Cheboksary e dintorni: il secondo mese sulla Volga

Il tempo fugge, rapido e leggero, quasi senza che ce ne si renda conto. A complicare ancora di più la ricerca di punti di riferimento temporali ci pensa il meteo. Infatti, in questi due mesi,

Il tempo fugge, rapido e leggero, quasi senza che ce ne si renda conto. A complicare ancora di più la ricerca di punti di riferimento temporali ci pensa il meteo. Infatti, in questi due mesi, le temperature hanno deciso di darsi a una sorta di folle valzer: salendo, scendendo, impennando e riaffondando. Così, un giorno si passeggia in maniche corte, quello dopo con il giaccone invernale. Se la primavera ci aveva illusi di un suo ritorno ad aprile, una violenta nevicata si è abbattuta sulla città senza preavviso, con maggio ormai alle porte. Per poi sciogliersi sotto i raggi di un sole caldo.

Insegnare, studiare, raccontare
Immagine 3Meteo a parte, la vita a Cheboksary scorre tranquilla. È una città che, a un primo impatto, può apparire piuttosto piatta e noiosa ma, dandole tempo (e, soprattutto, con il rialzo delle temperature) si impara a conoscerla e, piano piano, rivela le sue bellezze. Non è un posto dove andare per meri fini turistici probabilmente, ma sotto diversi aspetti la vita qui può essere molto piacevole, soprattutto in primavera, quando la Volga scorre placida e parchi e giardini vengono rimpolpati di piante e fiori (di cui difficilmente rimarrà traccia dopo l’inverno). Il grigio non domina più il panorama. Le belle giornate regalano stupendi scorci sullo Saliv, la baia, e sullo skyline cittadino. Le strade si animano; anche perché, ad ogni modo, i riscaldamenti non funzionano più e fa più caldo fuori che in casa. Quindi, dovendo affrontare abbassamenti improvvisi delle temperature, occorre un’attrezzatura fatta di coperte extra, bevande calde e, per chi non avesse il camino come la sottoscritta, l’abuso del forno a gas in cucina.

Immagine 1Per fortuna, tutti i giorni c’è qualcosa da fare per uscire di casa: se prima le mie mansioni si limitavano a poche lezioni di inglese, ora sono subentrate anche altre classi di italiano. Insegnare lingue è un’esperienza edificante: lavorare a contatto con persone tanto diverse fra loro apre molte finestre sulla vita qui in Russia, che dall’esterno possiamo inizialmente scrutare solo dal buco della serratura. In un paese che per decenni si è chiuso al resto del mondo e in cui, tutt’ora, si attuano politiche che disincentivano fortemente gli scambi con l’esterno, traspare dalle parole delle persone la voglia di aprirsi, la curiosità verso chi viene dall’estero e anche la voglia di far vedere il loro punto di vista, spesso tralasciato, sul proprio paese e sul mondo in generale. Uno scambio e, dall’altra parte, un modo per vedere la propria lingua e la propria realtà da una diversa e nuova angolazione. Così, senza pensarci, ti ritrovi ad insegnare a ragazzini, a una ballerina e a un ex militare con l’hobby del lancio di coltelli e la passione per la Cina. Un vero pot-pourri sociale.

Muoversi alla Russa
Vivere in Russia vuol dire anche avere un assaggio dei trasporti locali. Per molti versi sembra di tornare indietro agli anni ’60, tra filobus ed autobus in apparenza sgangherati ma che, inaspettatamente, funzionano più che bene (quando la sostanza supera la forma). Si possono provare anche mezzi di trasporto completamente nuovi: qui in Russia, ad esempio, si viaggia in marshrutka, ovvero bus collettivi, che noi potremmo chiamare navette, che passano con regolarità impressionante e che, percorrendo le strade cittadine con una velocità alla Fast and Furious, ti portano a destinazione in men che non si dica e, di solito, sani e salvi. Le prime volte, anche con qualche capello bianco.

Casa dolce casa
Noi volontari dall’estero siamo tutti alloggiati in un grande appartamento in pieno centro, a due passi dal fiume. Più che una casa però, per molti versi, è una macchina del tempo. Una battuta accomuna i nostri amici e conoscenti russi al loro primo ingresso nella nostra grande casa blu: “Proprio come in Unione Sovietica!”. La casa in effetti è vecchiotta, però quel sapore un po’ retrò, un po’ di polvere, ha un suo fascino. Soprattutto se ti permette di passare una giornata intera con la testa affondata tra vecchi libri scolastici e tessere del partito, pagelle e documenti di vecchi inquilini o parenti del proprietario, improvvisandosi storici.

