«Ecco che cosa avrei voluto dire». Parla Citterio della società che promuove gli orti di via Selvanesco

Rodolfo Citterio, responsabile della società Dedalo che promuove il nuovo parco orticolo a Sud della via Selvanesco, verso Grastosoglio, e limitrofo al quartiere Le Terrazze e al Parco Ticinello, sabato 28 ottobre all’incontro organizzato dal

Area TParco orti urbani selvanescoRodolfo Citterio, responsabile della società Dedalo che promuove il nuovo parco orticolo a Sud della via Selvanesco, verso Grastosoglio, e limitrofo al quartiere Le Terrazze e al Parco Ticinello, sabato 28 ottobre all’incontro organizzato dal Centro Culturale Conca Fallata per discutere del progetto, si era presentato con il nuovo masterplan. «È il risultato degli incontri avuti dal giugno scorso con le due commissioni consiliari del Municipio 5 e con i tecnici comunali, accoglie le perplessità e i suggerimenti emersi in questi mesi», ha spiegato Citterio. Ma sabato 28 la chiavetta con il nuovo progetto gli è rimasta in tasca e sullo schermo è stato presentato, e si è discusso, di un progetto di 4 mesi fa, che non esiste più. Con questi presupposti è stato facile chiedergli che cosa avrebbe voluto mostrare ai cittadini e le associazioni intervenuti. E nonostante le nostre domande abbiano toccato solo alcuni temi, quelli considerati più critici, è stato un fiume in piena.

L’area che intendete utilizzare è stata interessata da tanti episodi di inquinamento dei terreni. Come intendete procedere con le bonifiche?

«La proprietà possiede circa 310mila mq con destinazione agricola e 20mila mq di strade interpoderali. Le aree non sono state oggetto di attività di discarica, mentre lungo le strade, soprattutto le meno visibili, sono stati scaricati materiali provenienti da demolizioni edili. Per queste ultime si procederà ad un’azione di bonifica ambientale, come già discusso con gli uffici preposti del Comune di Milano.

I terreni nelle aree limitrofe all’intervento sono proprietà private che avevano ed hanno tuttora regolari autorizzazioni. Mi riferisco a 3 demolitori attivi, aree cintate con muri prefabbricati in cemento usate come depositi a cielo libero, aree incolte in stato di abbandono. L’unica area oggi in carico al Comune è quella sequestrata ad un ex-demolitore, la ditta Metalfer, nei confronti del quale è aperto un procedimento sia penale che ambientale».

Vastità dei parcheggi previsti e viabilità inadeguata sono stati tra le principali critiche al progetto. Siete intervenuti su questi temi?

«La configurazione del nuovo progetto prevede un minor afflusso di persone. Su suggerimento di Comune e Municipio abbiamo valutato la disponibilità dei 3 parcheggi pubblici vicini che hanno una dotazione di circa 730 posti auto. Quello di via F.lli Fraschini, con 250 posti auto, è sempre libero all’80%, mentre i due a pagamento lungo il controviale di via dei Missaglia, 480 posti, al piede delle torri, sono occupati all’80% durante la settimana e al 20% il sabato e la domenica. A seguito anche di un incontro con gli uffici della Mobilità abbiamo quindi deciso di utilizzare i parcheggi pubblici esistenti e di realizzare sull’area 60 posti auto per le persone diversamente abili.  La distanza massima dei parcheggi dall’area è di 1.200 metri, comprendendo anche la fermata del tram 15 di via Feraboli. Per questo abbiamo previsto un servizio di navetta elettrica gratuita per i fruitori del parco».

Anche il numero di orti previsti è apparso eccessivo. Avete pensato a ridurli o ad altre forme di coltivazione?

«L’idea originale era quella di una piccola area per la coltivazione aziendale e una grande area per orti urbani assistiti. Orti assistiti destinati a gruppi di acquisto, associazioni, condomini, aziende e tutti coloro che intendono far coltivare dall’azienda superfici ad orto, in base alle proprie esigenze. Accanto a queste aree c’erano quelle destinate agli ortisti amatoriali che coltivano da soli. Essendo la dimensione minima dell’orto di 40 mq, il numero di orti di cui si è parlato in questi mesi risultava da un semplice calcolo matematico, ma non esprimeva la complessità del progetto.

