«Entro l’estate i vigili di quartiere controllerano le aree critiche della città»

Incontriamo nel suo ufficio di largo Beccaria, nella sede centrale dei “ghisa”, l’assessora Carmela Rozza, ex sindacalista prima di Cgil e poi del Sunia, consigliera comunale con Pisapia e per metà mandato assessore ai Lavori

carmela rozzaIncontriamo nel suo ufficio di largo Beccaria, nella sede centrale dei “ghisa”, l’assessora Carmela Rozza, ex sindacalista prima di Cgil e poi del Sunia, consigliera comunale con Pisapia e per metà mandato assessore ai Lavori pubblici. Fama di dura e stakanovista, da circa 10 mesi alle prese con la delega alla Sicurezza, affidatale dal sindaco Sala. Probabilmente l’incarico assessorile più scomodo di Palazzo Marino, che anche recentemente l’ha portata a scontrarsi con il suo partito.

I dati della questura ci dicono che la criminalità a Milano è in calo, ma i cittadini non sembrano accorgersene, come se lo spiega?
«Glielo spiego citando Trilussa: la statistica è sempre la media del pollo e chi è colpito da una rapina non si accontenta dei dati delle statistiche ma chiede più sicurezza. E ha ragione».

Milano dunque è o non è una città sicura?
«È una città mediamente sicura. Esistono però aree critiche su cui bisogna lavorare, perché “alzano la media”. Poi c’è un problema di informazione: anche quando le forze dell’ordine intervengono immediatamente lanciano un allarme sicurezza indiscriminato. I criminali purtroppo esistono e non possiamo eliminarli fisicamente, possiamo però contrastarli e limitarne l’impatto sulla città».

E come?
«Premesso che non sono il ministro degli Interni, che le forze dell’ordine fanno riferimento al prefetto e al questore, e che la sicurezza è una questione sociale che non attiene esclusivamente all’ordine pubblico, il mio obiettivo sin dal mio insediamento è stato riorganizzare il corpo della Polizia locale, per aumentarne l’efficacia. Attualmente la Polizia locale ha 3.026 agenti, di cui circa 60 sono stati recentemente assunti. Purtroppo l’età media è di 47-50 anni, per fortuna però sono stati sbloccati i vincoli di spesa e ora siamo in pieno turn over, quindi possibilità di assunzione dopo pensionamenti. In tema sicurezza l’idea è ripensare completamente i vigili di quartiere e aumentare il controllo del territorio e la sicurezza sulle strade, in particolare per pedoni e ciclisti».

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Iniziamo con i vigili di quartiere: se ne parla da anni ma di fatto non hanno mai funzionato.
«L’idea è concentrarne la presenza sulle aree critiche della città, decise assieme ai Municipi, con mansioni esclusivamente di controllo. Ne stiamo discutendo con i sindacati, l’obiettivo è avere squadre di vigili di quartiere operativi entro giugno. Sul Municipio 2 abbiamo già iniziato a testare il servizio e il 2017 servirà per vederne il funzionamento. La novità della formula è che gli agenti non avranno indicazioni stringenti, ma dovranno controllare alcune aree e ogni tre mesi riportare le loro osservazioni al comando».

Quanti saranno?
«Circa 300 agenti che, in gruppi di 4, controlleranno aree precise, dalla mattina fino alle 19,30. Accanto alle pattuglie, quando necessario, ci saranno degli stagisti provenienti dalla Bicocca, Bocconi e Cattolica, ragazzi italiani con genitori stranieri, che aiuteranno a comprendere e dialogare con le comunità straniere. Sempre per l’estate contiamo di concludere la riorganizzazione della dislocazione delle sedi, in modo da chiudere gli uffici periferici inutili e consentire ai vigili di stare sul territorio. Allo stesso tempo procedono sia l’istallazione delle telecamere che il piano illuminazione, anche queste realizzate seguendo le indicazioni prioritarie di municipi, comitati di quartiere, forze dell’ordine e commercianti».

Controllo del territorio: in zona sud la situazione parchi agricoli è complicata, ci sono insediamenti abusivi di rom, come li fermiamo? A Chiaravalle come a Porto di Mare si sentono accerchiati…
«È una domanda che ha bisogno di molte risposte. Partiamo dal Parchetto della droga di Rogoredo, che è un caso emblematico. La strada è quella che abbiamo intrapreso, insieme con le forze dell’ordine. Continuare con gli sgomberi e riprogettare quel luogo, e su questo ci sta lavorando l’assessore Maran: solo se mettiamo il parco nelle condizioni di essere frequentato dai cittadini e controllato con facilità dalle forze dell’ordine vinceremo la battaglia contro lo spaccio, che in quei luoghi c’è da più di 20 anni».

