Piove sempre, tanto… ma nessuno va in giro con l’ombrello

Non potrebbe essere questo un dispaccio dalle terre nordiche che si rispetti se, prima o poi, non si andasse a parare sull’elefante nella stanza che attende il suo umido momento di gloria: il meteo! Insomma,

Non potrebbe essere questo un dispaccio dalle terre nordiche che si rispetti se, prima o poi, non si andasse a parare sull’elefante nella stanza che attende il suo umido momento di gloria: il meteo! Insomma, avendo avuto la Cop26 di Glasgow solo pochi mesi fa, mi pare giusto e doveroso fornire uno spaccato su questa situazione climatica che non è solo di interesse colloquiale a sé stante ma influisce in modo significativo sulla vita privata.

Iniziamo sfatando un po’ di miti: piove sempre, tanto, e tutti vanno in giro con l’ombrello. L’ultima è forse la credenza più erronea: la Scozia è generalmente un paese dove il vento tira talmente forte che l’utilizzo di un ombrello risulta non solo pressoché inutile a riparare dalla pioggia che infida colpisce i volti di traverso, ma diventa anche uno scomodo accessorio, a meno che non stiate cercando disperatamente di allenare i tricipiti o di sfondare nel mondo delle bambinaie itineranti in puro stile Mary Poppins. Questo è stato forse uno dei primi concetti che la vita a Glasgow (che non è nemmeno nella zona più ventosa) mi ha passato. Il primissimo ombrello acquistato in loco ha avuto vita molto breve. Quando mi sono decisa ad usarlo per la prima volta, durante una giornata buia e tempestosa, l’inevitabile capottamento dalla parte sbagliata lo aveva irrimediabilmente scardinato e reso più inutile di prima. Ecco perché una giacca impermeabile ed antivento è un must delle catwalk scozzesi, oltre che un importante mezzo per evitare ulteriori perdite finanziarie.

Il vento a nord sradica alberi secolari offre visioni interessanti nella vita dei vicini quando le staccionate vanno giù di notte: al risveglio si ha una visione completa dei patii, dei barbecue, di chi cura le piante, di chi ha meno il pollice verde, di dove era finito il pallone che hai perso due anni fa. Quanto alle altre credenze, se è vero che le precipitazioni sono comunque consistenti (con una media annua di 1.500 mm di pioggia dove in Italia ci posizioniamo tra i più moderati 650 e i 1000 mm), non è vero che si vive sotto costante diluvio, ma piuttosto che la popolazione umana, animale e vegetale riceve la sua dose di acqua quasi ogni giorno, anche solo un poco alla volta. Ogni giorno lo scozzese (o residente in Scozia – NdR) sa che dovrà svegliarsi e prepararsi anche solo per un lieve episodio di showers. In realtà, è a diverse stagioni che bisogna prepararsi. I consigli della mamma di vestirsi a cipolla non sono mai stati più azzeccati che qua.

È infatti scienza nota che la Scozia, in un procedimento molto efficiente, impacchetti in un giorno solo tutte le quattro stagioni. Ieri ad esempio ci siamo svegliati con la neve, abbiamo pranzato con un piacevole e tiepido sole, fatto merenda (o, meglio, preso il tè) con biscotti e grandine, per terminare con un bel rovescio di pioggia in prima serata. In passato mi sono meravigliata di sentire, in giornate soleggiate e con un cielo senza nuvole, gocce di pioggia leggera cadermi infidamente in testa. L’umidità, quasi sempre nell’aria, nei suoi giorni di particolare intensità, ha dato vita a una parola gaelica che per me ha un suono che è perfettamente in assonanza con lo stato d’animo umano in un giorno grigio, uggioso e terribile per le giunture: dreich (pronunciato dri-ch, con un finale un aspirato, un po’ alla tedesca). Essendo nata e cresciuta a Milano, devo dire che nelle mattinate grigie e nebbiose, questa parola e queste sensazioni mi sanno un po’ di casa.

Il cane di Federica si gode il vento della Scozia.

Parlando di pelle più resistente, la maggior parte dei locali ha una resistenza per me sorprendente a vento e temperature che in Italia sono considerate più adatte al comfort dei pinguini. Non appena quello strano disco luminoso si presenta in cielo, anche con 5 gradi, ecco che sulle strade stormi di scozzesi, uomini e donne, scoprono le gambe, vanno in giro in t-shirt o felpa leggera. Va detto che la cosa che ancora non riesco a comprendere è come soprattutto donne e ragazze riescano a indossare pantaloni corti, abiti scosciati e andare in giro con poco altro sopra con qualsiasi temperatura, anche in inverno.

A gennaio, una serata fuori può sembrare un bizzarro mix tra una competizione con cani da slitta su neve e una serata a Ibiza in agosto. Al contrario, è sempre abbastanza divertente vedere come quasi tutti, nei ben due giorni di estate che ci sono concessi ogni anno, siano al contempo elettrizzati ma anche pericolosamente vicini al collasso. Avvicinandosi ai venti gradi, il numero delle facce paonazze aumenta esponenzialmente, e qualsiasi attività normale (per non parlare di qualsivoglia sport) diventa causa di respiri affannosi, e tutti coloro che si sono scordati una protezione solare sanno che il giorno dopo dovranno guardarsi dalle proverbiali scoppole sul collo. Insomma, alla pioggia in qualche modo ci si abitua, l’importante è avere l’attrezzatura giusta. Alla fine, come dice un proverbio (che ho visto per la prima volta stampato su degli impermeabili di plastica), la pioggia di oggi è il whisky di domani.

Milanese di origine, dal 2017 sono in Scozia dove lavoro come reporter per diverse testate locali delle Highlands, tra cui l’Inverness Courier e il Ross-shire Journal. Marcata da una sana passione per bevande alcoliche e viaggi, scrivo soprattutto di whisky sulla rivista Cask&Still o sul blog maltingpotblog.com. Laureata in Mediazione Linguistica e Culturale a Milano e Giornalismo Multimediale a Glasgow, con un salto in Russia e in Francia in mezzo, amo visitare nuovi luoghi ed assorbire nuove lingue e culture (e le loro tradizioni gastronomiche).

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