Centro Vismara: 10 domande sul “nuovo corso”

Sull’attività del “Peppino Vismara” avevamo informato i nostri lettori nel giugno 2011: “è un  luogo dove i disabili trovano accoglienza, calore, aiuto”, dicevamo. Cos’è cambiato da allora e, soprattutto, quali sono i progetti della Fondazione

, Centro Vismara: 10 domande sul “nuovo corso”

Sull’attività del “Peppino Vismara” avevamo informato i nostri lettori nel giugno 2011: “è un  luogo dove i disabili trovano accoglienza, calore, aiuto”, dicevamo. Cos’è cambiato da allora e, soprattutto, quali sono i progetti della Fondazione Don Gnocchi che ha preso in carico dal 1° giugno 2013 questo grande polo socio-educativo e riabilitativo di proprietà dell’Opera Diocesana per la preservazione e diffusione della fede di Milano? Lo abbiamo chiesto a Lino Lacagnina, Responsabile pro tempore del Centro, che dopo tanti anni è tornato a occuparsene per gestire questa fase di transizione. «Sì, avevo lavorato qui i primi cinque anni della vita del Centro – conferma – ho avviato io questa struttura, più di vent’anni fa…».

Signor Lacagnina, in che condizioni ha ritrovato il Centro dopo tanti anni?
«Ho trovato un’evoluzione notevole nell’ambito della riabilitazione e quindi della neuropsichiatria infantile; c’è stata un’espansione di quel settore, a discapito degli spazi di quello che è oggi il CDD (centro diurno disabili) che ha però conservato i 30 posti di allora. Anche qui ho ritrovato un buon livello di qualità d’intervento, che era già molto avanzato. E lo sviluppo qualitativo c’è stato anche per la CSS (comunità socio sanitaria alloggio per disabili): 8 erano, 8 sono ancora oggi. E’ rimasto invece penalizzato l’ambito dei minori non disabili, che nel momento del passaggio versava già in difficoltà e che stiamo cercando di rilanciare. Infatti la comunità minori era già stata chiusa qualche mese prima che arrivasse il Don Gnocchi».

Per difficoltà di tipo economico?
«Sì. Durante la trattativa Don Gnocchi/Don Calabria, abbiamo detto che avremmo rilevato tutta l’attività, quindi compresa la comunità dei minori (ambito disagio giovanile), ma quando la Curia ha scelto di dividere la proprietà, affidandone una parte al Don Gnocchi e una parte al Milan, a quel punto la situazione è ulteriormente peggiorata, perché, oltre alle difficoltà economiche gestionali per il fatto che i comuni non mandano i ragazzi per mancanza di soldi, è venuta meno la struttura dove risiedeva la comunità minori, collocata nella parte via Selvanesco, cioè quella oggi presa dal Milan, dallo stadio in là. Insomma, un cortocircuito».

Cos’ha comportato questa divisione della proprietà?
«Il nuovo comodato è stato fatto contemporaneamente con il Milan e con il Don Gnocchi: a partire dal giugno 2013, noi abbiamo acquisito un diritto superficiario in comodato d’uso non oneroso, mentre il Milan ha un comodato oneroso; a noi per 20 anni, al Milan per 10 anni. Ma ciò vuol dire che, permessi permettendo, noi possiamo anche edificare su una certa volumetria che lo prevede. La proprietà ovviamente rimane dell’Opera Diocesana».

Come ha reagito il personale all’arrivo della Fondazione?
«Chi lavora qui ha vissuto un periodo di estrema incertezza, diciamo che ha tirato il fiato quando finalmente si è chiusa la trattativa e si è saputo dove si era capitati, perché poteva arrivare di tutto: la ricerca della Curia di un interlocutore che sostituisse l’Opera Don Calabria era aperta. Sono stati fatti nomi con meno storia che rendevano il personale meno tranquillo. Chiaro invece che la Fondazione andava a garantire l’inserimento del Centro Vismara nel contesto Don Gnocchi, rassicurante per il personale ».

Quali sono i primi “passi” che la Fondazione sta muovendo per rilanciare i servizi?
«Abbiamo garantito il 90% di tutta l’attività, che del resto era a noi strettamente affine: di centri di attività riabilitativa e CDD Don Gnocchi ne ha quattro in via Capecelatro. L’unico ambito dove Don Gnocchi non ha un know how specifico è il settore sport, nel senso che abbiamo semplicemente un centro di medicina sportiva. Di gestione dell’attività sportiva non abbiamo esperienza ma ci stiamo attrezzando soprattutto nell’ambito di handicap, sport e riabilitazione».

Nessuna novità sul fronte della comunità per disabili?
«Con gli spazi venuti liberi stiamo vedendo di implementare l’attività residenziale: la nostra comunità per disabili ospita 8 persone e l’intento è quello di portarla a 10, il massimo previsto. Ma anche di vedere se è possibile sviluppare parallelamente – in solvenza – per le persone che orbitano già nell’attività diurna, una struttura di sollievo periodico, a rotazione, come esperienza di vita autonoma rispetto alle famiglie. Siccome abbiamo alcune camere a disposizione (quelle che erano occupate dai religiosi), questo ci consentirebbe di aumentare da un lato di un paio di posti l’attività standard e, per le camere rimanenti (due o tre), di provare questa struttura di sollievo, che è molto richiesta, di modo che, a turno, i nostri ragazzi in primis, ma anche a quelli di Capecelatro, possano usufruirne».

