Al via la 2° fase di The Ocean Cleanup, dopo i mari parte l’operazione pulizia dei fiumi dalla plastica

Il progetto “Close the tap” (Chiudi il rubinetto) si propone di intercettare la plastica che dai fiumi arriva al mare. Gli interceptor sono già attivi in Thailandia, Malesia e tra poco in Vietnam. Obiettivo ripulire

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Il sistema The Ocean Cleanup funziona. Avevamo già  affrontato questo tema nel numero di settembre 2018 di Milanosud su carta. Avevamo raccontato di come sette anni fa, all’età  di soli 18 anni, uno studente olandese, Bojan Slat, avesse progettato un sistema fatto di tubi galleggianti che sfruttando le onde e le correnti marine fosse in grado di raccogliere i rifiuti di plastica dispersi nel mare. il suo obiettivo e sogno era quello di ripulire la Grande Isola di plastica (nota come the great Pacific garbage patch) che si è venuta a formare nell’Oceano Pacifico e che rappresenta una grave minaccia per l’ambiente marino e globale. 

è di questi giorni la notizia che questo impianto funziona. Ma la notizia che vogliamo dare oggi, non è solamente il buon funzionamento di questo sistema. Infatti Boyan non si è limitato a inventare un sistema per raccogliere i rifiuti già  dispersi, è andato oltre. E al grido “Close the tap” (Chiudi il rubinetto), ha continuato a progettare segretamente un altro sistema per ridurre l’accesso al mare di tonnellate di rifiuti. Il team di lavoro ha innanzitutto studiato e analizzato la quantità  di rifiuti che giungono al mare dai fiumi di tutto il mondo. Sono stati presi in considerazione centomila fiumi e ci si è resi conto che quasi l’80% dei rifiuti proviene da solo 1.000 fiumi. Un piccolo numero in confronto al totale dei fiumi esistenti, ma un numero enorme per affrontare il problema. Ma Boyan non si è lasciato scoraggiare. Il lavoroè durato quattro anni, quindi è iniziato molto prima che venisse lanciata la prima fase del progetto, quella di pulizia degli oceani. E il giorno 26 ottobre scorso, con una diretta mondiale sul sito di The Ocean Cleanup e alla presenza di molti ministri degli Stati del mondo maggiormente coinvolti nel problema dell’inquinamento, ha presentato il modello Interceptor 004. Di cosa si tratta? Si tratta di una vera e propria imbarcazione che dovrà  essere posta nei punti strategici dei principali fiumi inquinanti, e che sfruttando la forza e la direzionalità  delle correnti dei fiumi, raccoglierà  la plastica galleggiante prima che raggiunga la foce. La nave Interceptor 004 funziona al 100% ad energia solare, è costituita da una bocca che mediante una barriera di boe galleggianti raccoglie i rifiuti, i quali attraverso una cremagliera gestita da un sistema computerizzato, vengono trasportati e depositati in bidoni all’interno dell’imbarcazione ed è in grado di raccogliere fino a 50 tonnellate di materiale al giorno. Ma perché Interceptor 004 si chiama Interceptor 004? Perché Interceptor 001 è già  funzionante in Thailandia, Interceptor 002 è già  funzionante in Malesia e Interceptor 003 sta per essere collocato in Vietnam. Quindi il sistema è già  collaudato, sta già  fornendo i primi risultati e quindi anche questa seconda fase del progetto di The Ocean Cleanup si può considerare perfettamente riuscita.

L’obiettivo di Bojan è quello di riuscire coprire i 1.000 fiumi più inquinanti nell’arco di 5 anni, ma su questo non ha voluto promettere nulla, perché il progetto è molto complesso e richiede impegno e finanziamenti.

Ma a proposito dei costi: l’aspetto interessante di tutto questo lavoro è che il risultato ottenuto da una squadra di studiosi che hanno calcolato perdite e profitti, costi e benefici è semplicemente sorprendente. Infatti in termini di costo, spese e mancati guadagni (per esempio dall’economia della pesca) gli studiosi hanno affermato che questo sistema costa meno di quante sarebbero le perdite senza di esso. In pratica, costa di più non fare niente che fare tutto questo lavoro. 

Vogliamo essere ottimisti, vogliamo credere che tutto questo non sia utopia. E vogliamo continuare a seguire il progresso di questo lavoro che ci ridà  nuova speranza sulla possibilità  di ricostituire un ambiente pulito. 

La presentazione ufficiale del progetto Close the tap

Traduttrice di professione, redattrice per hobby, promotrice di eventi culturali e sociali in collaborazione con diverse associazioni di zona. Convinta che la cultura e la socialità siano un'accoppiata vincente per rendere la vita quotidiana più interessante. Che portare avanti progetti insieme generi unione e partecipazione. E che dovere di ogni persona sia sempre il rispetto delle altre persone, degli animali, dell'ambiente e anche degli oggetti. Perché facciamo tutti parte dello stesso mondo e abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri.

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