Festival del Cinema di Venezia: due Coppe Volpi per Hungry Hearts

Alla 71a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, tre sono stati i film italiani presentati, per concorrere al Leone d’oro. Dopo l’applauditissimo “Anime nere” del regista Munzi, precedendo “Il giovane favoloso” di Martone, con l’eccellente

, Festival del Cinema di Venezia: due Coppe Volpi per Hungry Hearts

HungryHeartsAlla 71a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, tre sono stati i film italiani presentati, per concorrere al Leone d’oro. Dopo l’applauditissimo “Anime nere” del regista Munzi, precedendo “Il giovane favoloso” di Martone, con l’eccellente Elio Germano nei panni di un Leopardi new age, il secondo film a scendere in gara è stato il quarto lungometraggio dell’autore romano Saverio Costanzo: “Hungry Hearts” (“Cuori affamati”), che alla premiazione del 6 settembre (Leone d’oro allo svedese Roy Andersson, per “Un piccione seduto sul ramo”) si è aggiudicato ben due Coppe Volpi, grazie all’interpretazione dei due attori protagonisti.

Come il titolo, anche i dialoghi originali del film di Costanzo sono in lingua inglese. La storia è ambientata a New York, città amata vissuta dal regista. Una location scelta per la sua grandezza e dispersione, particolarmente funzionale e adatta a descrivere l’isolamento di chi la vive. Internazionale è anche il cast, che vede vestire i panni dei due personaggi principali, l’attrice Italo-Tedesca Alba Rorwacher, musa dell’autore (si veda ne La solitudine dei numeri primi), e l’americano Adam Driver (serie tv – Girls).

“Cuori affamati” è una love story che narra di due ragazzi, Mina e Jude, italiana lei e americano lui, che s’incontrano in modo comico-bizzarro, presto s’innamorano e dopo il matrimonio decidono di “saziare” questo loro amore con la nascita di un figlio.

È con la gravidanza e poi con il parto che Saverio ci fa passare dalle calde note di Domenico Modugno (Adam Driver ci offre un’ottima interpretazione del brano Tu si’ na cosa grande) a tonalità via via sempre più cupe e tragiche fino ad un epilogo da colpo di scena.

Se inizialmente veniamo soggiogati da questo amore irrefrenabile, ben presto la storia viene trasmutata su un piano drammatico, parossistico, dalle venature quasi Polanskiane (evidenti alcuni echi da Rosmary’s baby) e toni duri.

Mina si convince che suo figlio è speciale, un bambino indaco (Il bambino indaco è infatti il titolo del libro di Marco Franzoso, da cui è tratto il film) e a questa convinzione vi aggiunge il suo radicalismo alimentare, che reputa giusto imporre anche al figlio, il quale non dovrà assolutamente essere contaminato dalla tossicità del mondo che li circonda.

Qui il regista, probabilmente, azzarda, rischiando di inimicarsi una buona fetta di pubblico vegetariano-vegano, ma questo “diktat” materno, molto attuale, si dimostra un ottimo escamotage narrativo per descrivere (e non per giudicare) fino a che punto possa arrivare l’esasperato senso di protezione di una madre. Mina però si spinge oltre, arriva ad interrompere la crescita del bambino per malnutrizione.

Ecco che, a sostenere Jude e a condividere la sua preoccupazione, s’inserisce un terzo personaggio, la madre di lui.

Costanzo utilizza una descrizione ben accurata dei due personaggi per fargli interpretare al meglio un preciso momento di mutazione. Per usare le sue stesse parole, l’autore voleva: «raccontare cosa diventano questi due genitori durante e dopo la nascita del figlio – e continua – è un film catartico, che mi ha aiutato a guardare con altri occhi, con più dolcezza e meno severità al mio ruolo di padre».

Lei, una donna estremamente isolata e vulnerabile, che nel suo radicalismo, forse ossessivo, arriva a fare le scelte sbagliate, spinta da un amore assoluto verso suo figlio; lui, combattuto tra l’amore che prova per questa donna – inizialmente l’asseconda – e la voglia di lottare per la sopravvivenza del loro bambino. Un cast ristretto come il budget e la fedeltà alla pellicola, il film è girato in 16mm, offrono al pubblico una storia che può affascinare e al contempo scuotere, che di sicuro lascia riflettere.

Prodotto da Wildeside e RaiCinema, Hungry Hearts verrà distribuito da 01 Distribution e sarà disponibile da gennaio 2015.

Anita Rubagotti

Laureata in Comunicazione politica e sociale, blogger e fotografa d’assalto, aggredisce la cronaca spregiudicatamente e l’html senza alcuna reverenza (e il sito talvolta ne risente), ma con la redazione è uno zuccherino. La sua passione è il popolo.

Recensioni
NESSUN COMMENTO

SCRIVI UN COMMENTO