DatiBeneComune, i dati sull’epidemia siano resi pubblici, l’appello sottoscritto anche da Milanosud

"Vogliamo dal governo tutti i dati su covid-19 per monitorare il rischio epidemico, in formato aperto, ben descritti e machine readabl (interoperabili)e". È l'appello del sito datibenecomune.it.  che chiede al governo  di "rendere disponibili, aperti e disaggregati tutti

“Vogliamo dal governo tutti i dati su covid-19 per monitorare il rischio epidemico, in formato aperto, ben descritti e machine readabl (interoperabili)e”. È l’appello del sito datibenecomune.it.  che chiede al governo  di “rendere disponibili, aperti e disaggregati tutti i dati comunicati dalle Regioni al Governo dall’inizio dell’epidemia per monitorare e classificare il rischio epidemico (compresi tutti gli indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio, di accertamento e quelli di risultato)”.

Sono una settantina i promotori dell’iniziativa tra associazioni, ong, media, tra cui Ondata, Fondazione GIMBE, Report, Legambiente, Actionaid, Wired, Scienza in rete, Open. La campagna, partita il 6 novembre, ad oggi  conta oltre 8.200 le persone che hanno firmato la petizione su change.org,

La petizione  è stata sottoscritta anche da Milasud perché, come si legge nella lettera aperta:  “in un momento così drammatico i cittadini  hanno il diritto di conoscere su quali dati e quali analisi si basano le decisioni prese dal governo per le restrizioni dei prossimi DPCM. Da questi dati dipende la nostra vita quotidiana, il nostro lavoro, la nostra salute mentale: vogliamo che siano pubblici! E vogliamo che siano in formato aperto, perché dobbiamo permettere agli scienziati e ai giornalisti di lavorare per il bene comune”.

“I dati relativi all’epidemia,– prosegue la lettera aperta – su cui si basano le decisioni che condizionano la nostra vita quotidiana, il nostro lavoro, la nostra salute devono  essere resi pubblici dalle istituzioni”.Non solo: “devono essere resi pubblici, in formato open data per consentire ai ricercatori di effettuare analisi indipendenti e ai cittadini di valutare criticamente le decisioni della politica. Solo così la società civile sarà realmente pronta ad aiutare le Istituzioni nella gestione dell’emergenza Coronavirus”.

L’appello si conclude così: “I firmatari di questa lettera sono estremamente preoccupati per il crollo di fiducia generato dalla gestione dell’emergenza Covid-19. In questo momento una corretta comunicazione, basata sull’evidenza dei dati, è quanto mai importante per comprendere le scelte istituzionali che hanno profonde conseguenze sulla vita delle persone”.

Ondata è un’associazione che promuove l’apertura dei dati pubblici per renderli accessibili a tutti ed è attiva sull’emergenza Covid-19 con azioni volte alla trasparenza e all’accessibilità dei dati pubblici.

Fondazione Gimbe (Gruppo Italiano per La Medicina Basata sulle Evidenze)  da sempre chiede la massima trasparenza e  una corretta comunicazione basata sull’evidenza dei dati, compresi  dati di dettaglio su Comuni e Province e un monitoraggio più agile e meno “burocratico”. Il sito coronavirus.gimbe.org è aggiornato con i dati ufficiali della Protezione Civile e dell’Istituto Superiore di Sanità. E il team rende disponibili ogni giorno semplici grafici per comprendere meglio l’andamento dell’epidemia in Italia e nel mondo. 

Il sito DatiBeniComune           Dove firmare Change.org

Lettera aperta: Giuseppe Conte dove sono i dati?


Viviamo una grave crisi. La società civile italiana, una delle più mature e competenti del mondo, è pronta a supportare le Istituzioni nel farvi fronte.

Per farlo, però, ha bisogno di dati. La cittadinanza, stremata, chiede risposte mirate, meno gravose di “tutti in lockdown“. Elaborarle richiede dati pubblici, disaggregati, continuamente aggiornati, ben documentati e facilmente accessibili a ricercatori, decisori, media e cittadini. Il nuovo sistema di classificazione del territorio nazionale in tre aree di rischio rappresenta, in questo senso, un’opportunità, perché comporta un sofisticato sistema di monitoraggio nazionale e quindi genererà, si presume, molti dati di qualità.

Il governo è consapevole di tutto questo. Un recente documento di indirizzo pone “la trasparenza e l’accessibilità dei dati al centro della strategia di gestione del rischio pandemico”. Pandemia a parte, l’Italia si impegna da tempo per la trasparenza amministrativa. In sede internazionale, per esempio, siede nel board dell’Open Government Partnership. Purtroppo, adottare un indirizzo non è sufficiente: bisogna anche tradurlo in pratica. E questo significa lavoro duro: misure attuative, integrazione di flussi informativi, data stores. Come sempre, la differenza tra il dire e il fare è… il fare.

Per questo, chiediamo al Governo Italiano di:

  • rendere disponibili, aperti, interoperabili (machine readable) e disaggregati tutti i dati comunicati dalle Regioni al Governo dall’inizio dell’epidemia per monitorare e classificare il rischio epidemico (compresi tutti gli indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio, di accertamento e quelli di risultato). Fare lo stesso per tutti i dati che alimentano i bollettini con dettaglio regionale, provinciale e comunale, della cosiddetta Sorveglianza integrata COVID-19 dell’Istituto Superiore di Sanità e i dati relativi ai contagi all’interno dei sistemi, in particolar modo scolastici. Tutti i dati devono riportare la data di trasmissione e aggiornamento;
  • rendere pubbliche le evidenze scientifiche, le formule e gli algoritmi, che mettono in correlazione la valutazione del rischio, le misure restrittive e l’impatto epidemiologico ad esso correlato;
  • recepire nella gestione, pubblicazione e descrizione dei dati tutte le raccomandazioni della task force “Gruppo di lavoro 2 – Data collection and Infrastructure“, presenti nel documento “Analisi dei flussi e mappatura delle banche dati di interesse per la task force dati per l’emergenza COVID-19”;
  • nominare un/a referente COVID-19 su dati e trasparenza e un/a referente per ogni regione, a cui la società civile possa fare riferimento;
  • istituire un centro nazionale, in rete con omologhi centri regionali, dedicato ai dati Covid, che non solo imponga standard e formati, ma che coordini e integri nuovi sistemi di raccolta e individui le criticità in quelli esistenti.

Vediamo di continuo decisioni prese per limitare il contagio sulla base di dati che non sono pubblici: la trasparenza è alla base di ogni democrazia! I cittadini hanno il diritto di conoscere su quali dati e quali analisi si basano le decisioni prese dal governo per le restrizioni dei prossimi DPCM. Da questi dati dipende la nostra vita quotidiana, il nostro lavoro, la nostra salute mentale: vogliamo che siano pubblici! E vogliamo che siano in formato aperto, perché dobbiamo permettere agli scienziati e ai giornalisti di lavorare per bene.

I firmatari di questa lettera sono estremamente preoccupati per il crollo di fiducia generato dalla gestione dell’emergenza COVID-19. In questo momento una corretta comunicazione, basata sull’evidenza dei dati, è quanto mai importante per comprendere le scelte istituzionali che hanno profonde conseguenze sulla vita delle persone.

6 novembre 2020

 

 

 

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO