Fiaccolata contro il ridimensionamento dell’ospedale San Paolo: folta partecipazione di cittadini e istituzioni

Ieri sera dalle 17.30 alle 19.00, tanti cittadini dei Municipi  6 e 5 e diverse personalità delle istituzioni, tra cui i presidenti dei due municipi direttamente   interessati, il 6 e il 5 , Santo

Ieri sera dalle 17.30 alle 19.00, tanti cittadini dei Municipi  6 e 5 e diverse personalità delle istituzioni, tra cui i presidenti dei due municipi direttamente   interessati, il 6 e il 5 , Santo Minniti e Natale Carapellese, hanno partecipato alla fiaccolata in difesa dell’ospedale San Paolo organizzata dal Comitato Sud Ovest Milano – Cittadini a sostegno della Sanità Pubblica.

Come avevamo scritto l’altro ieri sulla pseudo-riforma firmata Moratti il 30 novembre scorso e sull’incerto futuro dell’Ospedale San Paolo,  la decisione della Giunta Regionale di “concentrare le alte specialità all’Ospedale San Carlo e di convertire il San Paolo in un polo di degenza a bassa intensità e cure intermedie” significa ridurre drasticamente le attività specialistiche di un  ospedale che è di riferimento per oltre 500mila abitanti, non solo delle zone 5 e 6 ma anche di molti comuni dell’hinterland Sud-Ovest di Milano.

Difatti alla fiaccolata  in difesa del San Paolo sono intervenuti anche l’assessore alla Sanità del Municipio 7 e i sindaci di Cesano Boscone, Simone Negri, e di Pieve Emanuele, Paolo Festa.  Hanno presenziato alla manifestazione i consiglieri regionali di opposizione, reduci da 16 sedute e tre settimane  di interventi contro la pseudo-riforma della Sanità passata al Consiglio Regionale  col solo voto della maggioranza, Carmela Rozza e Pietro Bussolati del PD, Elisabetta Strada dei Lombardi Civici Europeisti e da remoto Michele Usuelli di +Europa Radicali. Sostegno è arrivato anche dal Comitato Sanità Pubblica di Milano Metropolitana Sud-Ovest. Non sono mancate infine nuove testimonianze di cittadini che hanno vissuto esperienze di malasanità soprattutto  a livello territoriale.
Decine di adesioni erano arrivate dai consiglieri e dall’assessore al Welfare del Comune di Milano, dal Partito Democratico milanese, dai Coordinamenti di zona, da diversi Comitati di quartiere e associazioni di zona.L’assessore Moratti non può continuare a non ascoltare la voce dei territori e delle istituzioni locali, così come ha fatto durante la sedute al Consiglio regionale  per la riforma della legge sanitaria lombarda. È necessario che faccia chiarezza e ritiri la delibera del 6 settembre scorso riguardo l’ASST Santi Paolo e Carlo procedendo invece velocemente alla messa in sicurezza, al potenziamento e al miglioramento dell’efficacia clinica dell’Ospedale San Paolo che, grazie all’impegno del personale sanitario, ha resistito alla pandemia e continua a essere un presidio sanitario di eccellenza. Il rischio concreto è che l’ospedale San Paolo si riduca  a Casa diComunità e Ospedale di Comunità con soli 30/40 posti letto, a gestione prevalentemente infermieristica.

  Delibera 5195 del 6/9/2021 della Regione Lombardia

La delibera regionale del 6 settembre scorso sull’Approvazione delle linee di progetto per l’attuazione di Case e Ospedali di comunità nella città di Milano prevede l’attivazione di un ospedale di Comunità presso l’attuale polo San Paolo. Nello specifico il testo afferma che:
“Anche questo Municipio, come nel caso del Municipio 3, è interessato da futuri progetti di revisione dell’offerta Ospedaliera: in particolare è emersa la volontà di avviare un progetto di sviluppo che prevede la concentrazione dell’alta specialità nel polo ospedaliero San Carlo e la conversione dell’Ospedale San Paolo in un polo di degenza a bassa intensità e cure intermedie. Questo progetto consentirebbe l’attivazione di un ODC presso l’attuale polo S. Paolo (CDC 12 “Barona”), intervento importante all’interno di un Municipio povero di offerta territoriale. Come nel caso del municipio 3, si tratta di un intervento che può essere fin d’ora programmato per un disegno omogeneo della rete di CDC, ma che non potrà essere realizzato e finanziato nell’ambito del PNRR e della prima fase di realizzazione del progetto e che pertanto, per il momento, non è ricompreso nel quadro economico finanziario”.

Pertanto la delibera mette in programma il progetto, allo stesso tempo ne rimanda il finanziamento in quanto non finanziabile dal PNRR. La vicepresidente Moratti, che a novembre ha  negato il contenuto della sua stessa delibera, dovrebbe spiegare il senso di quanto previsto nel documento o ritirarlo. Altre possibilità non ci sono.

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