Decise le localizzazioni delle nuove strutture di medicina territoriale nel sud Milano, saranno nelle vie: Salomone, Cinquecento, Piceno (Mu4); De Andrè e Ghini (Mu5); Gola, Caterina da Forlì e Faenza (Mu6)

La Giunta regionale ha approvato ieri 15 dicembre la delibera con la quale individua le localizzazioni delle Centrali operative territoriali, delle Case e Ospedali di Comunità in tutta la Lombardia.Dal documento si evince che nel

La Giunta regionale ha approvato ieri 15 dicembre la delibera con la quale individua le localizzazioni delle Centrali operative territoriali, delle Case e Ospedali di Comunità in tutta la Lombardia.

Dal documento si evince che nel Municipio 5 saranno costruite entro il 2024 due case di Comunità nei parcheggi di via Ghini e via De Andrè. Qui è previsto anche un Ospedale di comunità, anche se  lo spazio, di fronte al Vivaio Lorenzini e accanto a Isola Anita, a prima vista, appare limitato per ospitare entrambe le strutture (vedi immagine sopra).

Nel Municipio 6 presso il Golgi Redaelli di via Caterina da Forlì 55 e il Poliambulatorio di via Gola 22 sono previsti una Casa di Comunità e una Centrale operativa territoriale. Da costruirsi ex novo invece la Casa di comunità e l’Ospedale di comunità in via Faenza ang. via Chiodi. Le prime due saranno realizzate entro il 2022, mentre la terza entro il 2024. Nessuna indicazione rispetto il destino dell’Ospedale San Paolo, nel settembre scorso (delibera di Giunta 5195) indicato come sede di un Ospedale di Comunità.

Nel Municipio 4 sono previste due Case di Comunità, una nelle strutture esistenti di via Barabino 4/8 (all’interno della Rsa) e via dei Cinquecento 19 (nel centro servizi psico sociali – uompia), una seconda in viale Piceno 60, presso la sede della Città metropolitana. Qui sono previste anche una Ospedale di Comunità e una Centrale operativa territoriale. Questa due localizzazioni dovrebbero essere pronte entro il 2022, mentre per la Casa di comunità prevista in via Salomone ang. via Bonfadini, da costruirsi ex novo, secondo i piani della Regione dovrebbe essere pronta entro il 2024.

Secondo il documento della Giunta regionale l’Ats Milano, che comprende anche la provincia di Lodi, avrà 71 Case di comunità, 23 Ospedali di comunità e 36 Centrali operative territoriali. Le indicazioni del Pnrr (il Piano nazionale di ripresa e resilienza che eroga i fondi) accolte da Regione Lombardia, le Centrali operative territoriali si dovranno occupare della cura e dell’assistenza dei pazienti “fragili”, dimessi dagli ospedali e seguiti dai medici di Medicina generale.

Le Case di comunità saranno strutture polivalenti, che erogano prestazioni sociosanitarie integrate ai cittadini, favorendo l’unitarietà e l’integrazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociosanitarie.

Gli Ospedali di comunità sono invece strutture per la degenza breve e per i pazienti con necessità di interventi sanitari a media e bassa intensità clinica. Avranno un massimo di 40 posti letti e una gestione prevalentemente infermieristica.

Secondo quando dichiarato a Repubblica dall’assessore al Welfare del Comune di Milano Lamberto Bertolè: «La vera sfida comincia adesso ed è quella di definire un modello di funzionamento che consenta un reale potenziamento e non una semplice razionalizzazione delle risorse esistenti sulla medicina di territorio, le cui carenze sono emerse in modo evidente durante la pandemia. Per farlo è necessario un confronto constante sui contenuti, un investimento sul personale e ovviamente assicurare tutte le risorse per gli investimenti necessari alla realizzazione di queste prime 24 case di comunità milanesi. Nei prossimi mesi faremo la nostra parte perché i progetti vedano la luce nei tempi previsti e perché si raggiungano questi obiettivi: avvicinare i servizi ai cittadini, occuparci meglio della cronicità, integrare le risposte sociosanitarie, l’assistenza domiciliare, ridurre l’uso improprio dei pronto soccorso e occuparci della carenza dei medici di medicina generale in alcuni quartieri della città».

Giornalista dello scorso millennio, appassionato di politica, cronaca locale e libri, rincorre l’attualità nella titanica impresa di darle un senso e farla conoscere, convinto che senza informazione non c’è democrazia, consapevole che, comunque, il senso alla vita sta quasi tutto nella continua rincorsa. Nonostante questo è il direttore “responsabile”.

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