In ogni caso, per dissipare dubbi, abbiamo definito con più precisione le superfici ad orto coltivate dall’azienda, che utilizzerà per le coltivazioni una cooperativa sociale di 10/15 persone, e quelle destinate agli ortisti. Con il nuovo progetto gli orti amatoriali partiranno da un numero iniziale di 150 e, a fronte di richieste, potranno salire a un massimo di 700».    

È stato sollevato il problema dell’irrigazione degli orti, avete già pensato come provvedere?

«L’orticoltura necessita di una abbondante disponibilità di acqua. Fortunatamente nelle aree a Sud di Milano la falda è abbondante e si trova ad una profondità di 4/5 m. Verranno realizzati 4 pozzi per uso agricolo e un sistema di irrigazione a terra, che irrorerà il terreno restituendo l’acqua alla falda. Nel caso di presenza di sostanze non conformi alla coltivazione biologica, si procederà a un filtraggio preventivo».

Esiste il tema della definizione dei rapporti con il Parco Ticinello e con i corridoi ecologici dell’area. Come pensate di muovervi in questo senso?

«Il Parco Ticinello fronteggia l’area di progetto per circa 150 metri lungo la via Selvanesco. In quel punto il progetto prevede sul fronte strada una fascia di 10 metri trattata a verde di tipo urbano attraversata da una pista ciclabile. Noi faremo lo stesso sul nostro fronte strada, senza la pista ciclabile.

La zona di riqualificazione ambientale lungo le rogge sarà di 65mila mq, dove sono previste aree boschive e prati liberi, piste ciclabili, un percorso vita e uno sensoriale, oltre che da sentieri pedonali.

Sul corridoio ecologico, che attraversa o fiancheggia la nostra proprietà in diversi punti, ma non in continuità, procederemo con trattamenti di argine con le stesse modalità previste dal progetto esecutivo del Parco Ticinello. All’interno delle aree di terzi non abbiamo possibilità di intervenire, cosa che forse potrebbe fare il Demanio, in quanto proprietario delle acque, a mezzo del loro gestore».

Alcuni cittadini temono il proliferare di altri servizi, oltre a quelli agricoli. Quali sono quelli che avete previsto e in che percentuale incidono sull’area di progetto?

«Il progetto prevede servizi di tipo agrituristico tutti realizzati con strutture in legno e vetro, senza uso di cemento. Le strutture sono: un agriturismo per il presidio fisso dell’area, un padiglione didattico con orti per gli adulti ed uno per i bambini, un ristorante con cucina biologica, un bio-bar che serve centrifugati di verdura e altre bevande biologiche, un mercato degli orti dove acquistare direttamente i prodotti aziendali, con la possibilità di raccoglierli direttamente, un mercato dei semi e degli attrezzi dove comprare strumenti e prodotti per la coltura biologica. Tutte queste strutture incidono per l’1,6%-1,9% sull’area.

In queste aree il Municipio ha chiesto di inserire alcuni servizi: una ciclo-officina per l’assistenza ai ciclisti, poiché l’area è collegata alla pista ciclabile lungo la via dei Missaglia, e un piccolo padiglione cinofilo con una grande area sgambamento cani. Il Municipio ha chiesto anche di realizzare uno spazio eventi all’aperto per circa 800 persone, per noi una semplice modellazione a gradonata del terreno, su cui però abbiamo qualche riserva. Noi abbiamo aggiunto un piccolo padiglione sportivo, con un’installazione educativa per bambini e genitori, e alcuni servizi per i runner, come spogliatoi e docce. Queste altre strutture incidono per lo 0,4% sull’area.

Oltre a queste installazioni ci sono le infrastrutture agricole (rimessaggi e capannone per l’azienda) che incidono per lo 0,5%

In sintesi tutte le strutture previste sull’area, calcolata al netto di strade e parcheggio, incidono, al massimo, per il 2,8%».

Nell’incontro di sabato, l’assessore ha parlato di una vostra trasformazione, qualora il progetto andasse in porto, in azienda agricola. Cosa comporta questo? 

«Lo sviluppo dell’intervento ha sempre previsto la creazione di un’azienda agricola, per la coltivazione biologica di ortaggi. A giugno l’azienda non era ancora stata definita, oggi è in via di costituzione. Prevediamo che l’azienda venda iscritta a Coldiretti e si proponga per l’adesione ai produttori di qualità ambientale del Parco Sud».

Per leggere l’articolo del giugno scorso “Ecco il più grande parco di orti urbani di Europa. Se avrà l’ok sorgerà in via Selvanesco”, clicca qui.

Stefano Ferri
(2 novembre 2017)

 

 

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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