“Che (diamine) ti ha portato in Scozia?”… Whisky, whisky, whisky

Una consuetudine per gli italiani in Scozia è l’incontro con volti increduli, quasi preoccupati, quando si ammette che sì, veniamo dall’Italia e sì, ci siamo trasferiti a nord di nostra spontanea volontà. Gli occhi strabuzzati

Una consuetudine per gli italiani in Scozia è l’incontro con volti increduli, quasi preoccupati, quando si ammette che sì, veniamo dall’Italia e sì, ci siamo trasferiti a nord di nostra spontanea volontà. Gli occhi strabuzzati con cui ci dobbiamo confrontare tradiscono i pensieri dell’interlocutore: quale pazzo furioso lascerebbe il Bel Paese, il suo sole e la sua cucina osannata in tutto il mondo (sigh!) per un posto freddo, piovoso e in cui la più tradizionale forma di cucina prevede per lo più fritti e interiora di pecora? La domanda seguente è facile da intuire: “Che (diamine) ti ha portato in Scozia?”. (Nella foto sopra la Knockdhu Distillery).

Al che parte, secca come un colpo di fucile, la mia ormai standardizzata risposta: “Lo studio… e il whisky”. Ora, il secondo motivo lo appioppo sempre un po’ per scherzo (ebbene sì, in realtà anche poter lavorare a contratto indeterminato e non vivere da stagista sottopagata ha il suo fascino), ma ha decisamente un fondo di verità.

Al giorno d’oggi, vivere in Scozia vuol dire in qualche modo incontrare quasi per forza sulla propria strada un collegamento alla bevanda nazionale. Specialmente in questi anni, con il settore in pieno boom (in Scozia ci sono 22 milioni di botti contenente whisky in maturazione): sebbene la pandemia abbia fatto scendere il valore delle esportazioni da £4.9 a £3.8 miliardi tra 2019 e 2020, l’industria costituisce ancora il 75% delle esportazioni di cibo e bevande della Scozia all’estero, e il 21% per il Regno Unito.

Il cuore della Stillhouse della Lindores Abbey Distillery si affaccia sulle rovine dell’abbazia omonima.

Per non parlare del contributo che l’industria dà al turismo. Più di 30 distillerie hanno aperto negli ultimi vent’anni (portando il totale a 137) e vi sono almeno una decina di altri progetti aperti e a diversi stadi di completamento in corso. Per gli appassionati, e anche per chi col whisky ci lavora, stare al passo con tutto questo può far venire un bel mal di testa. Molti di questi nuovi produttori sono indipendenti, di piccole dimensioni (nella nuova distilleria di Dornoch, ad esempio, tutta la produzione avviene in un diroccato edificio in pietra che prima fungeva da postazione per i pompieri locali, situata di fianco a un bellissimo castello con un bar di whisky invidiabile), create per passione e con “missioni” e collegamenti con il passato molto interessanti (come Lindores Abbey Distillery, che ha riportato la distillazione del whisky alle origini in abbazia, o Nc’Nean, nata con l’obiettivo di abbattere l’impatto ambientale della produzione).

Ad ogni modo, si respira whisky un po’ ovunque, e (nella maggior parte dei casi) ha un aroma meraviglioso. Quando abitavo a Glasgow, il whisky era nell’aria: rientrando a casa, passeggiando per il Glasgow Green, l’aroma dolce di fermentazione emanato dalla distilleria di Strathclyde, dall’altra parte del fiume Clyde, mi regalava piccoli istanti di gioia. A nord, in zone più rurali, si trova sempre qualcuno che ha un amico o parente che ha lavorato per anni in distilleria, o per un grosso produttore.

Caol Ila, giornata aperta al Festival del Whisky di Islay.

La storia dei produttori di whisky si intreccia con la storia del paese e delle comunità: soprattutto in villaggi e località remote, queste imprese erano il principale datore di lavoro in zona, talvolta con i proprietari della distilleria tramutatasi in magnati dell’economia e filantropi per la comunità locale (figure come James Fleming ad Aberlour) o anche impegnati nella politica come Tommy Dewar e i cosiddetti “whisky barons”, imprenditori che spinsero l’industria agli inizi del Novecento, oltre ad altri settori.

In alcuni casi la produzione del whisky si è insinuata in spazi in disuso, come nel caso della distilleria di Deanston (il cui edificio prima era una fabbrica del cotone.) Seppur non bevuto da tutti gli scozzesi, il whisky è un po’ ovunque ed è un’industria che a tanti può sembrare molto tradizionalista e quasi conservatrice, ma che si sta aprendo e modernizzando moltissimo negli ultimi anni. Non solo a livello tecnologico, anche con l’intento comune di ridurre l’impatto ambientale dell’industria, introducendo nuove sperimentazioni a livello di ingredienti, introducendo nuovi tipi di botti per creare nuovi sapori e aromi.

Aberfeldy Distillery è la Home of Dewars dove è possibile ammirare un’interessante ricostruzione dei laboratori dei fondatori e un museo interattivo.

Forse il cambiamento più importante sta anche nella comunicazione per proiettare un’immagine più inclusiva di sé: i tempi dell’archetipico signore di mezza età con un bicchiere in mano, per fortuna, stanno finendo. Sempre più donne di tutte le età non solo si appassionano a questa bevanda ma diventano anche parte dell’industria. Il mondo del whisky in Scozia ha ancora davanti molta strada da fare per diventare più inclusivo verso tutte le minoranze, ma si stanno facendo passi importanti. Insomma, il whisky è un’industria affascinante perché mescola un prodotto variegato e meraviglioso, una capacità incredibile di raccontare la propria storia e quelle delle comunità in cui vive, offrendo panorami mozzafiato, e una buona dose di scienza e dettagli tecnici per gli appassionati. Insomma, nel whisky c’è qualcosa da amare un po’ per tutti.

Milanese di origine, dal 2017 sono in Scozia dove lavoro come reporter per diverse testate locali delle Highlands, tra cui l’Inverness Courier e il Ross-shire Journal. Marcata da una sana passione per bevande alcoliche e viaggi, scrivo soprattutto di whisky sulla rivista Cask&Still o sul blog maltingpotblog.com. Laureata in Mediazione Linguistica e Culturale a Milano e Giornalismo Multimediale a Glasgow, con un salto in Russia e in Francia in mezzo, amo visitare nuovi luoghi ed assorbire nuove lingue e culture (e le loro tradizioni gastronomiche).

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