Scarichi abusivi, altra piaga…
«In merito agli sversamenti e agli scarichi abusivi nelle aree agricole, con Amsa stiamo lavorando a una procedura che ci consenta di intervenire a pulire velocemente e in modo efficace. D’altro canto ci piacerebbe anche prenderle queste persone. Per questo stiamo pensando a telecamere mobili per monitorare il territorio e intervenire. Poi faremo dei nuovi arruolamenti di Gev (vedi box in questa pagina. NdR.). Infine il Municipio 5 diverrà un’area di test di una nuova strategia per lavorare con Amsa e con le Gev, per un controllo superiore del territorio e poi da estendere eventualmente a tutta la città».

Sgombero di abusivi, come vi muovete?
«Le pattuglie della Polizia locale compiono una media di 100 km al giorno, per monitorare il territorio della città, quando trovano dei camper in zone vietate intervengono, soli o con la pubblica sicurezza, per farli andar via. Spesso poi li si ritrova qualche chilometro più in là e allora si ricomincia. Se invece la Polizia locale trova insediamenti abusivi, vengono sgomberati, coordinandosi con i servizi sociali del Comune, perché se non c’è questa garanzia non procediamo, per evitare la polverizzazione dei campi».

È per questo che non intervenite al campo rom di via Chiesa Rossa? Nel 2015 l’allora assessore alla Sicurezza Granelli aveva detto che sarebbe stata avviata la procedura di smantellamento: a che punto siamo?
«A me non risulta che ci sia alcun iter amministrativo in corso per lo smantellamento del campo di via Chiesa Rossa».

Ma in quel campo, è assodato, risiedono molte persone che delinquono.
«Lo sappiamo, ma non è smantellando il campo che la questione della criminalità si risolve. Piuttosto sono le forze dell’ordine e la magistratura che devono ristabilire la legalità in quel luogo, noi siamo disponibili a fare la nostra parte come Comune. Però mi chiedo come sia possibile che riusciamo a smantellare reti criminali enormi e internazionali e non ce la facciamo con un campo nomadi. L’ho chiesto al Tavolo della sicurezza con le forze dell’ordine, ma ancora non ho avuto una risposta soddisfacente».

C’è anche il problema della Casa dell’Accoglienza di via Saponaro, dove le persone che non trovano alloggio dopo aver usufruito della mensa si accampano nel quartiere: come possiamo intervenire?
«La questione della Casa dell’Accoglienza e delle persone che rimangono sul territorio è simile a quella di corso Indipendenza e di altri luoghi. Lo sforzo che stiamo facendo con l’assessore Majorino è di trovare nuove soluzioni e strutture per accogliere i senza tetto, mettendo in atto contestualmente uno screening degli ospiti, per aiutare chi ha perso casa e lavoro e si trova in stato di difficoltà a reinserirsi, per chi ha problemi di alcolismo a superarli e poi per dare un minimo di assistenza a chi ha scelto liberamente di vivere per strada. Ci tengo però a dire che Milano, per quanto si faccia, avrà sempre dei senza fissa dimora, perché siamo una grande città accogliente e in pieno sviluppo, viviamo anche la situazione di essere meta di “turismo” dei senza fissa dimora, che vengono qui da altre città, dall’hinterland, addirittura da altri Paesi, perché c’è ricchezza e solidarietà ed è più facile vivere».

Dei cittadini di Gratosoglio sono venuti da lei per denunciare un aumento dei furti in zona. Qui c’è una raccolta di firme in corso.
«I furti in casa, come quelli che ci hanno segnalato al Gratosoglio, è un tema di cui voglio parlare con il nuovo questore, perché ho la sensazione di un andamento altalenante: dopo periodi di picchi scendono significativamente. Dobbiamo scoprire da cosa sono determinati questi picchi. Talvolta sembra di essere di fronte a una sorta di turismo delinquenziale, ma per il momento sono supposizioni che stiamo verificando: non posso dire di più».

E poi c’è la questione della movida sui Navigli: l’impressione è che non si riesca a far rispettare le regole ai negozi e a contrastare lo spaccio…
«Intanto una precisazione: per gli esercizi commerciali non esiste più un orario di chiusura. Per la vendita dell’alcol il limite per i negozi è la mezzanotte, per i locali è le tre del mattino. In merito all’occupazione del suolo pubblico, l’Annonaria fa controlli a campione e chi non è in regola viene sanzionato. Il problema vero sono i venditori abusivi di alcol. Quando ci sono gli eventi facciamo controlli preventivi, per impedire la somministrazione abusiva. Durante le serate normali controlliamo costantemente e per questo la loro presenza è diminuita. E poi c’è l’attività ordinaria di controllo dei venditori abusivi ma non solo. Alle Colonne di San Lorenzo, per esempio, siamo presenti anche con 5 pattuglie, più o meno altrettante in Darsena. E poi c’è il problema più grave dello spaccio. Oltre a fare segnalazioni alle forze dell’ordine, come Polizia locale interveniamo tutte le volte che possiamo. In via Gola, in via Pichi, alle Colonne, al Parco Sempione, e potrei continuare ancora molto, siamo intervenuti con attività antidroga. Ma il grosso del lavoro lo devono fare le forze dell’ordine. Per loro spesso il piccolo spacciatore non è interessante, perché cercano i pezzi grossi. Lo capiamo, ma la città ha altre esigenze, anche in questo caso il tema sarà affrontato al Tavolo dell’ordine e la sicurezza pubblica, per avere risposte che soddisfino soprattutto le esigenze dei cittadini».

