Dalli all’untore “La prudenzia non è mai troppo”

L’immortale Totò diceva: “La prudenzia non è mai troppo”. E di fronte a questioni importanti, come la diffusione del Coronavirus oggi sulle scene, una buona dose di prudenza è più che ragionevole.Ma tra la “prudenzia”

L’immortale Totò diceva: “La prudenzia non è mai troppo”. E di fronte a questioni importanti, come la diffusione del Coronavirus oggi sulle scene, una buona dose di prudenza è più che ragionevole.

Ma tra la “prudenzia” di Totò e la psicosi campata in aria c’è una bella differenza, e noi italiani stiamo dimostrando, ancora una volta, di essere sempre in balia del delirio del momento che in questa circostanza è il classico “dalli all’untore”.

Accantonati per un attimo gli attentatori della nostra identità nazionale, biecamente trasportati dalle Ong al soldo di chi ci vuole male, lo sguardo spaventato e cattivo è puntato inesorabilmente su chiunque abbia una vaga sembianza “orientale”. Che sia cinese, coreano, tailandese o giapponese, non importa (tanto come facciamo a distinguerli); basta un sentore di “occhi a mandorla” e il contagio è alle porte.

Che il virus non lo trasportino i cinesi in quanto tali ma, semmai, chiunque sia stato in Cina e abbia subito il contagio è un dettaglio insignificante.

Sono già in piena attività le “chat di mamme” (queste sì che sono pericolose, altro che i virus) pronte a chiedere insensate quarantene – altrimenti tengono loro i figli a casa – per bambini cinesi, non importa se siano stati in Cina o no. Una sorta di “virus soli”, ovvero il virus che colpisce per territorio di nascita.

Una dirigente scolastica mi racconta di una studentessa di origine peruviana (tanto per intenderci, il Perù è dall’altra parte del mondo, rispetto al virus) in lacrime perché aveva qualche decimo di febbre e la verifica alla quarta ora, ma i compagni di classe “premurosi” l’avevano invitata ad andare subito a casa a curarsi. Non sarà stata cinese, e va bene, ma “la prudenzia non è mai troppo”.

Via Paolo Sarpi è deserta, i consumi crollati, perché è ovvio che i ristoranti cinesi la carne per i ravioli la facciano arrivare ogni giorno direttamente da Wuhan. Da dove sennò?

Per non parlare del tutto esaurito delle mascherine. Con carnevale alle porte a questo punto vanno bene anche quelle di Zorro e Arlecchino, meglio di niente qualcosa faranno.

In una situazione da “ridiamo per non piangere” si aggiunge un’altra avvilente caratteristica nostrana. In poco più di un anno e mezzo dalla tragedia del ponte Morandi, ci siamo trasformati tutti da carpentieri ad immunologi. Saremo anche ultimi nelle classifiche Invalsi, ma la velocità con cui gli italiani acquisiscono competenze complesse e diversissime lascia senza fiato.

Ho ancora nelle orecchie il mio salumiere di fiducia che all’indomani del crollo dissertava di stralli e tiranti con una sicurezza che non mette nemmeno nell’affettare il prosciutto. Non ho ancora verificato cosa oggi abbia da dire sul virus, ma stamattina al solito bar ho trovato, in tuta da meccanico, un Burioni-bis che profetizzava l’apocalisse a causa di una propagazione del contagio che lui “sa” essere (nonostante ce lo nascondano) 20 volte superiore a quella indicata dagli esperti.

E come se non bastasse troviamo i soliti sciacalli che mischiano virus, porti e barconi perché sperano, rimestando nel torbido, di ricavarne qualcosa.

Per fortuna a spezzare questo delirio screziato di immancabile razzismo, c’è l’ironia di “Vincenzo” del mercato di “Forcella”, a Napoli, che affitta “cinesi con la tosse” da utilizzare per tagliare le file, trovare posto in autobus o in ristoranti affollati. Ma forse non è solo ironia e sa facendo affari d’oro

Maurizio Tucci è nato a Potenza si è laureato in Ingegneria presso l’Università di Bologna e vive a Milano dal 1992. Lavora nel campo della comunicazione e della ricerca sociale. Ideatore e curatore dell'indagine "Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani" realizzata annualmente dalla Associazione no-profit “Laboratorio Adolescenza”, di cui è fondatore, e dall’Istituto di Ricerca IARD. È Presidente della Associazione “Laboratorio Adolescenza” e membro del Consiglio Direttivo della dalla Società Italiana di Medicina dell'Adolescenza. Giornalista e scrittore, collabora dal 1995 con il Corriere della Sera. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e saggi e ha scritto tre romanzi.

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