Dopo la divisione della proprietà, cos’è rimasto delle strutture sportive?
«Il campo adiacente la struttura, i tre campettini e il palazzetto con la palestra. Sull’attività sportiva, pur avendola ridotta negli spazi, vogliamo che le iniziative non si riducano ad affittare i campi, ma che invece rispondano a un progetto di sport e riabilitazione, e che comunque si tratti di attività che si collegano anche alla prevenzione del disagio minorile».

Quali iniziative metterete in campo per rilanciare il centro diurno minori?
«Sull’attività del centro diurno minori – che era ridotta al lumicino – stiamo tentando un rilancio attraverso tre iniziative. Visto che le risorse nell’ambito minori non si trovano, perché i comuni hanno tagliato tutto quel che potevano tagliare e non mettono in gioco risorse, abbiamo in essere ben tre progetti che ci dovrebbero consentire di reperire risorse sufficienti per rilanciare il settore e andare avanti almeno per due o tre anni e poi vedere come evolverà il tutto. Ad esempio stiamo dedicando ai minori a rischio la raccolta fondi sms che Fondazione Don Gnocchi lancia tutti gli anni: questa volta è sostanzialmente orientata al progetto “una Nuova Scuola”; abbiamo presentato anche un progetto Cariplo fuori bando che abbiamo fiducia ci venga approvato; infine, con l’aiuto di uno sponsor, EY Italia Onlus, il 3 febbraio è stata organizzata una serata speciale per un balletto alla Scala, il cui ricavato è tutto destinato a questo programma di recupero».

Vi aprirete un po’ di più al territorio?
«L’attività sportiva si deve integrare col desiderio del Vismara di continuare a essere un punto di riferimento territoriale. Qui abbiamo uno scotto da pagare che è l’ubicazione, distante dalla strada. Sul tentativo di penetrazione del territorio molto è stato fatto in questi anni, ma credo ci sia da lavorarci su ancora tanto. Ecco qualche idea: venendo liberi alcuni spazi che erano occupati dal Milan, stiamo puntando a iniziative rivolte al quartiere, per gli anziani, per le persone che vengono qui a fare la terapia e magari per riempire l’attesa… Potremmo per questo mutuare qualche iniziativa dalle attività del nostro Centro Girola (destinato agli anziani) in zona Niguarda, come ad esempio: ginnastica dolce, yoga, shiatsu, ma anche attività culturali come l’università della terza età… Le idee non mancano, e – quel che più conta – il personale è motivato».

Tutti progetti ambiziosi che devono però andare di pari passo con la conservazione della struttura, che è vecchiotta: spazi ristretti nella piccola piscina idroterapica che accoglie troppe persone per ogni corso (negli anni passati c’era una maggiore offerta di corsi, anche di semplice aquagym e nuoto); di conseguenza spazi angusti anche negli spogliatoi, soprattutto quando alla riabilitazione dei disabili si aggiunge l’aquagym dolce; le docce che talvolta non funzionano… Insomma, non basta la sola manutenzione: avete pensato a una vera ristrutturazione?

«Sì. noi abbiamo anche trattato con Opera Diocesana perché ci sostenesse, di più , abbiamo detto: ok, prendiamo in gestione un’attività in comodato gratuito, ma è una struttura che, dopo 20 anni, richiede si metta mano al portafoglio e la Fondazione non vive un momento particolarmente florido. Allora siamo riusciti a ottenere un contributo per la manutenzione straordinaria, che non abbiamo ancora iniziato a investire. Non è che sia la panacea… ma almeno possiamo fare gli interventi più urgenti. Abbiamo fatto la lista delle priorità, cominceremo a intervenire ma, obiettivamente, ci sarebbe da fare ben oltre quella cifra. Certamente i finanziamenti ottenuti dall’Opera Diocesana li impiegheremo partendo dalle cose più urgenti. Sono quote stanziate, da spendere nell’arco di due anni, a partire da… subito!».

Per info: “Peppino Vismara” – Centro socio educativo
Via Dei Missaglia 117 (zona Gratosoglio) – Milano – Tel. 02- 89 38 91
E-mail: info.mi.smnascente@dongnocchi.it

Giovanna Tettamanzi

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

Recensioni
2 COMMENTI
  • Marco
    Marco 18 Marzo 2014

    SMS solidale al 45501 per “una Nuova Scuola”
    Fino al 9 marzo è in corso una campagna della Fondazione Don Gnocchi a favore del progetto “una Nuova Scuola”, che consentirà di accompagnare al completamento della scuola dell’obbligo i ragazzi preadolescenti e adolescenti con disabilità neurologica o neuropsichiatrica, in condizione di disagio sociale e rischio di emarginazione. È questo l’obiettivo che si prefigge la Fondazione Don Gnocchi Onlus con la realizzazione di una scuola-laboratorio, di supporto alla formazione tradizionale, presso il Centro “Vismara-Don Gnocchi” di via Dei Missaglia 117, da settembre prossimo fino a giugno 2015, per trenta minori segnalati dalle scuole medie di appartenenza.
    Grazie ai fondi raccolti, tramite SMS solidale al 45501, sarà possibile realizzare all’interno del Centro un ambiente specifico in cui la relazione educativa e la didattica si incentreranno sulla creatività dei ragazzi e sulle loro dinamiche socio-affettive, creando relazioni significative.
    Diverse figure professionali (insegnanti ed educatori, più uno psicologo e un responsabile del Servizio Minori) lavoreranno insieme nella scuola-laboratorio per tutta la durata del progetto, puntando a creare una rete anche con le famiglie e il territorio.
    Un progetto pilota, che si auspica venga adottato in futuro anche in altri distretti scolastici.

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