Conoscersi meglio aldilà degli stereotipi, per vivere nella tolleranza

L’Islam è una religione di pace che si è diffusa nel corso degli ultimi 1400 anni senza “la spada”. La spiritualità islamica con la sua vitalità e ricchezza di testi, maestri e scuole è il

ChiaraFerrero_IslamL’Islam è una religione di pace che si è diffusa nel corso degli ultimi 1400 anni senza “la spada”. La spiritualità islamica con la sua vitalità e ricchezza di testi, maestri e scuole è il patrimonio di una grande civiltà presente in tutto il mondo in diverse epoche storiche. Può sorprendere sapere che in alcuni momenti, già ai tempi del Profeta Muhammad, delegazioni di musulmani venivano inviate a rifugiarsi da re cristiani per sfuggire alle persecuzioni armate degli arabi idolatri. La dottrina islamica si fonda sul riconoscimento di tutti i profeti da Adamo, Abramo, Mosè e Gesù e delle loro comunità, esortando tutti a “gareggiare nelle buone opere”, come recita il Corano. Allah è il nome di Dio in arabo, non è un dio dei musulmani, mentre la necessità di usare la lingua sacra ha delle corrispondenze rituali e sacrali, così come la lingua ebraica per gli ebrei.

L’esclusivismo religioso crea aberrazioni

Allora dove risiede il problema del dialogo e della convivenza se storia e dottrina, vita religiosa privata e comunitaria vanno nella stessa direzione? Il problema è recente, legato alla storia del mondo islamico dell’ultimo secolo in cui il fondamentalismo ideologico ha strumentalizzato una religione senza clero per fini politici, come il panarabismo, oppure per azioni di opposizione o di asservimento alle politiche occidentali. Ciò che più ci preme come musulmani italiani è ribadire il valore che ogni religione ha come strumento di salvezza dell’anima e non come un mezzo di proselitismo, di “moralizzazione” o di potere. L’esclusivismo di una forma religiosa su di un’altra crea le aberrazioni di cui, purtroppo, sempre più spesso siamo testimoni.

Da oltre vent’anni una piccola moschea nel cuore del quartiere Ticinese è attiva sul fronte del dialogo interreligioso e dell’educazione interculturale per offrire risposte alle sfide intellettuali della società contemporanea. “Una Gerusalemme sui Navigli” era il progetto originario in cui nello stesso complesso immobiliare di un cortile interno si volevano costruire tre luoghi di culto, una sinagoga, una chiesa e una moschea. Sarebbe stato un grande segnale per tutta l’Europa avere oggi a Milano tre edifici vicini in cui, senza sincretismi o confusioni, i fedeli delle rispettive comunità si recassero a pregare ciascuno secondo le proprie forme, tempi e modi, lo stesso Dio. Questo spirito ecumenico è rimasto tuttavia intatto nel concentrare gli sforzi per edificare un luogo di culto islamico rispettoso delle leggi dello Stato italiano e dei buoni rapporti con il vicinato.

Pur nella discrezione di un luogo di preghiera raccolto e interno, concentrato sull’interiore, ci si è accorti che non esiste una religione privata. Infatti, è di vitale importanza il confronto con la laicità, con le altre religioni e con i fedeli della propria confessione. Ciò vale sia in Italia che in Europa che nei paesi cosiddetti islamici. Sostenere che ci siano diversi Islam forse per la difficoltà di vedere la sacralità in forme differenti o che sembrano persino arcaiche, può essere molto pericoloso. Il sacro come lo spirito rappresentano una medesima realtà per tutte le religioni, non sono prerogativa di una sola, così come solo Dio è la Verità.

Nessuna irrigimentazione nei rapporti tra i sessi

Purtroppo molti tra gli stessi musulmani sembrano aver perso il senso del sacro riducendo la propria religione a forme prive di quello spirito che “vivifica” incarnando una “lettera che uccide”. Un esempio comune di questo svuotamento dei simboli è l’uso del velo islamico per le donne. Un indumento che ha assunto per alcune donne un valore ideologico di rivendicazione di un modello femminile in opposizione a quello occidentale. Ad altre donne, invece, il velo viene imposto come espressione di sottomissione all’uomo, cosa ancora una volta in contrasto con la religione che chiede a entrambi, uomo e donna, una sottomissione nel senso di un’accettazione nella pace della volontà divina, e non una “irregimentazione” dei rapporti tra i sessi. Ci vuole coraggio, quindi, a difendere la possibilità per le donne di portare il velo, intendiamo quello che lascia scoperto il volto, come strumento per esprimere una vocazione religiosa in una religione, come l’Islam, che non prevede il monachesimo. Ci vuole coraggio, perché non si vogliono difendere né le donne politicizzate né le donne maltrattate, ma in questo caso, come per altri, l’onestà intellettuale speriamo venga ripagata.

Islam e sedicenti musulmani

IslamCome distinguere allora tra Islam e sedicenti musulmani? Bisogna distinguere tra Islam, espressione dell’Unico e stesso di Dio di ebrei e cristiani, dalla sua strumentalizzazione, che non è un altro Islam, ma è un prodotto totalmente estraneo ed inassimilabile alla religione. Questa distinzione è operabile con l’esercizio delle virtù e con l’azione sincera della conoscenza di se stessi e degli altri. Se, invece, ci si ostina a cercare nell’altro le proprie forme di pensiero, la propria mentalità, perché ormai queste sono diventate dei paradigmi imprescindibili, ci si perderà nelle mille analisi scaturite dopo i fatti di Parigi. C’è un Islam europeo che non è né migliore né peggiore di quello che c’è in altri Continenti. Si tratta di una realtà importante anche numericamente, se comprendiamo anche Russia e Turchia. Dare dei numeri per paventare un’islamizzazione del Vecchio Continente non è utile. Si tratta di recuperare in quel “vecchio” ciò che rimane ancora di saggio, indipendentemente da colorazioni e credi, e saper vedere nel “nuovo” una possibilità di conoscenza e rinnovamento. Questo processo va regolato tramite politiche che abbracciano gli ambiti dell’immigrazione, della sicurezza internazionale, della libertà religiosa e soprattutto dell’educazione. Per troppi anni si è scelto di non vedere e di non attuare azioni politiche importanti che avrebbero avuto una ricaduta positiva per le comunità religiose. Purtroppo il terrorismo sembra avere buon gioco nel continuare a impedire una visione della realtà.

Milano si prepara all’Expo accogliendo milioni di persone da tutto il mondo e quindi anche milioni di musulmani. Forse per la prima volta gli italiani avranno la possibilità di vedere volti nuovi, musulmani di tanti Paesi e di diverse classi sociali venuti in Italia non per ragioni di lavoro o come profughi. Sapremo guardarli con occhi nuovi e imparare a riconoscere un Islam che non conosciamo? InshAllah, se Dio vuole, potrà essere un aiuto anche per conoscere i musulmani italiani, vicini di casa, anche qui sui Navigli, nella nostra vecchia Milano.

IlhamAllah Chiara Ferrero
Segretario generale Coreis (Comunità Religiosa Islamica) Italiana

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

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