Locali pericolosi da chiudere: come fare perché non riaprano più?
«Noi dobbiamo applicare le leggi. Nel testo unico dei pubblici esercizi c’è una norma, che i commercianti tra l’altro ritengono esagerata, che prevede che gli esercenti siano responsabili dell’utenza che frequenta il proprio locale. Quindi se è frequentato da pregiudicati o spacciatori, un locale può essere chiuso per 15 giorni. Superati i quali riapre. Dopo la terza volta, l’assessorato al Commercio può revocare la licenza e la chiusura deve essere eseguita dal questore».

Perché non viene fatta?
«Lo facciamo, anche se spesso scatta l’inghippo burocratico. Alla terza chiusura cambia la ragione sociale del locale e quindi si ricomincia da capo. Ci sono dei locali a Milano che l’hanno fatto spesso, purtroppo».

Questione sale slot, come mai il Comune non riesce a far rispettare le regole? Questi locali non potrebbero sorgere vicino a scuole, oratori, chiese e invece…
«Le regole comunali ci sono, ma quando la licenza è ministeriale, cioè è rilasciata da Roma, il nostro regolamento non vale niente. Possiamo solo intervenire se la sala gioco è frequentata da delinquenti e pregiudicati, chiedendone la chiusura per 15 giorni come già detto. O se ci sono adempimenti o prescrizioni amministrative o tecniche non rispetatte. Di più non possiamo fare».

Sicurezza stradale: ci sono giunte segnalazioni di attraversamenti pedonali vicino alle scuole di via Boifava e Balilla, non presidiati. E poi c’è il problema dell’alta velocità degli autoveicoli e del pericolo per i ciclisti…
«Stiamo facendo uno screening di tutti gli attraversamenti pericolosi della città in prossimità delle scuole ed entro l’inizio del prossimo anno scolastico metteremo i vigili, non quelli di quartiere però, che si occuperanno d’altro. Dove invece gli attraversamenti sono meno pericolosi, metteremo i nonni vigili, che sono spesso vigili o carabinieri in pensione. Per questo stiamo per fare un nuovo bando per i nonni, per coprire tutta la città. Per la sicurezza stradale stiamo per mettere nuove telecamere autovelox per indurre gli automobilisti a ridurre la velocità dei mezzi: una strategia che ha consentito di far scendere significativamente il numero degli incidenti e che tutale anche i ciclisti. Le pattuglie poi girano a sanzionare chi sbaglia. Ma insieme alle piste ciclabili, a Milano in costante aumento, dovrebbe crescere anche l’educazione civica di chi va in auto. E qua il mio assessorato più che sanzionare non può fare».

Nell’autunno scorso ha incontrato i nove Municipi e i cittadini. Aveva detto che si sarebbe rifatta viva dopo tre mesi, quando la rivedremo?
«Una volta chiuso l’accordo con i sindacati della Polizia locale e completata la riorganizzazione del corpo, organizzeremo nuovi incontri nei municipi. Se non ci saranno intoppi, conto di fissare i primi appuntamenti per l’estate».

Municipio 5 e 6
Le aree che saranno sottoposte a controllo dei vigili di quartiere

Le aree proposte dai Municipi 5 e 6 all’assessora Rozza per l’avvio del servizio dei vigili di quartiere, che in pattuglie di quattro agenti per turno, in servizio dalla mattina fino alle 19,30, controlleranno il territorio sono, per quanto riguarda il Municipio 5: il quartiere Stadera, Gratosoglio e l’area Ortles – Marco D’Agrate. Proposti anche l’installazione di 22 nuove telecamere e il posizionamento di 16 nuovi sistemi di illuminazioni pubblica.
Il Municipio 6 ha invece segnalato come aree da sottoporre a maggior controllo da parte dei vigili, le zone di Gola Navigli, Giambellino Tirana e Barona. La richiesta di istallazione di telecamenre e nuovi sistemi di illuminazione riguarda invece, rispettivamente, 22 e 17 strade.

Stefano Ferri
(Maggio 2017)

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, blogger appassionata di cinema e teatro, talentuosa grafica e webmaster, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide, forte della sua estrazione umanista veste con grazia e competenza le testate digitali e su carta di Milanosud.

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