Al Pac fino al 6 novembre, “Ri-Scatti Per me si va tra la perduta gente”, 800 fotografie “Dal di dentro” dei carceri milanesi, scattate da detenuti e agenti

Prendendo a prestito le parole di Nelson Mandela il vero valore di una nazione può essere giudicato solo dopo averne visto le carceri. Siete mai andati in un carcere per vedere come si vive al di

Prendendo a prestito le parole di Nelson Mandela il vero valore di una nazione può essere giudicato solo dopo averne visto le carceri. Siete mai andati in un carcere per vedere come si vive al di là delle sbarre? Torna al Pac (Padiglione di arte contemporanea) di via Palestro, per la sua ottava edizione, il progetto “Ri-Scatti Per me si va tra la perduta gente” – ideato dalla Onlus Ri-Scatti, l’associazione di volontariato che dal 2014 crea eventi e iniziative di riscatto sociale attraverso la fotografia, e promossa dal Comune di Milano. Fotografie scattate “dal di dentro” e materiali video inediti ed esclusivi raccontano, per la prima volta, la realtà di quattro istituti penitenziari milanesi: Casa di Reclusione di Opera, Casa di Reclusione di Bollate, Casa Circondariale F. Di Cataldo, IPM C. Beccaria.

Sono state selezionate oltre 800 foto, per mostrare, al mondo “fuori”, il punto di vista di chi vive in detenzione, un racconto intenso, veritiero, esplicito, dalle tinte forti, quasi duro. Per attivare nuovi sguardi sul mondo carcere, andando oltre le semplificazioni e le deformazioni che spesso affliggono le rappresentazioni mediatiche (e politiche) sull’universo carcerario italiano o altresì del tutto ignorato. «C’è la volontà di portare all’attenzione del grande pubblico temi sociali spesso “scomodi” in uno spazio espositivo di grande prestigio, che durante l’anno ospita artisti contemporanei di fama internazionale, generando anche un confronto costruttivo e una sinergia concreta tra l’amministrazione cittadina, quella penitenziaria e le istituzioni culturali», come ha dichiarato Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura. 

Uno scatto libero per raccontare e raccontarsi

Per 11 mesi 60 detenuti e 40 agenti dei quattro istituti di detenzione milanesi hanno seguito un corso che li ha portati a scattare, scattare, scattare (oltre 50mila gli scatti fotografici realizzati). Fotografando tutto: gli spazi comuni, il cortile interno, i camminamenti, le celle, i volti dei detenuti. La quotidianità in carcere, là dove pochi guardano e dove pochi osano entrare. Finestre su un mondo sconosciuto.

Là dove si consuma un tempo “deprivato di ogni misura e di ogni significato”, come ha sottolineato Amedeo Novelli, fotografo e giornalista anima di Ri-scatti insieme a Stefano Corso e Federica Balestrieri, ex giornalista del Tg1, fondatrice di Riscatti Onlus nel 2014. «Parliamo di carcere, è ovvio che dentro c’è chi ha fatto cose sbagliate e anche terribili. Ma abbiamo cercato di dire un’altra cosa: che quel portone blindato non divide l’umano dal non umano. Abbiamo voluto andare a vedere chi sono gli umani che vivono dentro: cosa pensano, sperano, temono, sognano, patiscono». Questo mondo così complesso ed isolato è parte della società. «Occorre fare in modo che chi guarda le immagini si faccia delle domande. Interessa a me, interessa a quel po’ di umanità che dovremmo conservare ancora dentro».

Detenuti e agenti. «Due mondi che troppo spesso sono stati rappresentati come contrapposti – ha sottolineato la ministra Marta Cartabia, ministro della Giustizia, giurista e già presidente della Corte Costituzionale, intervenuta all’inaugurazione. «Entrambi condividono la stessa quotidianità, che non va esasperata in una conflittualità che non fa bene a nessuno. Ciò che aiuta la vita della Polizia penitenziaria aiuta quella dei detenuti e viceversa, e noi dobbiamo andare in questa direzione».

La ministra Cartabia ha ricordato in particolare la visita che fece il 15 ottobre 2018, allora Giudice della Corte Costituzionale, quando aveva incontrato i detenuti e le detenute del carcere milanese di San Vittore, un momento particolarmente intenso, che segna un prima e un dopo. «Mi ha sempre colpito il fatto di questo istituto collocato nel centro di Milano. Per anni ho accompagnato i miei figli che andavano a scuola qui vicino, ogni giorno ci passavo davanti e pensavo a come si vivevano le persone che stanno lì dentro. La presenza di San Vittore nel cuore della città ha un alto valore simbolico perché ci ricorda che chi sta in carcere non deve essere considerato in esilio, fuori dalla società. È un monito per noi che siamo fuori». Ha poi ricordato che uno dei detenuti la portò a vedere la finestra in fondo al corridoio: «Mi ha detto che quello era l’unico punto di tutto il carcere di San Vittore in cui si può guardare all’esterno oltre le mura con i palazzi di fronte dai quali ogni tanto le persone salutano».

Io adesso alloggio in un piccolo appartamento dell’amministrazione penitenziaria che si affaccia direttamente sul cortile del carcere di Regina Coeli. Quando accendo la luce per entrare ci sono detenuti alla finestra che, per il semplice fatto di vedere una persona, anche se non credo che mi riconoscano, salutano. E io ricambio il saluto ed è un’esperienza fortissima». 

Una mostra fotografica che apre una finestra fra le sbarre e che con il progetto formativa diventa strumento di riscatto. Se il carcere ha un senso, è solo per il cammino che le persone possono fare al suo interno, affinché  non sia solo un ulteriore momento di esclusione ma luogo dove il cambiamento sia possibile. Per fare ciò non si può prescindere dall’apporto della società civile e dallo scambio con il mondo esterno.

Tutte le foto e il catalogo (pubblicato da Silvana Editoriale) sono in vendita: l’intero ricavato andrà a supportare e a finanziare interventi architettonici volti al miglioramento della qualità della vita nelle carceri, gestiti e coordinati dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, insieme al Dipartimento di Design.

Info

La mostra Ri-scatti, progetto ideato e organizzato dal PAC e da Ri-scatti Onlus, è promossa dal Comune di Milano con il sostegno di Tod’s, patrocinata dal Ministero della Giustizia e realizzata in collaborazione con il Politecnico di Milano e con il Provveditorato Regionale Lombardia del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Pac, Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, via Palestro14. Fino al 6 novembre. Ingresso gratuito.

Responsabile rubrica Psicologia su donneinsalute.it; da free lance ha collaborato con le maggiori riviste femminili (Anna, Donna Moderna, La Repubblica delle donne, Glamour, Club 3). È stata redattore del mensile Vitality di Psychologies magazine e Cosmopolitan, occupandosi di attualità, cultura, psicologia. Ha pubblicato le raccolte di poesie “Come un taglio nel paesaggio” (Genesi editore, 2014) “Sia pure il tempo di un istante” (Neos edizioni, 2010).

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