La Lombardia diventa arancione, con una settimana di ritardo a causa di un errore: chi paga? Partono class action e richieste dimissioni

La Lombardia da domani, domenica 24 gennaio, è in zona arancione, ma lo sarebbe dovuta essere da settimana scorsa, ma a causa di un errore di trasmissione dei dati relativi al periodo dal 4 al

La Lombardia da domani, domenica 24 gennaio, è in zona arancione, ma lo sarebbe dovuta essere da settimana scorsa, ma a causa di un errore di trasmissione dei dati relativi al periodo dal 4 al 10 gennaio è stata in zona rossa per  7 giorni in più, con quello che questo comporta in temini economici. 

Pare dunque non finire mai la serie di errori, gaffe e strafalcioni, disastri economici e sanitari di Regione Lombardia in tema di Sanità. Passi falsi che durante la prima ondata del Coronavirus sono costati la vita a molte persone, anziani in particolare. Valutazioni sbagliate che hanno compromesso prima l’acquisto di tamponi, poi di vaccini influenzali e infine ritardato l’avvio della campagna vaccinale contro il Covid.

L’ultimo errore della serie, che è costato una settimana rossa in più, risale alla settimana scorsa, quando la Regione ha inviato al ministero delle Salute i dati dei malati Covid sbagliati. Numeri sovrastimati, perché contenenti le persone che, avendo fatto in casa la quarantena ed essendo senza sintomi, sono da considerare guariti. Questo anche se non “tamponati”, secondo quanto prescrive il ministero della Salute dal 12 ottobre scorso. Malati che sono rimasti tali, perché – e questa è un’altra prova della inadeguatezza della medicina territoriale lombarda – nessuno si è preso la cura di depennarli dagli elenchi.

Non a caso, una volta rimediato all’errore, come per magia, a Segrate ieri il cruscotto di controllo della Regione riportava 504 segratesi positivi, oggi 102, a Cesano Boscone si è passati da 1.400 a 72 in tre giorni, a Buccinasco in 24 ore da 244 a 64. Un errore che per la sua grossolanità stupisce, che è costato alla Regione una settimana in più in zona rossa, con grave ulteriore danno a commercianti, studenti e lavoratori. Non a caso associazioni di commercianti e imprenditori hanno deciso di promuovere una class action contro i responsabili per i danni subiti e dall’opposizione in Consiglio regionale si alzano già nuove richieste di dimissioni da parte di Fontana.

Con questi presupposti appaiono veramente patetici e ridicoli i ricorsi al Tar fatti dalla Regione nei giorni scorsi per uscire dalla zona rossa e le accuse rivolte da Fontana al ministero di atteggiamento discriminatorio nei confronti della Lombardia.

Rimane da chiedersi cosa sarebbe successo se i sindaci dei Comuni di Cesano Boscone, Segrate, Vittuone e altri ancora nei giorni scorsi non avessero rilevato e comunicato l’errore a Regione e Prefettura: avremmo fatto un’altra settimana in zona rossa? E poi, considerato che la direttiva ministeriale con le nuove regole di conteggio risale al 12 ottobre, quante altre volte la Regione ha sbagliato?

Risposte che con ogni probabiltà non arriveranno mai dal governo della Regione, ma che potrebbero arrivare dalle aule giudiziare.

Letizia Moratti: «L’errore non è nostro»

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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