Economia circolare: è il momento di raccogliere la sfida

Negli ultimi mesi si è sentito parlare sempre più frequente- mente di Economia circolare da parte di istituzioni accade- miche, fondazioni, movimenti e giornali. Il 2 luglio anche la Commissione Europea si è mossa in

Negli ultimi mesi si è sentito parlare sempre più frequente- mente di Economia circolare da parte di istituzioni accade- miche, fondazioni, movimenti e giornali. Il 2 luglio anche la Commissione Europea si è mossa in questa direzione, adottando alcune proposte per promuovere il riciclaggio dei prodotti negli Stati membri e dar vita a un’economia più “tondeggiante” nel nostro continente. Ma di cosa si tratta? Quali sono le differenze con l’economia lineare? Secondo la Ellen MacArthur Foundation, un’associazione britannica che si occupa di sostenere questo tipo di attività «È un’economia pensata per potersi rigenerare da sola». Si tratta perciò di abbandonare il modello estrazione- produzione-consumo-smaltimento, tipico del nostro tradizionale modo di trattamento dei rifiuti, per sostituirlo con il riutilizzo, la riparazione e il riciclaggio dei materiali, che diventano così nuove risorse per altri consumatori. Secondo il Commissario europeo per l’Ambiente, Janez Potocnik, non è possibile utilizzare nel XXI secolo lo stesso sistema ereditato dalla Rivoluzione industriale e aggiunge che «Se vogliamo essere competitivi dobbiamo trarre il massimo dalle nostre risorse, reimmettendole nel ciclo produttivo invece di collocarle in discarica come rifiuti. Il passaggio a un’economia circolare, oltre ad essere possibile, è redditizio». Infatti questo pacchetto di provvedimenti permetterà di sbloccare gli investimenti creando 180mila nuovi posti di lavoro e di attrarre finanziamenti. Le proposte, che dovranno essere vagliate dal Consiglio prima e dal Parlamento Europeo dopo, riguardano: il riciclaggio del 70 per cento dei rifiuti urbani e dell’80 per cento dei rifiuti di imballaggio (vetro, carta, plastica ecc.) entro il 2030 e, a partire dal 2025, anche del divieto di collocare in discarica i rifiuti riciclabili e biodegradabili. Bisogna, inoltre, sottolineare quanto detto da Giorgio Busnelli, partner di McKinsey ed esperto di sostenibilità che osserva che «La novità è che anche i consumatori, a cominciare da quelli dei paesi emergenti, domandano un nuovo approccio all’economia e alla produzione. Per loro, il servizio può essere più interessante del semplice possesso di un prodotto». Si tende quindi a creare una forma di economia più collaborativa che dà maggiore importanza alla funzione del bene. Per esempio, se una lavatrice viene progettata per 10mila cicli e non per 2 mila, più di un consumatore può utilizzarla attraverso una serie di meccanismi economici di affitto, riutilizzo o rivendita diretta. L’economia circolare considera, dunque, necessario progettare prodotti che durino a lungo e possano essere utilizzati da più persone o le loro componenti vengano recuperate come nel caso dei telefoni cellulari. Infine, però, affinché essa diventi un metodo realizzabile, è necessario che sia conveniente tanto per l’azienda che riduce i costi di produzione quanto per il consumatore che acquisisce un vantaggio competitivo; portando, inoltre, un guadagno anche all’economia e all’ambiente. Ma quando tutto questa comincerà a essere un processo di routine è difficile a dirsi. Ecco perché secondo il rapporto commissionato dalla MacArthur Foundation «potrebbe venire dalla richiesta del pubblico, da un’applicazione rivoluzionaria o da una silenziosa rivoluzione industriale… Tuttavia ci aspettiamo che la svolta verso l’economia circolare venga impressa da pionieri industriali, consumatori ben informati e istituzioni pubbliche che sanno guardare lontano». Il tema dell’economia circolare ha un’attrattiva che viene ben colta in un’epoca come questa, nella quale l’ambiente e la salvaguardia del medesimo, ricoprono una posizione cruciale nei messaggi della politica occidentale. Come tanti altri “messaggi” però, se non proiettato in un piano d’azione concreto, rischia di diventare una delle tante sterili voci dell’ennesimo programma politico. In un mondo spesso così poco coerente come quello in cui viviamo, un’idea simile potrebbe rappresentare una svolta per un sistema economico che comin- cia a mostrarsi fragile. La rimessa in circolo dei materiali, per dar loro nuova forma, pare un’affascinante prospettiva, che potrebbe “purificare” gli interessi che stanno dietro una semplice bottiglia di plastica. La domanda è, i “masters” sono pronti ad accettare la sfida, e concretizzarla globalmente? Per saperne di più: www.economia-circolare.it/; www.ellenmacarthurfoundation.org/circular-economy/circular-economy

Susanna Causarano e Oreste Sorace

Elisa Paci, 24 anni, laureata in Comunicazione e Società (Scienze Politiche), blogger e fotografa, ha uno spirito internazionalista, che la porta a viaggare a Milano e nel mondo, in aiuto di chi non ce la fa, siano persone, interi popoli o piccole redazioni digitali. Per lei il reaggae è il massimo.

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