Lato negativo: a turno, qualche servizio di base non funziona. E allora un giorno si fa a meno dell’acqua, un altro i cavi della luce esterni spariscono misteriosamente, un altro il wi-fi decide di andare in sciopero. Per fortuna, a tenere alto l’onore della manodopera locale, gli aiuti arrivano subito e, in men che non si dica, ripristinano lo status quo. Fino alla prossima perdita o guasto tecnico.

I volontari arrivano prevalentemente dall’Europa, anche se per i campus estivi anche ragazzi da altre parti del mondo si uniscono al gruppo, per soggiorni di breve durata. Al momento è in corso un turnover Italia/Austria/Germania. Chissà che non si impari anche un po’ di tedesco per osmosi?

Le tradizioni sono tradizioni
Uno dei piaceri più grandi del viaggiatore è, a mio parere, provare le cucine locali. Un mix di sapori nuovi e di incontri con vecchi amici sotto nuove spoglie (o, per meglio dire, sfoglie) sono all’ordine del giorno e riempiono anima e stomaco.
Scoprire questi piaceri è un viaggio nel viaggio, che uno sia al ristorante o in cucina. Ma, ammettiamolo, entrare nelle case e vedere come vengono propriamente fatte queste meraviglie (o meno) gastronomiche ha tutto un altro sapore. Ecco quindi che, passando dall’Italia alla Russia, i ravioli diventano pel’meni o vareniki, e dal panettone si passa al kuli (che, però, si mangia a Pasqua e non sotto Natale come da noi), ma si scopre anche il pesce del marinaio (pesce sotto sale ed erbe, surgelato e tagliato poi a fette, da mangiare da solo o con il pane) o le innumerevoli zuppe di carne, pesce o verdure.

Altra tradizione russa immancabilmente da provare è la banja: un bagno (pubblico o meno) con sauna e piscina di acqua fredda: un luogo sociale e di ritrovo dove concedersi momenti di relax e dove depurarsi delle tossine fustigandosi allegramente con rami di betulla. In campagna quasi ogni casa ha la propria banja privata, ma in città vi sono molti edifici pubblici dove potersi recare. In questi ultimi però, la popolazione più giovane non gradisce molto andare: ecco quindi che diventa, in qualche modo, la nostra bocciofila di bellezza.

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Il Reggimento Immortale

Dulcis in fundo, il 9 maggio qui si festeggia il Giorno della Vittoria sulla Germania nazista: tra roboanti parate militari e la marcia del Reggimento immortale, in cui gli abitanti sfilano per le strade portando immagini dei parenti che hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale, tutte le città si animano in una festa dalle mille contraddizioni, dove l’esibizionismo militare si intreccia con la necessità di ricordare questa profonda ferita storica. Oggi, purtroppo, molti giovani vedono con superficialità questo momento – non che non siano spinti a farlo, ma quello che traspare dalle celebrazioni non è spesso quello che viene sentito: esiste anche un lato più intimo, più significativo, portato da chi vuole davvero trasmettere il ricordo attraverso le generazioni.

Fuori da Cheboksary
Immagine 6Come già detto, Cheboksary non è di per sé un luogo particolarmente turistico, così come i suoi dintorni. Prendendolo come punto di partenza, andare alla scoperta di località meno inflazionate sulle rotte per le Russie dell’est e gli urali è, a mio avviso, una fantastica opportunità di vedere la parte più vera del paese, quella della campagna e dei paesini dispersi tra boschi e pianure infinite. Girare tra paesi dove il centro è disseminato da vecchie izbe colorate, circondate da un reggimento di casermoni sovietici che il tempo ha rovinato ma che cercano, nel loro piccolo, di mantenere qualche elemento decorativo. Così città come Kos’modemjansk mantengono la loro bellezza, anche grazie alla posizione strategica su un suggestivo braccio della Volga. Nell’entroterra, città come Shumerlja hanno un sapore da far west, con le strade non asfaltate e le villette in legno dai colori pastello scrostati. La mia fortuna è stata quella di essere in entrambi i casi ospite di abitanti del luogo, in modo da vedere tutto da un punto di vista più personale, più intimo. D’altro canto, con un viaggio di circa tre ore in macchina, è possibile raggiungere due località particolarmente apprezzate (e a ragione) dalle guide: Kazan e Nizhny Novgorod, entrambe stupende se viste con il bel tempo che, per fortuna, mi ha quasi sempre graziata durante queste escursioni.

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Kazan

A rendere ogni nuovo scorcio, ogni scoperta ed ogni passo un’esperienza unica sono stati i miei compagni di viaggio. Proprio questa è la grande fortuna di essere qui, stabilmente e nel contesto in cui sto lavorando: circondandosi di persone aperte e piene di voglia di fare, entrare in questo nuovo mondo è stata una bella avventura.

di Federica Stefani

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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