“Due estranei”, il corto fra pregiudizio e tolleranza che si è meritato l’Oscar

Una mattina come tante a New York City. Un ragazzo di colore, tipica espressione giovanile accompagnata da felpa colorata e scarpe da tennis con lettore mp3 costantemente connesso, saluta la fidanzata occasionale dopo una notte

Una mattina come tante a New York City. Un ragazzo di colore, tipica espressione giovanile accompagnata da felpa colorata e scarpe da tennis con lettore mp3 costantemente connesso, saluta la fidanzata occasionale dopo una notte d’amore, per rientrare a casa a dare da mangiare al suo cane, quando viene fermato da un agente per un controllo.

Che cosa ci sarà di strano in tutto questo, ci domandiamo noi? Verissimo, ma il bello (o l’agghiacciante) nel cortometraggio “Due estranei” (regia di Travon Free, Martin Desmond Roe, 2020, Netflix) deve ancora arrivare. Perché Carter, il protagonista, interpretato da Joey Badass, rapper e attore statunitense, scopre di essere prigioniero di un cosiddetto “loop”.

Cosa succede quando si è obbligati a rivivere sempre e comunque, nonostante i tentativi di cambiare il corso degli eventi, la stessa situazione. La scena si ripete allo stesso modo e guarda caso l’artefice del blocco è sempre lo stesso poliziotto bianco dal grilletto facile e l’espressione di chi tiene non solo famiglia, ma prima di tutto fede nel paese e nella repressione di ciò che è estraneo.

I trenta minuti del cortometraggio ruotano attorno a questa continua azione interrotta, che acquista un significato nemmeno troppo simbolico, se il richiamo è palese alla recente uccisione di George Floyd e di tutta una casistica di vite interrotte, per la mano troppo pesante di chi ha abusato di una divisa.

Una produzione che ha il coraggio di partire da un chiaro riferimento al “Black Lives Matter” per rimettere in discussione una tesi in appena mezz’ora su un eterno dilemma fra pregiudizio e tolleranza, che fino adesso sono rimasti intrappolati nella catena di violenza che non si è mai interrotta, rappresentata nel film da una scena di arresto e omicidio che si ripete.

Un modo sintetico, simbolico e di rara eleganza per un cortometraggio girato con i giusti tempi dell’action e dialoghi che riescono anche a sfiorare la poesia nella parte finale. Un premio Oscar 2021 assolutamente meritato, per non dimenticare troppe storie di vita interrotte, i cui nomi restano da ripetere in eterno nella memoria. Come in un loop…

Laureatosi nel 2001 al Dams è attualmente impegnato nel settore commerciale e logistico Italia / Estero. Teamplayer e rivendicatore della libertà di espressione fra Politica, Musica e Spettacolo. Sogna una nuova Nouvelle Vague da ricreare a Milano ascoltando una vecchia canzone anni '80 e un goal del... Milan! Citazione preferita: "Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla mia morte" (F. Truffaut).

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