Comune di Milano, il Piano Anticorruzione voluto da Palazzo Marino ha funzionato

Era il febbraio del 2011 quando il consigliere Pdl Mirko Pennisi, presidente della Commissione Urbanistica, fu colto in flagrante mentre intascava una mazzetta da 5mila euro, in piazzetta S. Fedele. A consegnargliela un rappresentante di

Era il febbraio del 2011 quando il consigliere Pdl Mirko Pennisi, presidente della Commissione Urbanistica, fu colto in flagrante mentre intascava una mazzetta da 5mila euro, in piazzetta S. Fedele. A consegnargliela un rappresentante di una società immobiliare, che qualche mese prima ne aveva pagate altre 5mila, per avere il via libera su una pratica edilizia per la costruzione di una palazzina di tre piani alla Bovisa. Questo fu l’ultimo episodio di malaffare accaduto durante la Giunta Moratti. Da allora fatti del genere a Palazzo Marino non ne sono accaduti più. Nessun rappresentante politico di maggioranza è stato anche solo indagato. Pochissimi i dipendenti comunali coinvolti in episodi penalmente rilevanti. Fortuna o superiorità morale? Niente di tutto questo, secondo David Gentili, consigliere comunale (Pd), presidente uscente della Commissione Antimafia e candidato alle prossime amministrative, c’è una ragione precisa: «Come maggioranza in questi anni abbiamo lavorato per favorire il rispetto della legalità e la trasparenza negli appalti pubblici. Nel 2014 abbiamo approvato il Piano Anticorruzione e i risultati sono stati di grande rilievo: nel 2015, per esempio, abbiamo azzerato le richieste di integrazione di lavori negli appalti, fonte spesso di episodi di corruzione e concussione, con un risparmio per il Comune di 116 milioni di euro, rispetto al 2011, ultimo anno della giunta Moratti».

Un risultato reso possibile da una serie di precisi provvedimenti contenuti nel Piano Anticorruzione. Prima di tutto l’obbligo di un approfondito esame dello stato di fatto delle aree e dei servizi interessati dall’appalto «uno dei problemi principali infatti era proprio la superficialità con cui erano condotte le analisi delle condizioni delle aree oggetto di appalto – continua David Gentili – questo implicava che, una volta attribuito il lavoro, spesso sorgevano dei problemi. Per esempio si scopriva che l’area era da bonificare o che era necessario spostare i sottoservizi o altro ancora. I costi allora lievitavano e, nei fatti, si creavano le condizioni per l’insorgere di episodi di corruzione. In queste situazioni è infatti più facile che tra l’azienda che fa i lavori e il referente del Comune si crei un rapporto a rischio corruzione e che, nei casi di vera e propria corruzione o concussione, l’azienda che ha vinto l’appalto con un ribasso d’asta molto forte, compensi ampiamente con lavori aggiuntivi il minor introito». In questa prospettiva va letta anche l’introduzione di una Commissione di garanzia di valutazione degli atti, che affianca il funzionario responsabile del procedimento.

Un’altra figura su cui si è concentrato il Piano è quella del direttore di lavori. «Si tratta di un ruolo centrale per il Comune – ci spiega Gentili –. Il direttore è costantemente sotto pressione per ogni singola vicenda che accade in cantiere, deve controllare che i lavori siano fatti bene e, spesso, l’azienda gli propone riserve o varianti in corso d’opera. All’articolo 48 del Piano triennale anticorruzione del Comune viene prescritto che, nella fase di esecuzione dei lavori pubblici, al fine di non rendere continuativi i contatti tra uno stesso direttore lavori e le imprese appaltatrici, si prevede che un direttore dei lavori non possa dirigere più di due interventi con la medesima ditta nell’arco di un triennio». Nel caso poi che il Comune debba incaricare un direttore dei lavori esterni, al fine di evitare che si instauri un rapporto tra professionista e fornitore in cui possono farsi spazio episodi di corruzione, sono state introdotte sin dal 2013 nel Codice di comportamento del Comune di Milano due importanti condizioni. Il direttore dei lavori deve firmare una dichiarazione di indipendenza nei confronti della ditta affidataria dei lavori (così deve fare anche il funzionario responsabile del procedimento) e soprattutto non può stipulare accordi e contratti con la stessa azienda nei due anni successivi dal momento in cui svolge il lavoro. A questi interventi si aggiunge la richiesta di una certificazione antimafia anche per le aziende subappaltatrici. Il Comune inoltre attua su queste aziende controlli analoghi a quelli attivati nei confronti dell’azienda capofila.

Un’ulteriore novità, inserita nel Piano Anticorruzione nel gennaio dell’anno scorso, è il Whistleblowing. Si tratta di una procedura proposta da Transparency International Italia e rilanciata dalla Commissione Antimafia presieduta da David Gentili, attraverso la quale i dipendenti accedono a una piattaforma informatica, dove possono segnalare, anonimamente, comportamenti a rischio reato, non in linea con le procedure interne o con il codice di comportamento dei dipendenti pubblici.

Un Organismo di garanzia poi raccoglie le segnalazioni e, quando queste sono circostanziate e di interesse pubblico, avvia le indagini interne. «In un anno sono arrivate 12 segnalazioni, riguardanti assegnazioni di incarichi, organizzazione e funzionamento degli uffici, pubblicazioni all’Albo pretorio, procedure concorsuali, esecuzione di segnaletica stradale e turnazione vigili – ha concluso David Gentili –. Tutte le segnalazioni sono state esaminate dall’Organismo di garanzia, che non ha rilevato alcun episodio penalmente rilevante, ma in diverse occasioni ha consentito di rivedere alcune procedure e richiamare comunque a una maggiore trasparenza degli atti».

Ora ai milanesi l’ardua sentenza: tornare al 2011, all’epoca di Pennisi e amici, o ripartire dal Piano Anticorruzione?

Stefano Ferri

(Maggio 2016)

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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