Fecondazione eterologa: diventare genitori facendo ricorso a un donatore esterno

Con l’ultima pronuncia delle Corte Costituzionale passa il diritto di autodeterminazione della coppia sterile o infertile di scegliere se diventare genitori facendo ricorso a un donatore esterno. Di  ronte a questa sentenza, il governo aveva

Schermata 10-2456936 alle 18.11.47Con l’ultima pronuncia delle Corte Costituzionale passa il diritto di autodeterminazione della coppia sterile o infertile di scegliere se diventare genitori facendo ricorso a un donatore esterno. Di  ronte a questa sentenza, il governo aveva deciso di rinviare alla conferenza delle Regioni la stesura di linee guida per l’applicazione della fecondazione eterologa. Il 4 settembre, i governatori delle Regioni hanno approvato all’unanimità le linee guida sulla fecondazione eterologa, dimostrando coraggio e lungimiranza. Purtroppo, di fronte a una scelta che pone tutte le Regioni unite nel garantire uniformità di prestazioni e sicurezza sul territorio nazionale, la re- gione Lombardia, unica in Italia, ha deciso di prendere un’altra strada, non condividendo quell’accordo nazionale. Questo il “percorso” dell’eterologa fino a oggi ma, per poter essere chiari in materia, occorre anzitutto fare una premessa. Quando parliamo di Legge 40 del 2004 ci riferiamo a norme sulla  procreazione medicalmente assistita” in cui si stabilisce che, per “favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana, è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge…”.
Cosa è cambiato negli ultimi mesi? Con la pronuncia numero 162/2014 la Corte costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità del divieto assoluto previsto dalla legge 40/2004 (art. 4 comma 3) di procreazione medicalmente assistita (Pma) di tipo eterologo, ovvero la tecnica di fecondazione assistita in cui il seme maschile o l’ovulo femminile non appartengono a uno dei genitori, ma a un donatore esterno alla coppia (altrimenti si parla di fecondazione omologa).

Questa decisione ristabilisce prima di tutto un principio, che è quello di considerare, di fronte al tema della fecondazione eterologa, un livello minimo di tutela legislativa a ognuno. Cade cioè lo stampo ideologico che affidava alla legge 40 un solo principio, quello della tutela dell’embrione, a scapito del diritto della libertà di autodeterminazione della coppia sterile o infertile di scegliere se diventare genitori; una libertà che la Corte ha ritenuto ricevere copertura costituzionale assimilando l’eterologa in tutto e per tutto alla fecondazione omologa. Purtroppo di fronte a una scelta che, come abbiamo visto, pone tutte le Regioni d’accordo nel garantire uniformità di prestazioni e sicurezza sul territorio nazionale, la regione Lombardia ha invece deciso di non condividere l’intesa nazionale che prevede un ticket di circa 500 euro e di far pagare per intero la prestazione, bocciando anche la richiesta della coalizione di centro-sinistra di introdurre una  compartecipazione alla spesa per la prestazione. Una scelta iniqua, ingiusta, che consentirà solo a chi potrà permetterselo di rivolgersi a centri privati o altrove e di pa- gare per avere un figlio con questa tecnica. E nemmeno la Regione può appellarsi a questioni etiche in quanto la legge è molto precisa nel fissare i confini entro cui muoversi: ovvero coppie eterosessuali, in età fertile, conviventi o sposate, come da articolo 31 della Costituzione.
Il punto vero sono le modalità di applicazione di quanto stabilito dalla Corte costituzionale. E così Regione Lombardia, nonostante una sentenza e l’accordo tra le Regioni, opera la scelta più oscurantista possibile: ostacolando l’eterologa compie una discriminazione inaccettabile tra coppie benestanti e coppie che non potranno permettersi i costi della terapia. La negazione di un diritto. E la cosa paradossale è che ne fa le spese la famiglia (oggi sono 6mila le coppie lombarde in attesa). Intanto il Comune di Milano ha messo a disposizione, presso la Casa dei Diritti, uno sportello dedicato per fornire supporto alle cop- pie spaesate, ancora una volta vittime di scelte discriminatorie, giocate sulla loro pelle.

L’accesso allo sportello è su appuntamento il Martedì (ore 17 – 18,30) con prenotazione telefonica, tel. 02/884 41641 o scrivendo alla casella di posta elettronica di Casa Diritti (via De Amicis 10). 

E-mail: pss.casadeidiritti@comune.milano.it 

Natascia Tosoni
Presidente commissione Pari Opportunità e Politiche femminili zona 5 

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Sportello “Aiuto donna” in Zona 5

Aperto dal 2013 con il patrocinio del Consiglio di Zona 5, lo spazio di ascolto, sostegno e accompagnamento è rivolto a donne adulte che subiscono maltrattamenti o abusi fisici e psicologici.
Lo sportello è attivo a cadenza settimanale, tutti i giovedì mattina dalle 9.30 alle 12.30 ed è tenuto da psicologhe esperte (Associazione Eupsichia). L’accesso è libero, il servizio gratuito ed è garantita la massima riservatezza. La sede dello sportello è in Via Tibaldi 41 (al primo piano del centro civico).
Contatti: cell. +39 3665273726; 0288458541; mail: sportelloaiutodonnazona5@gmail.it

Elisa Paci, 24 anni, laureata in Comunicazione e Società (Scienze Politiche), blogger e fotografa, ha uno spirito internazionalista, che la porta a viaggare a Milano e nel mondo, in aiuto di chi non ce la fa, siano persone, interi popoli o piccole redazioni digitali. Per lei il reaggae è il massimo.

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