Cerba, ancora tutto fermo

«Guardi non c’è nessuna novità, stiamo valutando tutte le opzioni di una operazione molto complessa. Le dirò di più, sono almeno due settimane che il tema Cerba non è all’ordine del giorno degli uffici». Con

Umberto-Veronesi1«Guardi non c’è nessuna novità, stiamo valutando tutte le opzioni di una operazione molto complessa. Le dirò di più, sono almeno due settimane che il tema Cerba non è all’ordine del giorno degli uffici». Con queste parole l’assessore all’Urbanistica, nonché vicesindaco Ada Lucia De Cesaris, ha smentito le recenti dichiarazioni fatte al quotidiano Repubblica da parte del professor Umberto Veronesi (nella foto), principale fautore del Centro di ricerca. Nell’intervista il celebre oncologo parlava di un accordo con il Comune, raggiunto sulla base di una riduzione significativa delle volumetrie e quindi dell’occupazione delle aree del Parco Agricolo Sud Milano. Nello specifico il papà del Cerba sosteneva di aver accettato di buon grado l’eliminazione degli edifici dedicati alla residenze e ai servizi (circa 40mila mq) per salvare i centri di ricerca biomolecolare e sulle tecnologie avanzate, da costruire necessariamente affianco allo Ieo di via Ripamonti. Aggiungendo poi, come se si trattasse di un accordo già sottoscritto, «Mi auguro che entro un anno partano i lavori e in altri due l’opera si concluda». La vicenda del Cerba è una di quelle storie italiane, che sembrano non avere mai fine. Pensato a fine anni ’90 da parte di Veronesi, progettato dall’architetto Stefano Boeri nel 2005, la vicenda della costruzione Centro Europeo di Ricerca Biomedica Avanzata ha conosciuto numerose traversie, determinate principalmente dal fatto che le aree su cui si doveva costruire stavano tutte all’interno del Parco Sud (62 ettari) ed erano di proprietà Ligresti, l’immobiliarista principe di Milano, poi travolto negli anni scorsi da fallimenti e vicende giudiziarie. A questo si aggiunge il fatto che la soluzione della questione Cerba è legata a doppio filo con numerose altre questioni immobiliari di “contorno” sempre riconducibili al costruttore siciliano e che, ora, sono in mano al curatore fallimentare o alle nuove proprietà subentrate. L’intricata matassa economica, giuridica e urbanistica comunque pare si stia sbrogliando, come dimostra la vicende della Cascina Campazzo, dopo 30 anni è passata al Comune. Certo la strada può essere ancora lunga ed è forse per spingere verso una soluzione che il professor Veronesi ha rilasciato l’intervista a Repubblica. D’altronde basta rileggere la dichiarazione rilasciata al nostro giornale giusto un anno fa da parte del vicesindaco De Cesaris, per scorgere una sostanziale sintonia: «Si tratta (il Cerba NdR) di un progetto di eccellenza internazionale, un’opportunità per la città. Vogliamo però che nel Parco Sud vengano costruiti solo gli edifici per la cura e la ricerca, mentre servizi e strutture devono stare fuori dalle aree agricole, in aree limitrofe, già edificabili o parzialmente costruite, in modo che non ci sia consumo del suolo». Prossimi a una soluzione, dunque?

Stefano Ferri

Elisa Paci, 24 anni, laureata in Comunicazione e Società (Scienze Politiche), blogger e fotografa, ha uno spirito internazionalista, che la porta a viaggare a Milano e nel mondo, in aiuto di chi non ce la fa, siano persone, interi popoli o piccole redazioni digitali. Per lei il reaggae è il massimo.

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