorganizza per continuare a dare centralità alla persona non solo attraverso l’accoglienza, ma anche tramite il tema ambientale, l’educazione e la cultura. Con OpenFest, festival per Persone, intende far incontrare le persone “attraverso le storie e le note degli artisti” invitati nei weekend da maggio a settembre.

Certo, aver conosciuto e frequentato Casa Chiaravalle durante le fasi più attive e felici in cui ospitava una sessantina di rifugiati, soprattutto donne con bambini, per le quali erano stati organizzati laboratori di cucito mentre i bambini frequentavano le scuole locali,  e aver scorto nei giorni scorsi l’ammucchiarsi delle valigie fuori dalle porte di coloro che erano in procinto d’essere trasferite in altri centri, perdendo nuovamente la connotazione  simbolica della “casa”, e lo scomparsa delle macchine da cucire, crea un forte senso di disorientamento, incredulità e frustrazione.

Porti chiusi | Porte aperte è stato il nome del dibattito aperto il 2 luglio scorso da Silvia Bartellini, moderato dal direttore di Vita Magazine Stefano Arduini e proseguito dai rappresentanti delle 4 cooperative fuori dal sistema Cas: Lamberto Bertolé, presidente del Consiglio Comunale di Milano, Paolo Oddi, avvocato Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) Michele Usuelli, consigliere Regione Lombardia per Più Europa e Alessandro Metz, armatore sociale di Mediterranea Saving Humans, in diretta sintonia con la disobbedienza civile della Capitana Carola Rakette di Sea Watch.

 

Info: www.retepassepartout.it   Passepartout Consorzio di Imprese Sociali

Francesca Mochi
(Luglio 2019)

 

Il decreto Immigrazione – Sicurezza

In sintesi: Il Decreto “immigrazione-sicurezza” n. 113/2018, convertito in Legge n. 132/2018, contiene misure che prendono di mira stranieri, manifestanti, occupanti e marginali colpevoli di “bivaccare” per strade, piazze e adesso anche per ospedali.

È un provvedimento che priva sostanzialmente i migranti dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione italiana e dai Trattati internazionali in materia di accoglienza, detenzione, garanzie processuali, riducendo il problema dell’immigrazione ad una questione di sicurezza, creando un circuito carcerario dal quale difficilmente il richiedente asilo potrà sottrarsi, e che elimina gli strumenti ad oggi esistenti finalizzati all’integrazione degli stranieri.

L’effetto che produrrà il decreto sicurezza sarà esattamente l’opposto di quello dichiarato in quanto limita e penalizza l’inclusione e crea fenomeni di esclusione sociale, criminalizzazione e “clandestinizzazione” dei migranti che diventeranno oggetto di sfruttamento e con tutti i problemi connessi alla marginalizzazione e all’impossibilità di avere documenti regolari.

È lampante la volontà di restringere i diritti e le degli individui e di creare nuove forme di tensione sociale.

 

(Da Giuristi democratici, Sintesi delle disposizioni della Legge 132/18, http://www.giuristidemocratici.it)

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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