Covid e la convivenza forzata: una nuova intesa tra generazioni

Per la prima volta, se ci riferiamo ai tempi moderni, genitori e figli si trovano ad affrontare un’emergenza – grave come questa del Covid-19 – stando “sulla stessa linea”. Da parte dei genitori non c’è

Per la prima volta, se ci riferiamo ai tempi moderni, genitori e figli si trovano ad affrontare un’emergenza – grave come questa del Covid-19 – stando “sulla stessa linea”. Da parte dei genitori non c’è memoria (diretta o indiretta, attraverso i loro genitori) di qualcosa di simile. Certo, anche una guerra – oggi – non avrebbe nulla di simile con quelle che i nostri genitori e nonni hanno vissuto direttamente, ma un riferimento comune, quantomeno psicologico, ci sarebbe. Oggi no. Genitori e figli si trovano, insieme, ad affrontare una situazione in cui non ci può essere alcun trasferimento di informazioni o di esperienza.

Qualcosa di differente potrebbe, almeno in teoria, esserci: la differente “maturità” con cui si affronta la medesima situazione, ma proprio sotto questo aspetto, alla prova dei fatti, ci viene da chiederci in quale delle due generazioni risiede la “maturità” maggiore.

Le decine di migliaia di multe che le forze dell’ordine in questi giorni sono costrette ad elevare nei confronti di persone che inutilmente trasgrediscono il divieto di uscire di casa riguardano in larghissima parte adulti. Ovvero quella generazione che dovrebbe, in qualche modo, dare l’esempio.

L’isteria di dover per forza “fare la passeggiata” o “andare a correre” – da parte di una delle generazioni più sedentarie della storia moderna – è manifestata molto più dagli adulti che dagli adolescenti.

Nel frattempo gli adolescenti potrebbero iniziare a capire quante loro “pretese”, quanto il loro “dare tutto per scontato”, quanto l’essere abituati a trovarsi sempre la strada spianata possa essere effimero, minato da un imponderabile virus che non hai nemmeno la soddisfazione di vederne la faccia. Quanti “capricci”, quanti pretestuosi “non è giusto” rinfacciati ai loro genitori a qualunque flebile accenno di “no” si infrangono contro il muro di Covid-19.

Ecco, per la prima volta, le due generazioni sono nelle condizioni di poter collaborare l’una con l’altra, alla pari. Nessuna ha da insegnare niente, ma entrambe hanno del buono da mettere in campo e del cattivo al quale è utile ripensare. Forse il sacrificio quotidiano dei genitori sarà più chiaro, ai figli, in un momento così drammatico e difficile, e forse i genitori capiranno che comunicare attraverso lo smartphone e whatsapp non è un’aberrazione (solo perché loro non lo facevano), ma una opportunità in più, quanto mai preziosa in un momento come questo.

Forse è un’utopia, una delle tante che circolano in un momento come questo in cui per forza dobbiamo aggrapparci a qualcosa, ma credo che da questa esperienza, anche nelle piccole cose del quotidiano, anche tra genitori e figli, potrà nascere una nuova e più matura intesa.

Maurizio Tucci è nato a Potenza si è laureato in Ingegneria presso l’Università di Bologna e vive a Milano dal 1992. Lavora nel campo della comunicazione e della ricerca sociale. Ideatore e curatore dell'indagine "Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani" realizzata annualmente dalla Associazione no-profit “Laboratorio Adolescenza”, di cui è fondatore, e dall’Istituto di Ricerca IARD. È Presidente della Associazione “Laboratorio Adolescenza” e membro del Consiglio Direttivo della dalla Società Italiana di Medicina dell'Adolescenza. Giornalista e scrittore, collabora dal 1995 con il Corriere della Sera. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e saggi e ha scritto tre romanzi.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO