Città delle Donne. La premiazione dei 5 film finalisti. “Eva piccole donne crescono ” di Elena Bedei ha ricevuto una menzione speciale

Non è la solita cerimonia. Il 5 dicembre  la diretta Facebook sulle pagine @docucity.lacitta  ha accompagnato la proiezione dei 5 film finalisti e la premiazione del Concorso “Docucity @ Milano Città Mondo#05 - Le città delle donne”. Lanciato

Non è la solita cerimonia. Il 5 dicembre  la diretta Facebook sulle pagine @docucity.lacitta  ha accompagnato la proiezione dei 5 film finalisti e la premiazione del Concorso “Docucity @ Milano Città Mondo#05 – Le città delle donne”. Lanciato nei mesi scorsi e aperto a documentari e opere di non-fiction, sono stati ben 30 i film partecipanti che hanno affrontato in modo creativo il tema della presenza attiva e delle esperienze di donne di diverse comunità e culture che vivono in contesti metropolitani italiani, con una particolare attenzione alla realtà milanese. L’idea centrale del progetto risiede nella volontà di raccogliere – attraverso testimonianze, documenti e riflessioni – spunti che raccontino la complessità delle vite delle tante donne di tutto il mondo che in Italia lavorano, studiano, si incontrano, si innamorano, si raccontano…“.

Dopo la visione dei 5 finalisti c’è stato  l’incontro con le registe che hanno risposto in diretta alle domande del pubblico. La nostra collaboratrice e filemaker Elena Bedei con il film “Eva, piccole donne crescono” ha ricevuto una delle due menzioni speciali della giuria. Il coordinamento è stato di Chiara Martucci (ricercatrice esperta in tematiche di genere e intercultura dell’Università Statale) e di Nicoletta Vallorani (docente del dipartimento di Scienze della Mediazione Linguistica e di Studi Interculturali della Statale). A seguire, la cerimonia di premiazione del film vincitore “Oscar” con la consegna del primo premio, offerto dall’Università Statale, da parte della prorettrice a Terza missione, attività culturali e impatto sociale, Marina Carini.
I film finalisti rimarranno in visione sul canale Youtube del MUDEC  per i due giorni successivi per permetterne la visione a un pubblico più ampio.

Ecco i cinque splendidi documentari

Oscar  (Italia, 2019, 60’) Regia di Silvia Miola, vincitrice del concorso (presentazione della giuria a 21:00 del docucity)
Oscar è un bambino cinese autistico di undici anni, ospite con la madre Ayen a casa di amici Italiani nella periferia di Palermo. Oscar ha molte paure, tra tutte quella che la madre possa un giorno abbandonarlo. L’unica frase che dice spontaneamente è: “Mamma non andare”. Jinyan è una madre impegnata e sempre di corsa. Spesso lascia il figlio da solo a casa dell’amica Antonella, con la quale ha un rapporto di sorellanza sancito da mutuo aiuto e scontri culturali. Oscar ha un’età difficile; comincia a manifestare aggressività sia in classe che a casa e Jinyan decide riportarlo in Cina per sperimentare alcune tecniche della medicina tradizionale cinese che potrebbero aiutare il bambino ad essere più sicuro e sereno. Il viaggio in Cina costringerà madre e figlio a confrontarsi con le proprie paure più profonde, facendo esplodere il conflitto.

Eva, piccole donne crescono (Italia, 2019, 21’), regia di Elena Bedei (menzione speciale della giuria a 12:00 del docucity)
Eva è una piccola donna di undici anni arrivata dal Kenya sei anni fa con i suoi sogni e le sue aspirazioni, che cerca di mettere in pratica con un ritmo tutto milanese. In realtà è sempre molto legata alla sua provenienza e non solo ne conserva il ricordo ma, grazie al contesto in cui vive, un gruppo familiare con cui fa spettacoli di danze e canti tradizionali, è ben viva in lei. Ce la mostra e ce la racconta. Un ritratto tenero, dove emerge un carattere determinato e una personalità forte e aperta, pronta a far dialogare nel suo essere la ricchezza di culture diverse.

Safa (Italia, 2017, 4’ 40’’), regia di Laura Fazzini (menzione speciale della giuria a 17:30 del docucity)
Safa è una donna egiziana laureata in lingue, che vive con suo figlio Yassin nel quartiere Isola di Milano. La sua è una seconda vita, dopo aver perso la prima sotto le botte del marito. La sua è una vita da imprenditrice, egiziana milanese. Dopo essere fuggita dalla casa del marito con il figlio piccolo, decide di imparare l’italiano e un mestiere. Un apprendistato come pastaia le apre il mondo della pasta fresca e diventa in pochi anni consapevole di potercela fare da sola. Prende un piccolo laboratorio nel cuore del quartiere che si sta gentrificando e diventando da popolare a chic. Ci mette poco a farsi una clientela fissa di residenti che trovano nel suo negozio i prodotti tipici italiani. Ma di poco Safa non ha nulla, perché da sola e con un figlio piccolo ha imparato un lavoro, ha trovato i soldi per realizzarlo e ora è una delle pastaie più ricercate di Milano. Safa intreccia la sua cultura, religione e passato con quello che ha tanto desiderato, la libertà dopo anni di pestaggi e clausura.

La Nave Davidò  (Italia, 2019, 21’ 40”), regia di C. Cascone, G. Cafagna, M. Castagna, A. Mazzola
La nave Davidò è un meta-documentario di viaggio, sul viaggio: per strada e nelle case. Un racconto in movimento per far emergere le storie di donne che dall’Africa hanno viaggiato, a piedi, via mare ed in strada, per arrivare in Sicilia. Un racconto in prima persona attraverso storie di vita e riflessioni sul colonialismo italiano in Etiopia, di queste donne che hanno cercato e continuano a cercare l’integrazione in Italia, piena di contraddizioni e possibilità.

Lontano dall’Iran  (Italia, 2018, 14’ 38’’) Regia di Niloofar Yamini
La migrazione ha molte possibili forme e conseguenze. Le motivazioni che possono indurre delle persone a cercare un nuovo posto in cui vivere possono variare profondamente, ma per nessuna di loro è facile assimilare tutta la profonda diversità che intercorre tra un contesto e un altro. Quelle diversità iniziano a scavarsi uno spazio nella carne, a dare un nuovo ritmo al cuore e a cambiare i colori a cui i propri occhi sono più ricettivi molto prima che il pensiero cosciente possa iniziare a dare un nome al cambiamento in essere. Se poi a migrare sono persone sensibili, come sei donne dedite a diverse attività artistiche, questo fenomeno e le sue imprevedibili conseguenze sulla mentalità e sui sogni assumono proporzioni straordinarie, come quelle del movimento “Mercoledì Bianco”. Così, tra Oriente e Occidente si instaura un difficile principio di dialogo, in una fertile rete di rimandi mitici, ricordi nostalgici e limiti da superare.

Vedi anche La città delle donne, Eva.

 

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