Democrazia e coronavirus, ovvero della stringente logica di Salvini e Meloni alle prese con i provvedimenti di Orban

Che cosa è successo in Ungheria? Lo ricaviamo da “Libero”, il quotidiano più in armonia con il sovranismo, il salvinismo e l’antieuropeismo:“In Ungheria inizia una nuova fase. Viktor Orban ha varato la mossa più drastica, quella dei pieni poteri, che gli

Che cosa è successo in Ungheria?
Lo ricaviamo da “Libero”, il quotidiano più in armonia con il sovranismo, il salvinismo e l’antieuropeismo:

“In Ungheria inizia una nuova fase. Viktor Orban ha varato la mossa più drastica, quella dei pieni poteri, che gli sono stati attribuiti dal Parlamento per far fronte all’emergenza coronavirus. Nei termini della legge, il primo ministro può governare a tempo indeterminato sulla base di decreti, può chiudere il Parlamento, cambiare o sospendere le leggi esistenti: spetterà a lui stabilire quando finirà lo stato di emergenza”.

Ineccepibile sintesi. Ma con due non secondarie omissioni: La prima è che Orban governerà a colpi di decreti, insindacabili e non soggetti a ratifica parlamentare; la seconda: “Chi diramerà ‘false notizie’ rischierà da 1 a 5 anni di carcere”. Che cosa è una “falsa notizia” in uno Stato in cui è sospesa l’attività legislativa e tutti i poteri sono concentrati nel capo dello stato? È o può essere qualunque forma di comunicazione dispiaccia al monocrate.

Tutto questo per combattere il Coronavirus? Sì, anche se, come precisa sempre “Libero”, “in Ungheria i numeri ufficiali non sono particolarmente allarmanti (447 contagiati a fronte di 15 morti)”.

In Italia, un paio di settimane fa il governo Conte è stato messo sotto accusa non solo per la sua “incapacità” (questo non manca mai nelle requisitorie della destra), ma soprattutto per la sua gestione autoritaria e l’esautoramento del Parlamento.

“Il Parlamento” denunciava Giorgia Meloni il 21 marzo “non si riunisce da oltre due settimane perché Conte vuole fare tutto da solo. Noi diciamo basta: Fratelli d’Italia chiede la convocazione immediata e ad oltranza del Parlamento italiano per poter dare una mano nella gestione di questa crisi”.

Lodevole la volontà di “dare una mano” e giusto il richiamo al ruolo centrale del Parlamento.

Non meno perentorio Matteo Salvini: “Occorre chiarezza e il coinvolgimento di tutti, occorre riaprire il Parlamento perché certe scelte vanno prese tutte insieme, non da soli in una stanza a mezzanotte”. Ancora più esplicitamente: “Intollerabili i metodi di comunicazione da regime totalitario utilizzati dal governo”.

In realtà, il Parlamento non era mai stato chiuso; ma era stato innegabilmente marginalizzato, convocato insufficientemente. Per dar forza alla loro protesta, i due leader della destra (con loro c’era anche Tajani, ma è passato inosservato) hanno chiesto e ottenuto un incontro con il Capo dello Stato, a seguito del quale il Parlamento è stato convocato e ha ripreso la sua funzionalità (pur con i limiti che la guerra al contagio del virus impone).

Le due vicende – quella ungherese e quella italiana – debbono essere lette in parallelo. Entrambe segnalano le difficoltà che un paese alle prese con una grave epidemia deve affrontare per tutelare la salute pubblica. Con una differenza sostanziale: L’Italia ha oltre centomila casi di contagio accertati (gli esperti dicono che sono molti di più, ma atteniamoci all’ufficialità) e quasi 12.000 morti. L’Ungheria – lo ricordava “Libero” – ha un cinquantesimo di questi problemi. Se poche decine di casi si chiamano emergenza e giustificano i pieni poteri, la chiusura del parlamento, il congelamento della legislazione e la galera per i disturbatori, cosa avrebbe dovuto fare Conte per eguagliare in efficienza dittatoriale il suo collega Orban?

Ci si poteva aspettare a questo punto una valutazione almeno moderatamente critica (aggiungiamo seria) del “18 brumaio” del Bonaparte ungherese da parte di Meloni e Salvini.

Purtroppo non c’è stata. Sotto il faceto titolo “Giorgia Meloni devasta la sinistra”, il “Tempo” (versione romana di “Libero”) scrive che la leader di Fratelli d’Italia “smaschera la sinistra che protesta per i pieni poteri affidati a Viktor Orban”. (Apro una breve parentesi: “smaschera”, “devasta”, ma che linguaggio infantile!)

In sostanza la Meloni accusa il governo italiano di aver dichiarato “lo stato di emergenza, ha sospeso le elezioni e sono stati rinviati il referendum e le elezioni regionali e locali”. Tutto vero. Solo che i partiti di destra non si sono opposti a questi provvedimenti: hanno solo lamentato di non essere stati coinvolti nella decisione. Non è un dettaglio.

Aggiunge la Meloni che in Italia “è stata limitata la libertà individuale dei cittadini, parlamentari e magistrati compresi, così come quella di impresa e di commercio e sono state introdotte misure speciali in ogni ambito”.

È una denuncia forte, ma tocca un tasto delicato: tutte le misure restrittive adottate dal governo limitano in qualche misura alcune libertà individuali.

Ma si può affrontare diversamente questa emergenza? Sembra di no. Tanto che il 21 marzo Giorgia Meloni dichiarava: “Il virus non va inseguito ma anticipato. Basta tentennamenti, bisogna chiudere tutto, subito. Aperti solo farmacie, alimentari e pochissimi altri servizi essenziali. Basta perdere tempo”.

Chiudere tutto” faceva eco Matteo Salvini.
Cosa vuol dire “chiudere tutto”? Vuol dire rendere ancora più restrittivo il campo delle limitazioni (soprattutto delle imprese). Insomma il contrario di quello che oggi la Meloni imputa al governo: questa è la tempra di statista che il licenziosetto “Tempo” elogia per la sua capacità di smascherare e devastare.

“Ci sorprende che qualcuno si scandalizzi oggi perché Orban adotta provvedimenti straordinari, non particolarmente diversi da quelli adottati dall’Italia con addirittura un minor mandato da parte del Parlamento”. 

No, signora Meloni, nessuno si scandalizza per questo, anche perché, come abbiamo visto i provvedimenti di Orban sono radicalmente diversi da quelli italiani: il Parlamento non è chiuso, i decreti vengono convertiti in legge, nessuno ha assunto pieni poteri (ne fa fede il Capo dello Stato, che voi avete incontrato e pubblicamente elogiato), i disturbatori non vanno in galera, nessuna legge in vigore è stata abrogata. E tutto questo, Orban lo ha fatto, pur in assenza di una situazione emergenziale.

Quindi nessuno si scandalizza per il 18 brumaio di Orban (semmai dovrebbe essere il Partito Popolare Europeo, di cui il leader ungherese fa parte, a prendere drastici provvedimenti). C’è solo il rammarico che Fratelli d’Italia abbia perso l’occasione per differenziarsi dal profilo sempre meno credibile di Salvini, che ha icasticamente commentato: Pieni poteri a Orban, una scelta democratica”.

Signora Meloni, lei chiedeva la convocazione ad oltranza del Parlamento italiano; e il suo amico Orban proclama la chiusura oltranza di quello ungherese: dove stanno le analogie?

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